Kosovo, รจ l’economia la vera sfida
Arretrata, improduttiva e con forti squilibri: l’economia del Kosovo rimane una sfida aperta, nonostante dieci anni di assistenza offerta a Pristina dalla comunitร internazionale. Ne abbiamo parlato con Andrea Capussela, direttore del dipartimento Affari economici e fiscali dellโInternational Civilian Office (ICO)
Quali sono le attivitร principali dell’Ufficio per gli affari economici e fiscali dell’ICO?
Lโufficio economico dellโInternational Civilian Office ha il compito di assicurare che la politica economica del Kosovo si allinei ai principi del piano Ahtisaari: mercati aperti alla libera concorrenza, politica di bilancio mirata ad una crescita sostenibile, riforme strutturali, politica fiscale prudente, riduzione dellโintervento diretto dello stato in economia. Ad esempio, l’Ufficio ha consigliato e aiutato il governo a disegnare e attuare un vasto programma di privatizzazioni. Svolgiamo questo lavoro attraverso un dialogo quotidiano con il governo e le istituzioni che operano sullโeconomia (banca centrale, regolatori dei mercati), e in stretto coordinamento con la Commissione Europea, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale.
Il problema centrale dell’economia kosovara รจ legato alla debolezza del settore privato. Quali sono le cause principali di questo fenomeno?
Nonostante lโassistenza offerta da dieci anni dalla comunitร internazionale, lโeconomia del Kosovo resta arretrata, improduttiva e gravata da notevoli squilibri: il deficit della bilancia commerciale รจ circa il 45% del PIL, la disoccupazione รจ poco inferiore al 50%. La causa principale di questi squilibri risiede, appunto, nella debolezza del settore privato, che non riesce a fornire lavoro e reddito alla popolazione, nรฉ a esportare i propri prodotti.
Le cause della debolezza del settore privato sono note. Sulla scarsa produttivitร delle imprese kosovare pesano lโinsufficiente e inaffidabile fornitura di energia elettrica (che provoca alle imprese perdite pari al 17% del fatturato annuo), la corruzione, lโinefficienza della pubblica amministrazione, lโinadeguata preparazione della forza lavoro. Le imprese del Kosovo, poi, ricorrono poco al credito, che รจ molto costoso.
Il settore privato รจ dominato da micro-imprese, che operano principalmente nel settore dei servizi destinati al consumo interno. Sono aziende improduttive e poco competitive, apparentemente incapaci di crescere. Questo vale sia per le imprese regolari che per quelle che operano nellโeconomia informale, che รจ estesissima.
Quali provvedimenti potrebbero migliorare la situazione?
Molti degli ostacoli allo sviluppo del settore privato possono essere affrontati e risolti, anche nel medio termine, attraverso unโazione politica determinata. Sono stati elaborati vari programmi di politica economica diretti a questo scopo. Negli ultimi tre anni, perรฒ, i maggiori squilibri che minano lโeconomia del Kosovo si sono aggravati, inclusa la disoccupazione; non รจ un caso, a mio avviso, che nello stesso arco di tempo la preoccupazione della popolazione per lโoccupazione e i propri redditi sia cresciuta, mentre la soddisfazione per lโoperato del governo sia diminuita. Auspichiamo che il nuovo governo affronti questo dossier con rinnovata determinazione.
Le donazioni internazionali verso il Kosovo sono in diminuzione, ma rappresentano ancora una voce importante del budget. La conferenza dei donatori del luglio 2008 stanziรฒ 1,2 miliardi di euro di aiuti da spendere in tre anni. E’ possibile fare un bilancio dell’impatto di questi fondi?
