Elezioni in Slovenia: il rischio di un ritorno di Janez Janša
Prima delle elezioni ungheresi del 12 aprile, un alleato di Viktor Orbán tenta di tornare in sella in Slovenia. à l’ex premier Janez JanÅ¡a, conservatore e populista, che il 22 marzo sfida il Primo ministro uscente Robert Golob. I sondaggi prevedono un testa a testa

shutterstock_2139268653
L'ex premier sloveno Janez Janša © Gints Ivuskans / Shutterstock
Adesso lâardua sentenza sul governo di Robert Golob spetta agli elettori. In Slovenia la campagna elettorale Ú in pieno corso, in vista del voto del 22 marzo. Nel paese il tema Ú sempre lo stesso e la domanda Ú se la barra del timone continuerà a restare nelle mani del centrosinistra o se toccherà a Janez JanÅ¡a e ai suoi uomini riprendersi il Paese. I sondaggi indicano un testa a testa, ma più che il vincitore relativo conterà il numero di deputati che le due coalizioni riusciranno a portare in parlamento. Per governare bisogna averne 46.
Scontro tra due blocchi
Alla fine, Ú il solito muro contro muro tra due poli che non comunicano e in cui lâaltro viene percepito non come un avversario, ma come un vero e proprio nemico. Una tradizione della politica slovena a cui si era riusciti a rinunciare solo negli anni Novanta, quando sotto lâoculata guida di Janez DrnovÅ¡ek il paese rincorreva lâingresso nellâUnione Europea e nella Nato.
Al momento lâunico che prova a guardare al di là del proprio potenziale schieramento Ú lâex delfino di JanÅ¡a, AnÅŸe Logar, con i suoi Democratici. Il risultato Ú che viene percepito come un cavallo di Troia da entrambe le parti. Ancora meno legato alla classica divisione destra-sinistra Ú Zoran StevanoviÄ con il suo partito Resni.ca (Verità ). Punta a dare voce allâuomo qualunque e spera di raccogliere voti tra chi non si sente rappresentato dalla politica. Aveva mobilitato la piazza contro i provvedimenti anti-Covid al tempo del governo JanÅ¡a e ora, con fare da consumato tribuno, si presenta con un programma sovranista e populista. Potrebbe farcela a superare la soglia di sbarramento del 4% e, a quel punto, potrebbe essere proprio lui a decidere con i suoi voti chi farà il governo.
Bilancio del governo Golob
Sin dalla vigilia era chiaro che per Golob sarebbe stato più semplice vincere le elezioni che governare. Si era presentato come lâennesimo volto nuovo del centrosinistra per arginare quelle che venivano considerate le derive autoritarie del centrodestra. Più abituato a gestire unâimpresa che un paese, aveva annunciato una serie di mirabolanti riforme senza rendersi conto che fare il premier non era la stessa cosa che dirigere la sua azienda di distribuzione di energia elettrica.
Tutto sommato Golob Ú stato un uomo solo al comando, attorniato da improbabili consiglieri pronti ad adularlo. Per strada ha perso una decina di ministri, anche in dicasteri di primo piano, e un numero ancora maggiore di segretari di Stato e funzionari di alto livello. Qualche volta hanno semplicemente scelto di andarsene; altre volte hanno pagato in prima persona i propri errori, oppure quelli del governo; altre volte ancora hanno avuto lâardire di inimicarsi il cerchio magico del primo ministro, finendo per essere cacciati.
Non immune da una certa sindrome autoritaria, Golob non Ú stato un campione neppure in materia di rispetto delle regole e dello stato di diritto. Ha cercato di controllare le nomine, di delegittimare la commissione anticorruzione e non ha mancato di far forzare ai suoi uomini le procedure parlamentari per togliere spazio di manovra allâopposizione. Senza un reale partito alle spalle e anche senza un preciso programma politico, ha cercato di barcamenarsi â e câÚ riuscito meglio dei suoi predecessori. Quelli che avevano guidato il centrosinistra prima di lui erano infatti stati immediatamente rottamati dalle solite e potenti eminenze grigie della politica slovena, che questa volta non hanno tirato fuori dal cilindro un altro âcolomboâ su cui puntare. I suoi estimatori sostengono che ciò Ú accaduto perché Golob Ú stato oggettivamente bravo; per i suoi detrattori Ú invece il segno che il giochetto di proporre a ogni elezione un nuovo salvatore della patria si Ú ormai esaurito.
