La mia cucina รจ meglio della tua

La difesa delle tradizioni alimentari nell’UE puรฒ scivolare in forme di “gastronazionalismo”, in cui vengono definiti confini e forme di marginalizzazione in base a rivendicazioni di superioritร  ed esclusivitร  di ricette e prodotti alimentari. Un “nazionalismo banale” largamente tollerato

08/01/2025, Francesca Barca

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Pasta alla carbonara - ยฉ  Alessio Orru/Shutterstock 

(Questo articolo รจ stato originariamente pubblicato da Voxeurop ย nell’ambito del progetto PULSE)

Nel marzo 2023, un articolo uscito sul Financial Times ha provocato diverse polemiche, sia sui media sia nelle discussioni a tavola. Nel pezzo, scritto da Marianna Giusti, lo storicoย Alberto Grandi (autore di Denominazione di origine inventata, Mondadori 2020) racconta come ha, per usare un’espressione moderna, fatto โ€œdebunkingโ€ della cucina italiana.

A Grandi รจ stato rimproverato di aver osato toccare, tra le altre cose, la storia della pizza e quella della carbonara โ€“ la prima sรฌ di origine partenopea, ma comparsa in Italia nella forma in cui la conosciamo โ€œimportataโ€ da italiani che erano migrati negli Stati Uniti; la seconda, invece, dovuta alle truppe anglo-americane che parteciparono alla liberazione dellโ€™Italia dal nazifascismo nel 1944-1945.

Il lavoro di Grandi, grazie allโ€™esposizione mediatica che ne รจ seguita, ha aperto una sorta di vaso di Pandora: ha toccato al cuore una forma di sciovinismo alimentare che permea la cultura e la politica italiane, piรน attaccate allโ€™idea che la cucina italiana sia “la migliore del mondoโ€ โ€“ idea portata avanti anche per ragioni di marketing โ€“ che all’ereditร , per esempio, del diritto romano o dellโ€™arte rinascimentale.

Quest’idea non รจ nรฉ neutra nรฉ innocua. รˆ un aspetto di quello che viene chiamato “banal nationalism“: “Il gastronazionalismo รจ una delle forme, molto insidiosa, di questo โ€˜nazionalismo banaleโ€™, perchรฉ incontra una certa indulgenza, scambiato per orgoglio patriottico. Ma non รจ difficile vedervi segni di deviazione nazionalistaโ€, spiega Michele Antonio Fino, che insegna Fondamenti del diritto europeo, Food law ed Ecologia giuridica allโ€™Universitร  di scienze gastronomiche di Pollenzo (fondata da Slow Food) e autore di Gastronazionalismo (People, 2021) insieme a Anna Claudia Cecconi.

Se sul gastronazionalismo come fenomeno ancora non esistono consistenti studi accademici, al contrario, gli studi sul cibo e sulla sua valenza culturale sono diversi. Per esempio,ย la sociologaย Mathilde Cohen ha lavorato sul rapporto tra โ€œbianchezzaโ€ e cibo francese. Nel 2010 Michaela Desoucey ha pubblicato sull’American Sociology Review uno studio, Gastronationalism, proprio per analizzare questo fenomeno in Europa.

รˆ apparso anche il termine โ€œgastronativismoโ€, coniato da Fabio Parasecoli, che insegna Food studies allโ€™Universitร  di New York: โ€œQuesto concetto puรฒ aiutare ad esprimere le tensioni intorno al cibo, come questo viene utilizzato ideologicamente in politica, anche allโ€™interno di uno stesso Paese per distinguere classi, religioni, etnieโ€ฆโ€, spiega Parasecoli.ย  Insomma, per definire โ€œchi appartiene a una comunitร  e chi noโ€.

 

Cibo e tradizione: a destra tutta?

Il passaggio dalla forchetta alla difesa dei valori tradizionali รจ breve: la โ€œdifesa dei nostri prodotti รจ una battaglia di civiltร : in politica su tutto si puรฒ mediare, ma qui il made in Italy o รจ o non รจโ€ ha dichiarato per esempio a un certo punto il leader della Lega Matteo Salvini.

โ€œChi ha a cuore le tradizioni alimentari e ne vuole conservare memoria e esercizio non รจ nazionalista. Lo diventa nel momento in cui associa a questa volontร  l’affermazione della superioritร  delle proprie tradizioni rispetto a quelle di altri popoli e paesiโ€, commenta Fino, che parla di un โ€œlinguaggio suprematista nel ciboโ€.

โ€œQual รจ il vero cibo italiano? La domanda importante politicamente qui รจ โ€˜chi รจ il vero italiano? Chi รจ il vero danese? Chi รจ il vero francese? Se mangi couscous sei un vero italiano? Se mangi tabbouleh sei un vero franceseโ€™?โ€, si chiede Fabio Parasecoli.