Gli aiuti allo sviluppo offerti al Kosovo dai donatori internazionali (principalmente dalla Commissione Europea) sono ingenti, ma legati a specifici progetti. Non sono in grado di valutarne lโefficacia rispetto agli obiettivi che le hanno giustificate, e lascerei questo compito ai donatori. Posso dire, perรฒ, che ci sono esempi positivi e negativi. Il comitato parlamentare per il controllo dei conti pubblici, creato con il sostegno dei donatori, ha avviato il proprio lavoro in modo promettente, mentre una splendida scuola costruita da un Paese scandinavo รจ rimasta vuota per piรน di un anno perchรฉ non era stata allacciata alle reti idrica ed elettrica.
Se guardiamo al quadro macroeconomico non vi รจ dubbio che la realizzazione di questi investimenti abbia spinto la crescita economica, sostenendo occupazione, redditi e consumi, ed abbia allentato la tensione dei conti con lโestero, che dimostrano gravi squilibi.
Un decimo dei fondi promessi alla conferenza dei donatori dovevano essere trasferiti direttamente al bilancio del governo, per finanziare le sue prioritร . Questa รจ forse la forma piรน avanzata di aiuti allo sviluppo, perchรฉ รจ fondata sulla fiducia nellโadeguatezza delle politiche economiche volute dall’esecutivo e nella sua capacitร di realizzarle. Purtroppo, pochi di questi fondi sono stati versati, perchรฉ il Kosovo non รจ stato in grado di soddisfare le condizioni alle quali essi sono legati.
Una percentuale rilevante della popolazione kosovara vive in condizioni di povertร , o povertร estrema. Quanto รจ efficace il sistema di protezione sociale dello stato kosovaro?
Il 45% della popolazione vive sotto la soglia di povertร (1,42 euro al giorno) e il 17% vive in povertร estrema. La maggior parte delle famiglie che vive in povertร estrema si colloca, perรฒ, nella fascia di reddito immediatamente inferiore alla soglia. Molte persone, quindi, potrebbero essere sollevate da questa condizione grazie a un aumento, anche modesto, della crescita economica.
Il Kosovo ha un debolissimo sistema di protezione sociale, composto da pensioni sociali per i disabili e per chi ha piรน di 65 anni (tra 45 e 85 euro al mese) e da programmi di assistenza per categorie deboli o considerate meritevoli (vittime del conflitto del 1999 e della repressione che lโha preceduto, ex armati, ex lavoratori delle miniere di Trepฤa). Questo sistema รจ inefficace, poichรฉ fornisce assistenza solo al 23% delle persone che vivono in povertร e al 34% di quelle che vivono in estrema povertร . La protezione sociale รจ spesso affidata alle famiglie e alle rimesse degli emigranti (che formano addirittura il 70% del reddito delle famiglie piรน povere), o alla famiglia allargata, che in Kosovo รจ un organismo sociale ancora vitale.
L’economia grigia rappresenta una quota importante del quadro economico del Kosovo. E’ possibile quantificala? Quali sono le conseguenze di questa realtร sulle prospettive di sviluppo del paese?
Lโeconomia informale in Kosovo รจ molto estesa. Le stime disponibili non sono concordi, ma in genere riteniamo che a essa si debba circa la metร dellโattivitร economica che si svolge nel paese.
Essere informale presenta ovvi vantaggi per unโimpresa โ ad esempio, il non dover pagare le tasse โ ma anche svantaggi: questa deve ricorrere a metodi altrettanto informali per raccogliere capitale di rischio, ricevere credito e regolare i rapporti tra soci e con clienti e fornitori. Ciรฒ limita le sue opportunitร di sviluppo. Riteniamo che le imprese informali siano, come quelle regolari, mediamente piccole, improduttive e rivolte alla domanda interna. Specularmente, crediamo che molti degli ostacoli allo sviluppo del settore privato siano anche le principali ragioni per le quali molte imprese hanno scelto di essere informali.