Risultati positivi
Per lâelettorato del centrosinistra, ovviamente, il risultato più importante del governo Golob Ú stato quello di aver tolto la Slovenia dalle mani del centrodestra, evitando al paese una deriva âunghereseâ. Non mancano nemmeno elogi per una parziale riforma sanitaria e previdenziale, per un ampliamento del welfare e per lâavvio di una politica di edilizia popolare. Con il suo governo â sostengono â le retribuzioni sono aumentate e la gente sta meglio.
Soddisfazione anche per la risposta data dallâesecutivo alle catastrofiche alluvioni che avevano colpito il paese nellâagosto del 2023. A sinistra si rivendicano inoltre alcune scelte in politica estera. La Slovenia aveva spesso esitato e si era quasi sempre allineata ai partner più forti nelle grandi questioni internazionali. Proprio per questo Lubiana non era mai arrivata a riconoscere la Palestina, anche se nel paese su questo tema esisteva un certo consenso. Questa volta lâha fatto senza indugi, dopo la risposta di Israele alla strage compiuta da Hamas il 7 ottobre 2023. I rappresentanti istituzionali non hanno avuto paura di usare parole come genocidio e di criticare apertamente lâeccessivo uso della forza a Gaza. Un atteggiamento critico che si Ú fatto sentire anche nei confronti degli Stati Uniti, per le mire del presidente americano Donald Trump sulla Groenlandia e per il recente intervento in Iran.
Per molti, in materia di welfare, salari e politica estera ha pesato non poco la presenza nel governo della Levica (Sinistra), una piccola ma radicale formazione convinta che sia necessario arginare gli eccessi del capitalismo, redistribuire la ricchezza, investire nel sociale e nella cultura, ridurre la spesa militare e, se possibile, uscire dalla Nato.
Critiche da destra
Questi temi non sono sempre condivisi allâinterno della coalizione di centrosinistra e sono certamente sgraditi al centrodestra, che, al contrario, sostiene che per inseguire politiche sociali, aumenti salariali e sovvenzioni al mondo dellâarte e della cultura, si Ú messo il cappio al collo alla Slovenia che lavora.
JanÅ¡a e i suoi uomini, al netto di qualche eccesso dei falchi, per ora hanno puntato su una campagna elettorale relativamente pacata. Sui social, intanto, schiere di aitanti giovanotti e belle ragazze spiegano che nel paese tutto va male e che si sta peggio di prima. Il costo della vita Ú aumentato, la sanità non funziona, le lungaggini burocratiche sono un problema e la magistratura non Ú indipendente. Lâobiettivo Ú far credere che solo una virata a destra potrà fornire le soluzioni necessarie per far ripartire il paese.
Lo spauracchio Janša
Su una cosa almeno, sia nel centrodestra sia nel centrosinistra, tutti sono dâaccordo: se JanÅ¡a riuscirà a tornare per la quarta volta al governo, questa volta con più energia e rapidità rivolterà la Slovenia come un calzino. Scontato quindi che la reazione del centrosinistra sarebbe quella di far ripartire la protesta e riempire le piazze. Le proteste, al tempo del Covid, finirono anche con idranti, lacrimogeni e manganellate.
Adesso il governo può contare anche su qualche strumento in più. Se i manifestanti daranno troppo fastidio, si potranno sempre utilizzare le nuove norme in materia di ordine pubblico approvate proprio dal governo Golob dopo la morte di un cittadino a Novo mesto, a seguito di una colluttazione con un gruppo di rom. Con la polizia che adesso ha più poteri mantenere la quiete nel centro di Lubiana potrebbe essere molto più semplice.
In un clima politico sempre più polarizzato, le elezioni del 22 marzo rischiano quindi di essere ancora una volta un referendum sulla figura di JanÅ¡a. Al centrosinistra finora Ú bastato puntare tutto sullâantijanÅ¡ismo, spingendo molti elettori ad andare alle urne turandosi il naso. Questa volta potrebbe non bastare.
In evidenza
- Libertà dei media
- Ecologia femminista








