Gerald Knaus: spostare i confini e le persone รจ esplosivo
Nellโacceso dibattito sulla proposta di modificare i confini tra Serbia e Kosovo, con possibile conseguente spostamento di popolazione, interviene il direttore del think tank European Stability Initiative
(Originariamente pubblicato da Dnevni Avaz , il 28 agosto 2018)
La modifica dei confini potrebbe rappresentare una soluzione alle questioni irrisolte tra i paesi dei Balcani? Oppure contribuirebbe soltanto a gettare ulteriore benzina sul fuoco?
Lโidea che i problemi delle minoranze vadano risolti spostando confini o popolazioni รจ sempre esplosiva perchรฉ apre la strada a nuovi conflitti. Basti pensare alla situazione in ex Jugoslavia negli anni Ottanta, quando gli intellettuali e i politici, invece di discutere delle riforme, si erano focalizzati sulle questioni etniche e quelle relative ai confini. Tutti sappiamo comโรจ finita. Chiunque abbia qualche conoscenza della storia e un minimo di buon senso dovrebbe opporsi a questa idea.
Che cosa pensa di un eventuale scambio di territori tra Kosovo e Serbia?
Qui non si tratta di territori. Ciรฒ che rende lโintera vicenda cosรฌ pericolosa รจ il fatto che riguarda la vita di migliaia di persone. Qui abbiamo a che fare con la piรน vecchia delle idee nazionaliste, secondo la quale si puรฒ essere al sicuro e avere una vita dignitosa solo allโinterno della propria tribรน, circondati da persone che condividono la nostra stessa religione e lingua madre. Pertanto i confini tra gli stati, secondo questa logica, dovrebbero essere tracciati in modo da assicurare che tutte le persone appartenenti allo stesso popolo vivano nello stesso paese.
Questa idea in passato รจ stata spesso considerata semplice da realizzare, e persino positiva: perchรฉ non creare gli stati in modo tale da permettere alle persone accomunate da molte caratteristiche di vivere insieme? Ma una volta messa in pratica, questa idea produce conseguenze mostruose, perchรฉ la vera societร รจ solo quella fondata sulla diversitร e le persone non vogliono essere costrette a spostarsi.
Tra tutte le tendenze regressive che hanno caratterizzato la storia recente dei Balcani, la piรน pericolosa โ accanto alla legittimazione dellโuso della violenza per scopi politici โ รจ proprio la tendenza a creare stati monoetnici. Sarebbe estremamente irresponsabile da parte dei leader dei paesi balcanici e funzionari europei tentare di far rivivere questa creatura frankesteiniana.
Se non si tratta di territori, come lei afferma, perchรฉ allora i leader dei due paesi continuano a parlare delle possibilitร di scambiare territori?
Nessuno sa esattamente di cosa si stia parlando. Il presidente del Kosovo non ha ottenuto il via libera dal parlamento per avanzare alcuna proposta concreta. Egli parla di una โcorrezione dei confiniโ. Va bene, non sarebbe la prima volta che accade una cosa del genere. Ma tutti sanno che Belgrado non si accontenterebbe di qualche cittร deserta e qualche foresta nel nord del Kosovo.
Qui si tratta di persone che hanno giร vissuto esperienze traumatiche in Kosovo e in Serbia, come anche in altre parti della regione. Assistiamo a una situazione in cui i leader dei due paesi discutono in maniera tuttโaltro che trasparente del destino di queste persone. Discutere a porte chiuse del futuro di decine di migliaia di persone รจ esattamente quello che hanno fatto i diplomatici europei durante il Congresso di Berlino, e sappiamo comโรจ finita: con lo scoppio di nuovi conflitti nei Balcani, che si sono protratti per un intero secolo, provocando milioni di sfollati.
Lo scambio di territori รจ unโopzione realistica per risolvere la disputa tra Kosovo e Serbia?