L’economia informale contribuisce ad assorbire parte della disoccupazione e ad alleviare la povertร , ma la sua diffusione รจ un serio problema per lo sviluppo economico poichรฉ mantiene unโampia quota dei fattori di produzione chiusi in un sistema improduttivo. Un sistema che non alimenta le entrate pubbliche nรฉ contribuisce a riequilibrare la bilancia dei pagamenti (con la possibile eccezione delle attivitร del tutto illecite, come il traffico di droga), e perpetua un modello di sviluppo fondato su rapporti informali e non su regole e, quindi, relativamente inefficiente.
Perchรฉ la politica di bilancio รจ particolarmente importante nel caso del Kosovo?
La politica di bilancio in Kosovo deve tener conto di due vincoli speciali. Il primo deriva dal fatto che lโeuro รจ usato come moneta legale. In questo modo, il Kosovo ha ancorato la propria politica monetaria a quella dellโarea Euro. Questa scelta ha prodotto benefici importanti, ma lo ha sostanzialmente privato della possibilitร di manovrare la base monetaria e operare sul tasso di cambio. In secondo luogo, il Kosovo deve tener conto del fatto che nel prevedibile futuro non potrร finanziarsi sul mercato finanziario internazionale (esso non ha ancora un rating che ne misuri il merito di credito, e non si รจ mai affacciato sul quel mercato). Il governo potrebbe raccogliere risorse indebitandosi sul mercato interno, ma se lo facesse ridurrebbe la finanza disponibile per lo sviluppo delle imprese e potrebbe deprimere la crescita economica. Quindi, la via dellโindebitamento gli รจ sostanzialmente preclusa.
Di conseguenza, la politica di bilancio รจ lโunico strumento flessibile a disposizione del governo per garantire la stabilitร del quadro macroeconomico e del settore finanziario: le riserve di cassa del governo, in particolare, sono lโunica protezione di fronte a una diminuzione imprevista delle entrate o a una crisi di liquiditร nel settore finanziario.
Come รจ evoluta questa politica da quando Pristina ha dichiarato la propria indipendenza?
Coerentemente a questi vincoli, sino al 2008 la politica fiscale seguita da Unmik ha mirato a tenere sotto controllo la crescita della spesa corrente e a creare spazio per gli investimenti. Questa non ha dato forte impulso alla crescita, ma ha consegnato alle istituzioni che dichiararono lโindipendenza una considerevole riserva di cassa, pari a circa il 12,5% del PIL.
A partire dalla dichiarazione dโindipendenza, la politica fiscale ha cambiato direzione, sul lato della spesa: basti dire che tra il 2007 e il 2009, il saldo primario del bilancio pubblico รจ passato da un avanzo pari al 7% del PIL a un disavanzo di pari misura. E la progressione รจ continuata: ad esempio, tra il 2007 e il 2010 la spesa complessiva per i salari dellโamministrazione pubblica รจ cresciuta a una velocitร doppia rispetto allโeconomia e ai salari del settore privato.
La direzione presa dalla politica fiscale negli ultimi tre anni pare insostenibile. Purtroppo anche la qualitร della spesa pubblica sembra essersi deteriorata. La crescita della spesa corrente รจ stata spinta piรน da esigenze politiche che da un programma coerente di politica economica e sociale. E lโโimpennata della spesa in conto capitale ha finanziato investimenti condivisibili (soprattutto nei settori dei trasporti e dellโeducazione), ma neppure questa รจ stata condotta in base a una politica chiara e coerente.
Nel 2009 il FMI ha concluso che la politica fiscale del Kosovo era โalla derivaโ. Questa deriva potrebbe essere corretta e arrestata grazie ad un programma di assistenza finanziaria concordato con il Fondo nel luglio 2010. Ma รจ ancora presto per valutarne gli effetti, anche perchรฉ la recente intenzione del governo di aumentare sensibilmente i salari dei dipendenti pubblici potrebbe provocare la violazione del programma, se non saranno individuate adeguate forme di finanziamento a questo aumento di spesa.