Possiamo citare sempre Salvini, che nel 2019 denunciava i tortellini senza carne di maiale come un atto di cancellazione della โ€œnostra storiaโ€.ย  Oppure la Festa del maiale, reintrodotta a Hayange nellโ€™est della Francia in chiave anti-musulmana da un sindaco del Rassemblement national (estrema destra): โ€œUna festa come questa fa la selezioneโ€, โ€œLโ€™occasione di passare una giornata con persone che la pensano come noiโ€, โ€œQui almeno non li vediamo, tutti quelli che escono dalla moschea in abiti tradizionali, burka, ecc.โ€, riferiva Le Monde, andato a intervistare i partecipanti alla festa.

Quello che mangiamo partecipa alla costruzione sociale e culturale di quello che siamo e, insieme ad altri elementi, alla costruzione identitaria nazionale; e lo Stato, spesso, ci mette lo zampino. Non a caso, la โ€œbibbiaโ€ della cucina italiana, Lโ€™arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi, fu riscoperta nel periodo risorgimentale.

โ€œSi parla di gastronomia spagnolaโ€, per esempio, โ€œperchรฉ lo Stato ha cercato di costruirlaโ€, spiega a El Confidencial Xavier Medina Luque, professore di Antropologia dell’alimentazione presso l’Universitat Oberta de Catalunya: โ€œSono stati selezionati diversi piatti rappresentativi di varie regioni, e a volte sono stati inventati. Per esempio, la paella creata dal Ministero del turismo di Franco negli anni Sessanta non corrisponde alla realtร ; si cercava un piatto ricco che unisse gli elementi che la Spagna voleva mostrare al mondo esternoโ€.

La cucina francese, invece, comincia a definirsi โ€œgastronomiaโ€œ (intesa come lโ€™arte della tavola) โ€œtra il XVIII e il XIX secolo, con figure come Jean Anthelme Brillat-Savarin, Alexandre Balthazar Laurent Grimod de La Reyniรจre, con la pubblicazioni di guide e almanacchiโ€, spiega la giornalista Nora Bouazzouni, che ha pubblicato tre libri su cibo e costruzioni culturali. Siamo nel periodo successivo alla Rivoluzione francese, quando la borghesia deve integrare i codici della nobiltร , in un processo di ristrutturazione nazionale.

In Francia, aggiunge Bouazzouni, โ€œil nazionalismo, e di pari il gastonazionalismo, vanno di pari passo con il virilismo: si esalta la carne per esaltare la Franciaโ€, e si parla di โ€œtradizione carnivora franceseโ€ secondo una concezione del consumo di carne che valorizza la costruzione culturale della mascolinitร . Questa tendenza fa parte di posizioni che vengono prese anche altrove da personaggi di estrema destra, spesso anche in opposizione alla lotta contro i cambiamenti climatici.

 

IGP, DOP. La tradizione diventa โ€œproprietร โ€

La relazione tra cibo e identitร  riguarda anche la dimensione europea. Negli anni Ottanta del secolo scorso, diversi paesi europei hanno cominciato a patrimonializzare alcune tradizioni alimentari nazionali โ€“ iniziative che si inseriscono in un piรน ampio percorso che ha visto l’UNESCO approvare nel 2003 la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale.

โ€œLa patrimonializzazione รจ la trasformazione della cultura in asset economico, attraverso un processo di tutela che dovrebbe avere l’obiettivo di conservare pratiche, saperi o tradizioni. In realtร  la patrimonializzazione si trasforma nella creazione, qualche volta del tutto artefatta, di una specificitร  alimentare, che viene sottratta al libero mercato e assegnata all’esclusiva di produzione a un territorio o a una popolazioneโ€, spiega Michele Antonio Fino. I dettagli tecnici dei disciplinari (i documenti che descrivono le specificitร  di un certo cibo) si avvicinano sempre di piรน alle regole dei brevetti.

Lโ€™Unione europea รจ intervenuta in questo processo con la creazione dei marchi โ€œDenominazione di origine protettaโ€ (Dop) e “Indicazione geografica protetta” (Igp). Ma il fenomeno non riguarda solo lโ€™Europa, spiega Parasecoli: โ€œPer esempio l’India ha creato un sistema simile, e anche la Cina. Il mondo oggi รจ diviso in due grandi campi: quelli che pensano che queste indicazioni geografiche, questa forma di proprietร  intellettuale possa aiutare a sostenere e sviluppare tradizioni e chi, come Stati Uniti, Australia o Sudafrica, pensa che non ce ne sia bisognoโ€.

โ€œDop e Igp erano due schemi pensati come assolutamente eccezionali, da utilizzarsi esclusivamente per proteggere autentiche specialitร , decisamente rare”, spiega Fino. “Il proliferare dei riconoscimenti, viceversa, rende evidente che l’UE ha messo nelle mani dei paesi membri un potente strumento di alimentazione del nazionalismoโ€.