No. La sola discussione su questo tema accende gli animi. Giร assistiamo al crescere dei timori, agli scostamenti rispetto allโagenda politica prestabilitaโฆ Questa situazione non gioverร a nessuno.
Il presidente del Kosovo non otterrร mai il consenso dal parlamento alla cessione del nord del Kosovo alla Serbia. Nรฉ il presidente Vuฤiฤ potrร facilmente cedere al Kosovo i comuni di Preลกevo e Bujanovac. Pertanto la cosa migliore sarebbe che lโUnione europea dimostrasse autorevolezza, dicendo chiaramente che incoraggia il raggiungimento di un compromesso, ma che certe idee su come risolvere la questione delle minoranze sono inaccettabili.
Invece succede lโesatto contrario. Si discute seriamente della possibilitร di modificare il confine tra i due paesi e molti funzionari occidentali ne sono al corrente, e alcuni persino partecipano alle trattative in corsoโฆ
Questo dialogo non porta da nessuna parte. Ma potrebbe rivelarsi vantaggioso per qualcuno. La Serbia deve dimostrare allโUe di essere seriamente impegnata a trovare una soluzione. Nessuno in Serbia vuole davvero che lโintero Kosovo torni ad essere parte integrante della Serbia; che esistano, come in Macedonia, due lingue ufficiali; che lo sviluppo delle zone rurali del Kosovo venga finanziato dal bilancio dello stato; che i posti di lavoro nella pubblica amministrazione vengano equamente ripartiti tra serbi e albanesi.
Allora qual’รจ la seconda migliore soluzione per la leadership serba quando il controllo dellโintero territorio del Kosovo non รจ piรน unโopzione? Ottenere una parte del territorio del Kosovo senza dover dare nulla in cambio, tranne il riconoscimento, che รจ comunque inevitabile. E poi questo viene presentato a Bruxelles come un compromesso.
Nessun leader politico serbo a cui importa davvero del benessere dei serbi del Kosovo avrebbe mai imboccato questa strada. Ma qui non si tratta dei serbi del Kosovo.
Perchรฉ pensa che la divisione del Kosovo non sarebbe una buona soluzione per i serbi del Kosovo?
Perchรฉ la maggioranza dei serbi del Kosovo non vive nella parte del paese che potrebbe eventualmente essere annessa alla Serbia. Nel caso in cui il Kosovo venisse diviso, la loro vita diventerebbe ancora piรน difficile, se non impossibile, comโรจ successo ai greci di Istanbul dopo lo scambio di popolazioni tra Grecia e Turchia nel 1923. Potevano rimanere a Istanbul, senza perรฒ godere degli stessi diritti dei cittadini turchi. Sono diventati pedine di un gioco diplomatico, ostaggio delle dispute tra i due paesi. I serbi del Kosovo e gli albanesi che vivono in Serbia non possono essere ostaggio delle trattative tra i rispettivi governi.
Belgrado sostiene che la maggior parte dei serbi se ne sia giร andata dal Kosovoโฆ
Contrariamente a quanto si crede, la maggior parte dei serbi del Kosovo รจ rimasta in Kosovo, non hanno mai lasciato il paese, nรฉ nel 1999 nรฉ dopo le violenze subite nel 2004. Vivono nei villaggi sparsi in tutto il paese e godono di molti diritti garantiti dalla Costituzione kosovara. La leadership kosovara ha tutto lโinteresse a rispettare i diritti della minoranza serba, dimostrando in tal modo che il Kosovo รจ un paese serio che merita il riconoscimento internazionale e lโapertura dei negoziati di adesione allโUe. E la leadership al potere in Serbia, che si autodefinisce patriottica, ha il dovere di rispettare la scelta dei serbi del Kosovo di rimanere in Kosovo. Unโeventuale divisione del Kosovo, che vedrebbe lโunica grande cittร a maggioranza serba, Mitrovica nord, annessa alla Serbia, significherebbe la scomparsa del Kosovo multietnico.