Da dove provengono le entrate del budget kosovaro? Che tipo di politiche fiscali vengono attuate, e con quali effetti su sviluppo economico e equitร sociale?
Le entrate sono oggi poco superiori al 25% del PIL, e circa i due terzi derivano da imposte riscosse alla frontiera, principalmente sulle importazioni. Furono le condizioni del Kosovo alla fine del conflitto del 1999 a suggerire allโamministrazione delle Nazioni Unite di adottare questo sistema di tassazione, che รจ di piรน semplice gestione ma espone le entrate alla volatilitร delle importazioni. Il tentativo, in seguito, di estendere la base imponibile delle imposte sui redditi ed includervi quote crescenti dellโeconomia informale ha avuto scarso successo. Anzi, nel 2009 il governo dimezzรฒ lโimposta sui redditi delle persone giuridiche (dal 20% al 10%) e ridusse lโimposta sui redditi delle persone fisiche, elevando contemporaneamente alcune accise e lโimposta sul valore aggiunto (dal 15% al 16%). Questa riforma fiscale aveva lo scopo di stimolare lo sviluppo delle imprese e favorire lโemersione dellโeconomia informale; gli effetti sperati non sono ancora visibili, e per ora questa riforma ha aumentato la dipendenza delle entrate dalle imposte riscosse alla frontiera.
Un sistema impositivo di questo tipo, sbilanciato sulle imposte indirette, puรฒ avere effetti regressivi, in quanto grava in modo sproporzionato sui redditi delle fasce meno abbienti della popolazione. In un Paese afflitto dai livelli di povertร ricordati sopra, ciรฒ non appare politicamente sostenibile nel lungo termine.
Il governo di Pristina ha puntato ad un ambizioso programma di investimenti, simboleggiato dall’autostrada di collegamento tra Albania e Serbia. Questo programma risponde alle esigenze primarie del Kosovo? E’ sostenibile dal punto di vista economico?
Lโautostrada, il cui costo stimato รจ pari circa il 25% del PIL del 2010, andrร da Pristina alla frontiera con lโAlbania, dove si collegherร con la nuova autostrada che arriva al porto di Durazzo. In seguito, potrebbe collegarsi alla Serbia e ai corridoi che dallโEuropa centro-orientale passano per Belgrado e giungono a Salonicco o Istanbul.
Oggi, il traffico commerciale piรน intenso si registra verso Serbia e Macedonia. Tuttavia, collegare il Kosovo allโAlbania รจ sicuramente una buona idea, perchรฉ favorirร lโintegrazione di queste due economie, paradossalmente non molto profonda, e aprirร al Kosovo una via al commercio internazionale meno esposta a rischi geopolitici, come invece lo sono i collegamenti con Serbia e Macedonia.
La domanda, piuttosto, รจ se non sarebbe stato piรน prudente procedere in modo graduale, con successivi miglioramenti delle strade esistenti sincronizzati allโaumento del traffico, in modo da ripartire il costo su un periodo piรน lungo. Il fatto che lโautostrada sarร interamente finanziata dal tesoro, senza capitale privato, e la conseguente e crescente tensione dei conti pubblici sembrano suggerire una risposta positiva a questa domanda.
Per quali motivi un’impresa internazionale dovrebbe investire in Kosovo? Quali sono gli ostacoli che lo rendono un paese poco attraente per gli investimenti?
Il Kosovo ha alcuni vantaggi comparati che potrebbero attrarre investitori stranieri: la popolazione piรน giovane dโEuropa, salari competitivi, terra fertile, cospicue riserve di lignite, piombo, zinco e nickel, tasse basse e una posizione geografica al centro di un mercato regionale di circa 31 milioni di abitanti. Tuttavia, il Kosovo รจ una destinazione relativamente rischiosa per gli investimenti rispetto al resto della regione, ed infatti รจ lโeconomia che negli ultimi anni ne ha ricevuti di meno, in proporzione al PIL. Secondo un recente studio, i principali deterrenti allโinvestimento sono instabilitร politica, inadeguatezza del sistema giuridico, inadeguatezza delle infrastrutture, crimine e corruzione, insufficiente fornitura di energia elettrica.
