Il GlavaĆĄgate scuote la Croazia
E’ uno dei procedimenti giudiziari che piĂč, nella storia della Croazia indipendente, ha messo a nudo la debolezza delle istituzioni. E’ il processo a Branimir GlavaĆĄ, ex generale dell’esercito, criminale di guerra. Nel giugno di quest’anno la condanna definitiva, ma la vicenda GlavaĆĄ non termina qui
La soap opera giudiziaria su Branimir GlavaĆĄ â che ha intrattenuto il pubblico croato per oltre cinque anni â non si concluderĂ nemmeno il giorno in cui finirĂ dietro alle sbarre, dopo essere giĂ stato condannato in via definitiva per crimini di guerra. Come lui stesso ha dichiarato non molto tempo fa, la condanna a otto anni di reclusione la sconterĂ in Bosnia Erzegovina, dove Ăš fuggito nel giugno dello scorso anno, poco prima della sentenza di condanna definitiva.
Il tribunale della contea di Zagabria aveva condannato in primo grado GlavaĆĄ, deputato del parlamento croato e generale dellâesercito, a 10 anni di carcere. Allâinizio di giugno di questâanno, lâAlta corte gli aveva ridotto la pena a otto anni che a breve avrebbe dovuto iniziare a scontare.
Quando Ăš stata emessa la sentenza, il presidente della Repubblica Ivo JosipoviÄ gli ha tolto le decorazioni di guerra e ha annunciato la cancellazione del grado di generale dellâesercito croato. Il parlamento lo ha espulso dal piĂč alto corpo di rappresentanza istituzionale del paese e infine ha cessato di conferirgli gli oltre 3000 euro di stipendio da deputato che riceveva regolarmente ogni mese. Nonostante questo, la storia di GlavaĆĄ non finisce qua.
La Croazia Ăš infatti scossa da questo grave scandalo, che i media hanno giĂ definito GlavaĆĄgate (in riferimento al noto Watergate), riguardante un presunto tentativo di corrompere i giudici dellâAlta corte per far sĂŹ che, nel ricorso in appello alla sentenza di primo grado, non venissero adottate misure sgradevoli allâex generale.
La storia del tentativo di corruzione dei giudici dellâAlta corte Ăš fondata su prove piuttosto solide. Lo stesso presidente dellâAlta corte, Branko Hrvatin, aveva denunciato un colloquio sospetto avuto con un imprenditore edile di Osijek â con cui, dice, si era incontrato casualmente â riguardo al processo GlavaĆĄ. Da tutto quello che lâimprenditore edile aveva detto al presidente dellâAlta corte era chiaro che conosceva dettagli del processo â che al tempo era passato allâesame del Consiglio giudicante dellâAlta corte â che non avrebbe dovuto conoscere, motivo per cui il presidente dellâAlta corte aveva denunciato il fatto.
Ma i servizi segreti â a quanto pare â erano giĂ informati di tutto. Avevano seguito e intercettato alcune persone coinvolte nel tentativo di corrompere i giudici e avevano stretto il cerchio attorno ai due presunti attori principali dell’operazione, stretti collaboratori di GlavaĆĄ: due amici di lunga data, Sanja MarketiÄ, redattrice del quotidiano locale âGlas Slavonijeâ, e Ivan DrmiÄ, deputato al Parlamento croato e membro del partito di GlavaĆĄ.
Quando il tentativo di corrompere i giudici era giĂ in fase conclusiva, e DrmiÄ e MarketiÄ avevano giĂ consegnato i 70.000 euro raccolti per lâoccasione, si recarono a sorpresa il 24 luglio scorso dalla polizia di Osijek, presentandosi come vittime di un racket. Allâepoca avevano parlato con lâavvocato zagabrese Ante MaduniÄ (uno dei tre difensori di GlavaĆĄ durante il processo) che – come i due affermano – li aveva consigliati di recarsi dalla polizia. Da quanto si sa fino ad ora non Ăš ancora chiaro se li abbia consigliati lâavvocato, o se MarketiÄ e DrmiÄ abbiano inventato da soli la storia che hanno poi raccontato.
Le loro confessioni durano oltre sei ore e sono piene zeppe di contraddizioni, rivelazioni poco credibili e totalmente illogiche.