Se la divisione del territorio kosovaro non รจ una buona soluzione per i serbi del Kosovo, perchรฉ i leader nazionalisti serbi sono favorevoli a questa opzione?
Perchรฉ ai nazionalisti non importa nulla della gente comune, nรฉ tanto meno si preoccupano della sopravvivenza di una societร multietnica. La presenza di una forte minoranza serba in un altro paese rappresenta una minaccia per i nazionalisti serbi. Basta ricordare come nel 1996 i nazionalisti serbo-bosniaci abbiano costretto i loro connazionali a lasciare Sarajevo. Oppure come nel 1997 abbiano cercato di impedire il ritorno dei serbi a Drvar.
Per come stanno le cose, la Russia รจ lโunica che potrebbe trarre qualche vantaggio da unโeventuale divisione del Kosovoโฆ
Lโobiettivo di Putin รจ di rallentare il processo di integrazione dei Balcani occidentali nellโUnione europea. E ci sta riuscendo. La divisione del Kosovo rappresenterebbe un precedente a cui far riferimento per giustificare lโoccupazione da parte della Russia di diversi territori, dalla Crimea alle regioni del Caucaso. Tuttavia, il futuro dei Balcani occidentali non รจ nelle mani di Mosca nรฉ di Washington. ร nelle mani dellโUnione europea.
Pensa che Bruxelles potrebbe appoggiare unโeventuale proposta di uno scambio di territori tra Kosovo e Serbia?
Lโatteggiamento di alcuni funzionari europei, che affermano che โqualsiasi accordo raggiunto tra le due parti sarร accettabile per lโUeโ, รจ molto pericoloso. Certo che bisogna incoraggiare il raggiungimento di un compromesso, per una questione di principio, ma anche le ragioni pragmatiche. Ma se i leader dei due paesi raggiungono un accordo sullo scambio di popolazioni, e non di territori, come successo a Losanna nel 1923? La scorsa settimana, lโex ambasciatore della Serbia negli Stati Uniti ha dichiarato che lo scambio di popolazioni tra Serbia e Kosovo potrebbe essere una buona soluzione. Bruxelles ha forse dimenticato quali conseguenze abbiano portato alcuni accordi raggiunti in passato tra i leader nazionalisti?
LโUnione europea deve dire chiaramente che appoggerร la proposta di una modifica del confine tra Serbia e Kosovo solo nel caso in cui fosse frutto di un accordo bilaterale, raggiunto dopo un dibattito pubblico, serio e trasparente, finalizzato a migliorare le condizioni di vita di tutte le persone coinvolte. Una divisione del Kosovo che avrebbe portato al peggioramento delle condizioni di vita della maggior parte dei serbi del Kosovo solo per soddisfare lโagenda nazionalista della leadership di Belgrado รจ inaccettabile.
Cosa dovrebbe fare lโUnione europea?
LโUnione europea dovrebbe essere molto piรน proattiva. Dovrebbe dire chiaro e tondo che la Serbia potrร entrare a far parte dellโUnione europea solo se riconosce il Kosovo nei suoi confini attuali, e che il Kosovo potrร diventare membro dellโUnione europea solo se rispetta gli impegni, previsti dalla Costituzione, relativi ai diritti delle minoranze e alla protezione della comunitร serba.
LโUnione europea si รจ impegnata a fornire un sostegno concreto alla Serbia e al Kosovo, come anche agli altri paesi dei Balcani occidentali, al fine di aiutare la loro ripresa economica e rendere credibile la prospettiva di integrazione. Bisognerebbe stimolare lo sviluppo dei Balcani occidentali sullโesempio della regione baltica: piccoli paesi, focalizzati sulle riforme economiche e sociali, con i piรน avanzati sistemi di istruzione. Questa รจ la strada giusta da percorrere per raggiungere gli standard europei e avvicinarsi allโobiettivo dellโadesione.