Purtroppo, la sua capacitร di attrarre capitali sembra in calo: gli investimenti stranieri sono scesi, in proporzione al PIL, dal 13% del 2007, al 9,5% del 2008, al 7,5% del 2009. Nel 2010 non sembrano aver superato il 6%. La diminuzione degli investimenti stranieri รจ dovuta sia a ragioni esterne o contingenti โ la crisi e una temporanea stasi del programma di privatizzazione tra il 2008 e il 2009, dovuta a problemi politici โ sia a una ragione interna e strutturale, ossia il recente deterioramento del cosiddetto โinvestment climateโ. Non รจ forse un caso, ad esempio, che il declino degli investimenti abbia coinciso con lโaumento della corruzione.
Invertire questa tendenza รจ uno dei compiti piรน importanti e urgenti delle autoritร politiche. Il ruolo degli investitori stranieri รจ cruciale per lo sviluppo del Kosovo, e non solo per via dei capitali che essi possono far affluire. Questi tipicamente portano saperi e tecnologie avanzati, modelli piรน efficaci e canali giร sperimentati per accedere ai mercati dโesportazione, e possono anche formare, nei confronti delle autoritร politiche, una comunitร dโinteressi determinata nel richiedere politiche economiche lungimiranti, migliori servizi dalla pubblica amministrazione e maggiore trasparenza.
Recentemente abbiamo visto un segnale positivo: a Dicembre una societร quotata greca ha acquistato un cementificio con un investimento, ripartito su diversi anni, di quasi 90 milioni di Euro, che il รจ piรน grande investimento realizzato in Kosovo nel settore industriale dal termine del programma dโindustrializzazione della Jugoslavia socialista.
Molta attenzione viene dedicata dai media a corruzione e inefficienza dell’amministrazione in Kosovo. Come si concretizzano tali fenomeni?
La corruzione รจ molto diffusa in Kosovo, per quanto sia difficile misurarla con precisione, ed ha effetti non trascurabili sulle prospettive di crescita dellโeconomia. Essa รจ agevolata dalla complicazione delle procedure amministrative e non รจ adeguatamente contrastata dalle autoritร . Anzi, un recente studio empirico sostiene che la sua diffusione sia aumentata negli ultimi tre anni: nel 2009 il numero degli imprenditori che citavano la corruzione come un ostacolo alla loro attivitร รจ cresciuto del 46%. Il settore degli appalti, terreno dโelezione della corruzione amministrativa, neoffre unโindiretta conferma, poichรฉ tra il 2008 e il 2009 il valore complessivo degli appalti concessi a trattativa privata (dove la corruzione รจ piรน facile) รจ piรน che triplicato. E siccome il volume complessivo della spesa pubblica eseguita mediante appalti รจ ora ben superiore a un quinto del PIL, il costo della corruzione probabilmente incide sui conti pubblici in misura non trascurabile.
Lโinefficienza dellโamministrazione pubblica รจ un fenomeno altrettanto dannoso. Oltre che negli appalti pubblici, essa si manifesta nellโamministrazione della giustizia: lenta (420 giorni in media per lโesecuzione forzata di un credito), costosa, di scadente qualitร ed essa stessa vulnerabile alla corruzione, รจ forse la peggiore della regione balcanica. E infatti lโamministrazione della giustizia รจ lโistituzione nella quale i cittadini hanno meno fiducia (15%, il livello piรน basso da quando questi dati sono raccolti), e il 48% della popolazione ritiene che nei tribunali regni la corruzione. Come in molti altri paesi in via di sviluppo, ciรฒ rappresenta un altro serio e perdurante ostacolo allo sviluppo economico.







