La Bosnia Erzegovina e la Jugo
29/04/2020, Redazione
Il 4 maggio 1980 moriva Jozip Broz Tito. E’ con un’architettura di colori che Maurizio Gjivovich ci racconta la Bosnia Erzegovina 40 anni dopo, alla ricerca di cosa unisce, alla ricerca di ciò che è rimasto della Jugoslavia
Uno speciale ringraziamento va, da parte dell’autore, a Kemal Hafizović ed a Snjiežana Glišić che hanno reso possibile questo progetto.
Il portale di Maurizio Gjivovich: www.gjivovich.com

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Stazione ferroviaria di Sarajevo

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Città di Žepče, Bosnia Erzegovina: il ritratto di Alma all'interno del suo locale 'Souvenir'. Un ritratto di Tito sempre esposto, la musica degli anni Ottanta, ad alto volume Sarajevo Ljubavi Moja di Kemal Monteno, siamo subito catapultati in un'epoca davvero lontana. Per lei e quelli della sua generazione ha rappresentato l'inno di Sarajevo durante l'assedio. "Qui si cantava assieme, si condividevano le tradizioni popolari della nostra Jugoslavia, dopo la guerra nulla più è stato come prima, adesso Žepče è un paese diviso, croati e musulmani divisi"

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Teatro civico di Žepče: ci travolge l'entusiasmo e l'ottimismo di Semin, fondatore di Radio 101, una piccola emittente locale. Lui ci conferma la volontà di restare per resistere: “La mia Jugoslavia l'ho letta nei libri di storia, ma è a quella unità che dobbiamo puntare per superare il dramma dei ricordi di quel passato”

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Città di Žepče, Bosnia Erzegovina

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Sokolac, Bosnia Erzegovina

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Sokolac, Bosnia Erzegovina

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Tra le montagne della Bjelašnica, a Umoljani, Bosnia Erzegovina: a 700 mt di altitudine, a circa 40 km da Sarajevo vicino ai villaggio di Lukomir, un salto nel tempo. Qui incontriamo le uniche due persone che nel mese di febbraio vivono questo piccolo paese. Ibrahim e sua moglie Pasana. Lui mi mostra una sua fotografia, anche lui racconta la sua Jugoslavia, la città di Sarajevo degli anni '60. Ci dice: “Sono stati anni indimenticabili”.

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Tra le montagne della Bjelašnica, a Umoljani, Bosnia Erzegovina

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Tra le montagne della Bjelašnica, a Umoljani, Bosnia Erzegovina

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Zenica, Bosnia Erzegovina: Redzija ci mostra alcune fotografe di un giovane soldato dell'esercito Jugoslavo JNA nel 1965. E' Mustafa, suo marito. Poi ci accompagna da racconti felici in cui “tutti avevano tutto ciò che occorreva, ogni famiglia, musulmana, cattolica, ortodossa, tutti indistintamente" al più tagico "Non non abbiamo mai avuto la sensazione di ciò che poi sarebbe accaduto”. Zenica era una grande città industriale simbolo della crescita economica degli anni '70 della Jugoslavia

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Tra le montagne della Bjelašnica, a Umoljani, Bosnia Erzegovina

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Zenica, Bosnia Erzegovina: foto di giovane soldato dell'Esercito federale jugoslavo nel 1965

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Sarajevo: Omer ritratto con la foto di Tito, una delle tante storie qui in questi territori. Immigrato negli USA durante la guerra, per poi ritornare in Bosnia e ricostruire la sua casa e provare a ricostruire una vita nella sua terra. Lui è uno jugonostalgico, esibisce con entusiasmo il ritratto che ha in casa del Generale Tito. Come ci dice , “ci vorrebbe un uomo forte per tornare ad una nazione forte ed unita”

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Sokolac, Bosnia Erzegovina

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Sokolac, Bosnia Erzegovina

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Banja Luka, Bosnia Erzegovina

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Sarajevo: Caffè Tito

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Sokolac, Bosnia Erzegovina

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Sokolac, Bosnia Erzegovina: ritratto di Vuk, classe 1980, allevatore per scelta. Anche lui ha deciso di rimanere nel suo paese

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Sokolac, Bosnia Erzegovina

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Sokolac, Bosnia Erzegovina

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Sokolac, Bosnia Erzegovina

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Sokolac, Bosnia Erzegovina

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Olimpijski centar Bjelašnica, Bosnia Erzegovina

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Tra le montagne della Bjelašnica, a Umoljani, Bosnia Erzegovina

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Banja Luka, Bosnia Erzegovina: Rade, classe 1937, nato a Banja Luka in un villaggio a 10 km dal centro. Corre a prendere un libro biografico di Tito ed alcune sue foto degli anni '60. Per lui Tito era un grande uomo, lo chiama proprio “Il Grande Presidente dello Stato”. Ricorda quel passato, con non poca emozione. Abbiamo ascoltato per ore i suoi racconti, della guerra nemmeno un accenno. “Quello” dice riferendosi a quel periodo “è tutto da cancellare, siamo stati così ingenui, sembrava impossibile arrivare al punto di distruggerci, fratelli contro fratelli"

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Banja Luka, Bosnia Erzegovina: Rade, classe 1937

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Banja Luka, Bosnia Erzegovina: Nada, responsabile alla produzione dell'azienda BEMA. Nada è una donna che è nata nella periferia di Banja Luka. Parlando con Nada comprendiamo la dedizione di questa donna a questo luogo e questa azienda. La guerra le ha portato via tutto: affetti, lavoro e famiglia. “Questa azienda rappresenta tutto ciò che eravamo prima di quel terribile periodo, è da qui che dobbiamo ripartire. Prima della guerra nella nostra Jugoslavia si stava, meglio avevamo un futuro”

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Banja Luka, Bosnia Erzegovina: Meho, operaio dell'azienda BEMA

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Vlado nel suo locale, il Maratonci di Banja Luka, classe 1970. La sua giovinezza è andata perduta proprio durante la guerra, lui di Sarajevo, di Garbavica. Per le persone di quella generazione gli anni Ottanta furono gli anni migliori, di speranza, e Sarajevo rappresentava l'integrazione culturale perfetta della Jugoslavia. "Nell'era di Tito tutti avevamo ciò che ci occorreva. Molti di noi ancora oggi non comprendono le distinzioni tra le diverse etnie. I lati oscuri del regime in cui vivevamo non erano nulla in confronto a ciò che sarebbe accaduto”

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Zenica, Bosnia Erzegovina: palazzi in centro città

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Žepče, Bosnia Erzegovina

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Žepče, Bosnia Erzegovina

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Sarajevo

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Sarajevo: Caffé Tito

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Sarajevo: ex teatro/cinema Bosna, vi si può ascoltare la musica tradizionale, la Sevdah. E' suonata da giovani, centinaia di ragazzi che cantano in coro canzoni popolari. La maggioranza di loro non ha più di 20 anni. Per loro la Jugoslavia di Tito la si è letta nei libri di storia, così anche la guerra. Questa è la nuova generazione, quella che cerca di ricominciare.

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Sarajevo: ex cinema/teatro Bosna

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Olimpijski centar Bjelašnica, Bosnia Erzegovina

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Tra le montagne della Bjelašnica, a Umoljani, Bosnia Erzegovina