Il suo libro โ€“ Gastronazionalismo โ€“ nasce โ€œdallโ€™acquisita consapevolezza che un lessico nazionalista e a tratti anche violento intorno al cibo dipende dalla sottovalutazione di un complesso fenomeno sociale: nel tempo delle identitร  liquide, una presunta identitร  gastronomica nazionale diventa unโ€™occasione di appartenenza, opposizione agli altri, rivendicazione di superioritร . Un esempio? Anche alle persone a cui repelle lโ€™idea che i tedeschi siano orribili, non ripugna affatto catalogare la cucina tedesca (o anche ogni altra cucina europea) come orribile o comunque inferiore a quella italicaโ€, spiega Fino.

 

โ€œSovranitร  alimentareโ€

Una tappa ulteriore in questo processo รจ stata la creazione dei ministeri della sovranitร  alimentare: in Italia per mano di un governo guidato dall’estrema destra, in Francia da parte di un governo di destra che ha fatto lโ€™occhiolino allโ€™estrema destra ormai da diversi anni. Ultima tappa? La richiesta presentata da Fratelli dโ€™Italia per costituzionalizzare la โ€œsovranitร  alimentareโ€.

โ€œQuesta terminologia rappresenta una delle piรน grandi forme di appropriazione di un concetto positivo e altamente sociale per trasformarlo in uno strumento di razzismo ed egoismoโ€, aggiunge Fino. โ€œIl concetto รจ stato elaborato dalla Vรญa Campesina [movimento che riunisce gli agricoltori di 180 paesi, ndr] per sancire il diritto dei popoli indigeni, innanzitutto dell’America Latina, a conservare le proprie tradizioni alimentari e i territori su cui queste sono basate rispetto alle mire espansionistiche delle coltivazioni destinate ad alimentare i mercati del Primo mondo. Oggi il concetto viene distorto per difendere qualcosa che non ha bisogno di essere difeso, come la produzione di Parmigiano Reggiano o di prosciutto di Parma โ€“ prodotti basati proprio sullโ€™erosione della sovranitร  alimentare dell’America latina, dal momento che soia e mais vengono coltivati in quei territori a scapito delle popolazioni indigene per essere poi esportati verso l’Italia e alimentare l’industria animaleโ€.

 

Cibo e geopolitica

Sono numerosissimi gli esempi di questioni alimentari strumentalizzate in chiave politica. Per esempio, nel maggio del 2019 il Ministero degli esteri russo si vantava, sul suo account X, di uno dei piรน famosi piatti dell’Europa orientale, il borsch. Su questa zuppa esiste una disputa, perchรฉ la sua origine sarebbe ucraina. โ€œCome se rubare la Crimea non fosse abbastanza, ora devono rubarci pure il borschโ€ รจ stata una delle reazioni sui social media, spiegava un articolo della BBC che cercava di dimostrare lโ€™origine ucraina della zuppa.

In Cechia una forma di gastronazionalismo รจ stata usata dai partiti euroscettici, populisti e di estrema destra per mobilitare l’elettorato, spiega Petr Jedliฤka, giornalista di Denรญk Referendum. Giร  al momento dell’adesione all’Unione c’erano stati tentativi di difendere il tradizionale gulasch cucinato nei pub cechi, che secondo la tradizione va servito dopo essere stato lasciato riposare un giorno o due โ€“ una pratica che viola gli standard igienici europei. C’รจ poi stata una polemica sul pomazรกnkovรฉ mรกslo (burro spalmabile), un latticino che, a causa del suo basso contenuto di grassi, non puรฒ tecnicamente essere chiamato burro; e sul rum ceco, che รจ ricavato dalle patate e quindi non puรฒ prendere il nome โ€œrumโ€.

In Ungheria, raccontaย Borรณka Parรกszka del settimanale HVG, lโ€™uso del cibo in chiave identitaria รจ una costante. Il premier di estrema destra Viktor Orbรกn pubblica regolarmente contenuti su cucina e alimentazione e condivide immagini mentre sta a tavola. La condivisione di immagini sulla cucina e la famiglia e sui preparativi per le vacanze eraย un elemento fondamentale della comunicazione anche dell’ex ministra della Giustizia Judit Varga e dell’ex presidente della Repubblica Katalin Novรกk.

โ€œSe cerchiamo le origini di qualcosa, scopriamo che non ci sono origini pure, tutto รจ mescolato. La maggior parte dei prodotti proviene da altri luoghi, non ha origini autoctoneโ€, conclude lโ€™antropologo Xavier Medina Luque.

Lorenzo Ferrari (OBCT), Borรณka Parรกszka (HVG, Ungheria), Petr Jedliฤka (Denรญk Referendum, Cechia) e Andrea Muรฑoz (El Confidencial, Spagna).

Questo articolo รจ stato prodotto nell’ambito di PULSE, un’iniziativa europea coordinata da OBCT che sostiene le collaborazioni giornalistiche transnazionali.

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