La giornalista Sanja MarketiÄ ha raccontato di essere stata contattata telefonicamente da una persona sconosciuta che le aveva offerto di aiutarla al fine di ottenere un esito favorevole durante lâappello di GlavaĆĄ. Presto si incontrano, la persona si presenta come SreÄko, la donna non ricorda nemmeno il cognome, e le parla di come alcuni giudici dellâAlta corte fossero consapevoli dellâingiustizia commessa contro GlavaĆĄ, e che sarebbero stati inclini a cambiare idea ma per far ciĂČ serviva innanzitutto una âlogistica finanziariaâ. MarketiÄ nella conversazione include anche DrmiÄ. Con SreÄko si incontrano altre due volte a Zagabria, continuando a non sapere chi sia in realtĂ quellâuomo.
Ritornano a Osijek per raccogliere il denaro necessario e il giorno seguente vanno a Zagabria per la consegna. Si incontrano con SreÄko, e DrmiÄ si dirige fino allâautomobile dellâuomo. Siede a fianco del guidatore ma – a causa dello shock â non ricorda la marca dellâauto, nĂ© il modello, nĂ© il colore e nemmeno la targa. Quando gli consegna il denaro e quando ritorna da Sanja MarketiÄ entrambi si rendono conto di quello che hanno fatto e diventano consapevoli, secondo quanto hanno riferito alla polizia, del fatto che con la loro azione avrebbero potuto danneggiare GlavaĆĄ.
Lâincredibile storia che Ivan DrmiÄ e Sanja MarketiÄ hanno raccontato alla polizia, presentandosi come vittime di racket, fa acqua da tutte le parti soprattutto per le numerose contraddizioni. Raccontano versioni differenti dellâaccaduto, ma su una cosa importante sono dâaccordo. Hanno consegnato 70.000 euro ad una persona che avrebbe dovuto con quel denaro corrompere i giudici dellâAlta corte.
Dopo che sui media sono filtrati molti dettagli â e dopo che lo stesso presidente dellâAlta corte, quando lo scandalo Ăš finito in pasto allâopinione pubblica, ha riconosciuto di aver lui stesso denunciato il fatto, sospettando che avrebbe potuto succedere qualcosa di illegale – tutto pian piano Ăš passato incredibilmente sotto silenzio. Nelle ultime settimane non câĂš stato alcun fatto nuovo a riguardo, ma ciĂČ che piĂč sorprende Ăš il silenzio della Procura di stato.
In Croazia sono state arrestate persone che hanno ricevuto o pagato anche solo mazzette di poche centinaia di euro. Qui invece â dalle deposizioni rilasciate alla polizia da DrmiÄ e MarketiÄ â si parla di 70.000 euro. A carico di questi ultimi esiste una descrizione dettagliata di come hanno raccolto il denaro e anche la confessione del fatto che quel denaro â necessario per aiutare GlavaĆĄ nel ricorso in appello â Ăš stato consegnato. Ma nĂ© a Sanja MarketiÄ nĂ© a Ivan DrmiÄ dal 24 luglio, cioĂš da quando hanno riconosciuto il reato alla polizia cercando di presentarsi come vittime, Ăš successo niente.
La magistratura croata Ăš stata posta sotto esame varie volte durante il procedimento contro GlavaĆĄ. Questâultimo ha fatto vacillare seriamente lo stato di diritto quando con lo sciopero della fame era riuscito ad ottenere la libertĂ provvisoria. E infatti, durante la fase di processo per crimini di guerra a Osijek, come accusato principale si era difeso in libertĂ , mentre tutti gli altri accusati allo stesso processo si trovavano dietro le sbarre. Infine, dopo la sentenza, GlavaĆĄ Ăš fuggito in Bosnia Erzegovina e fino alla condanna definitiva, 2 giugno 2010, quando la pena gli Ăš stata ridotta a otto anni di carcere, ha goduto dello status di deputato parlamentare e di tutti i privilegi che ne conseguono, compreso anche un ulteriore compenso per il lavoro fuori sede (GlavaĆĄ Ăš di Osijek e abitava a Zagabria per lavoro, ndt.)
A questo punto non sorprenderebbe cosĂŹ tanto se questo nuovo scandalo riguardante GlavaĆĄ avesse un esito impensabile in un paese democratico: cioĂš nessun esito. Il tentativo di corrompere i giudici dellâAlta corte assomiglia molto a quanto avvenne negli Stati uniti e che fece scatenare il Watergate. Ma lĂŹ si arrivĂČ alle dimissioni del Presidente degli Stati uniti.
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