Jasna Babić era diventata un importante simbolo del giornalismo croato, come sottolineato nella motivazione del premio "Otokar Keršovani alla carriera" conferitole lo scorso 3 maggio in occasione della Giornata internazionale per la libertà di stampa dalla stessa HND : "Non ha mai fatto pressioni per salire di grado nelle redazioni, non è mai stata membro di direttivi, non ha mai usato il suo potere per fini personali. Ha dedicato al giornalismo tutta se stessa e nel giornalismo ha sempre avuto fiducia".
Alla consegna del Premio, Jasna Babić aveva parlato in maniera netta , lasciando come sempre il segno sui colleghi come sull’opinione pubblica del paese: "La libertà non ce la darà nessuno, i giornalisti ottengono tanta libertà quanto ne hanno creata da soli. Né più né meno. E non voglio che né il Parlamento né nessun altro mi garantisca uno spazio libero, perché questo significa che mi viene concesso. E qualsiasi cosa ‘regalata’ significa che qualcuno può decidere di riprendersela. E noi giornalisti non ci siamo battuti abbastanza per difendere la libertà di parola, la libertà di espressione e la nostra libertà di stampa".
Jasna Babić, nata nel 1957 a Zara, ha vissuto tutta la sua vita a Zagabria. Ha cominciato a scrivere giovanissima: a soli dieci anni aveva spedito di sua iniziativa un articolo sull’inaugurazione della linea ferroviaria Knin-Zara al quotidiano di Sarajevo "Male Novine ", che lo pubblicò. Non ha poi mai smesso di scrivere e dal 1988, diventata giornalista professionista, viene ritenuta una delle più importanti rappresentanti del panorama giornalistico della Croazia.
La maggior parte del suo lavoro l’ha realizzato sul terreno: dai reportage di guerra negli anni della dissoluzione della Federazione Jugoslava alle successive inchieste su "affaire" politici e sociali nella Croazia della transizione. Ha scritto prima su "Danas", poi nella rivista "Zapad" – uno dei primi media privati dell’allora Jugoslavia di Tito – e in seguito sul settimanale croato "Globus " di cui è stata fondatrice. Ma ha anche collaborato con testate come "Slobodna Dalmacija ", "Nacional ", "24Express" e molti altri.
Le sue inchieste l’avevano portata a scrivere anche dei libri: "Zagrebačka mafija " ("La mafia Zagabrese", nel 2003) sugli intrecci criminali nel panorama politico croato e "Urota Blaškić " ("Il caso Blaškić", nel 2005) sul sotterraneo sostegno croato alla dissoluzione violenta della Bosnia Erzegovina negli anni ’90.
Una giornalista che viene ricordata per la sua coerenza, la sua professionalità intrecciata a indiscutibile etica e serietà, una persona rispettata per non essere mai scesa a compromessi né nello svolgere la sua professione né nella vita privata.
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