Kosovo, dieci anni dall’indipendenza
06/03/2018, Redazione
Dalla vita nelle enclaves ai venditori di ciftelia. Un racconto fotografico del Kosovo a dieci anni dalla dichiarazione di indipendenza. Foto e testo di Simone Santi

Indipendenza-2
A dieci anni dalla autoproclamata indipendenza, mai riconosciuta dalla Serbia, il Kosovo resta un Paese dove convivono l’orgoglio nazionalista della Grande Albania e le rivalse della minoranza serba. Qui, nonno e nipotino festeggiano l’independence day a Pristina con palloncini dell’Albania.

Peja
Anche a Peja (secondo la toponomastica albanese, Pec secondo quella serba) a farla da padrona è la bandiera albanese, spesso preferita a quella ufficiale kosovara, le cui sei stelle rappresentano le sei diverse etnie presenti nel paese (nell’ordine albanesi, serbi, turchi, rom, bosniaci, gorani).

Enclavi
Quella rom è la terza etnia del Kosovo. Terza incomoda tra albanesi e serbi, la comunità rom vive in piccoli villaggi auto-organizzati, esclusa dalla vita politica e sociale del paese. Anche molte famiglie di origine serba, tornate in Kosovo dopo essere fuggite in Serbia o in Macedonia durante la guerra, vivono in piccolissime enclavi di campagna “circondati” da villaggi albanesi, ricevendo aiuti dal ministero serbo per il Kosovo.

Mitrovica
La città di Mitrovica è il simbolo della guerra fredda tra albanesi e serbi: è costituita di due differenti municipalità separate dal fiume Ibar. Mitrovica Sud è a maggioranza albanese, Mitrovica Nord è serba.

Ponte
Il ponte di Austerlitz, costruito per collegare le due parti di Mitrovica, fino a poco tempo era bloccato da un cumulo di detriti posti dalla minoranza serba per impedire il passaggio di auto da e verso la parte Sud. Oggi il ponte è libero, ma in pochi si avventurano nella parte della città opposta alla propria.

NATO
A Mitrovica Nord permane un forte senso di ostilità verso l’imperialismo statunitense ed europeo: retaggi dell’intervento militare della Nato del 1999 contro la Serbia.

Armi
Un bambino impugna un mitra giocattolo al passaggio di una pattuglia di carabinieri italiani, Mitrovica Nord.

Gratitudine
Nel resto del Paese a maggioranza albanese invece si respira forte gratitudine verso gli Stati Uniti, per il ruolo avuto da Washington nella “liberazione” del Kosovo. Qui, una bottega artigiana nel centro di Peja/Pec.

Acque
La commissione di inchiesta sull’uranio impoverito ha stabilito nel 2017 che i militari italiani impegnati in Kosovo (e con loro moltissimi cittadini kosovari) hanno bevuto per anni acqua contaminata. Nella foto del 2014, le autorità kosovare approfittano di un inverno piuttosto arido per pulire il letto del lago Batlava, il bacino acquifero più importante del nord del Paese.

Lampadario
Il lampadario sacro della battaglia di Kosovo-Polje, 1398. L’antico monastero di Decani è uno dei luoghi più caldi del Kosovo: è il luogo di culto più sacro per tutti i serbi di religione ortodossa, che vi si recano in pellegrinaggio, ma si trova in terra kosovara albanese, ed è tuttora presidiato dai militari della missione Kfor.

Lapidi-2
Un cimitero dei combattenti albanesi dell’Uck, “esercito di liberazione del Kosovo” attivo dal 1998. Se ne trovano molti lungo le strade del Paese.

Ciftelia
Venditori di ciftelia, tipico strumento a corda albanese, nel centro di Pristina.




