Elezioni in Slovenia: a caccia di una maggioranza
Le prossime elezioni politiche in Slovenia, programmate per il 22 marzo, seguiranno il solito copione: pro o contro il leader del centrodestra Janez Janša, questa volta dato in vantaggio. A decidere le sorti della prossima maggioranza, però, saranno i partiti minori

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Parlamento sloveno © ChiccoDodiFC/Shutterstock
Il 22 marzo prossimo gli sloveni saranno chiamati alle urne per scegliere a chi affidare il Paese per i prossimi quattro anni. Lo scontro sarà ancora una volta tra centrodestra e centrosinistra. I sondaggi indicano che il vincitore relativo della consultazione dovrebbe essere Janez Janša con il suo Partito Democratico. Quello che conta, però, è riuscire a racimolare i 46 voti necessari per eleggere il primo ministro e il governo.
Il premier Robert Golob, con il suo Movimento Libertà, probabilmente non riuscirà a eguagliare il risultato della scorsa consultazione, quando conquistò quasi da solo la maggioranza, portandosi a casa 41 deputati, mai nessuno prima ci era riuscito. Il suo partito è in calo, anche se i sondaggi lo danno saldamente al secondo posto.
A decidere chi governerà saranno i partiti minori, quelli che riusciranno a superare lo sbarramento del quattro per cento che consente l’ingresso in parlamento. Quattro anni fa ce la fecero solo in cinque. Insieme a Movimento Libertà e Partito Democratico entrarono alla Camera anche i post-comunisti Socialdemocratici, i radicali della Sinistra e i democristiani di Nuova Slovenia. Mai così in pochi da quando nel 1990 si è dissolto il regime comunista.
Secondo i sondaggi, questa volta dovrebbero essercene di più. Visto il sistema di distribuzione dei mandati, più partiti entrano e più vengono penalizzate le formazioni che ottengono più voti.
La politica slovena, intanto, non cambia e la storia è sempre la stessa. Il centrodestra sembra proprio non poter fare a meno di Janez Janša, ma con lui fatica a vincere. Il centrosinistra, invece, è incapace di elaborare una vera e propria visione per il futuro del Paese, ma ha sempre fatto leva sull’anti-janšismo per vincere.
Janša sa di poter contare sui suoi storici alleati di Nuova Slovenia. I democristiani sono ormai una sorta di suo satellite. Nel corso della loro storia hanno cercato più volte di divincolarsi dal suo abbraccio, ma ogni tentativo si è concluso con un avvicendamento ai vertici del partito e con un mesto ritorno all’ovile.
Il centrodestra alla Camera, nella prossima legislatura, dovrebbe essere rafforzato dall’ingresso in parlamento della formazione di Anže Logar. L’ex delfino di Janša è stato cacciato dal partito dopo che la sua stella aveva cominciato a offuscare quella del padre-padrone dei conservatori. In molti avevano iniziato a sostenere che, per vincere, si sarebbe dovuto puntare su Logar.
Lui ambisce a superare la netta divisione tra destra e sinistra. Nessuno può escludere a priori che possa anche essere disposto a entrare in alleanza con formazioni di centrosinistra, ma tutti concordano sul fatto che, se la destra avrà i numeri per governare, lui sarà felice di entrare nel governo.
Il premier Robert Golob, intanto, cerca di correre ai ripari promuovendo un’alleanza dei progressisti. Più che elencare i suoi meriti, tenta di spiegare che la sua coalizione ha salvato il Paese dalle derive autoritarie di Janez Janša. Il centrosinistra, però, sembra fare di tutto per perdere. I Socialdemocratici, nel corso di questo mandato, hanno rimpinguato il loro gruppo parlamentare raccattando deputati qua e là.
L’ultimo arrivato è Matej Tašner Vatovec, capogruppo della Sinistra. Senza alcun segnale di preavviso o di dissidio con il suo partito, l’esponente politico è stato folgorato sulla via di Damasco e si è scoperto socialdemocratico. Potrebbe aver assestato un colpo mortale al suo ormai ex partito, che alle scorse elezioni era riuscito a entrare alla Camera superando di un soffio la soglia di sbarramento.
Janša, ovviamente, ringrazia e a Capodistria gli elettori di Vatovec parlano di un tradimento infame e di una mossa inspiegabile. Talmente inspiegabile che nemmeno Vatovec ha saputo fornire argomentazioni politiche plausibili e convincenti.
A portare qualche deputato al centrosinistra potrebbe essere l’eurodeputato Vladimir Prebilič, con Prerod – Rinascita. I sondaggi indicano che il suo partito potrebbe farcela, ma Golob sa che raccogliere i voti necessari per governare non sarà facile. Proprio per questo ha aperto a Resni.ca – Verità. La compagine extraparlamentare è paragonabile a una sorta di Movimento 5 Stelle della prima ora.
A guidarla è il carismatico e controverso Zoran Stevanović, un personaggio dalle notevoli capacità comunicative finora ignorato dai media e dagli altri politici. Se riuscirà a entrare in parlamento, potrebbe essere lui a decidere se ci sarà una coalizione di centrodestra o di centrosinistra. Con lui sarà difficile trovare un’intesa per formare il governo e potrebbe essere ancora più difficile governare.
I giochi sono appena iniziati. Le carte non sono ancora state del tutto distribuite. Alla fine, per fare i conti, bisognerà attendere l’esito finale del voto. Nel 1996 a fare da ago della bilancia non furono i partiti, ma i deputati delle due minoranze autoctone, italiana e ungherese, che si schierarono con il centrosinistra, impedendo al centrodestra di trovare il quarantaseiesimo voto per formare il governo. Quattro anni fa furono ancora una volta i deputati delle minoranze a contribuire a tenere in vita l’ultimo governo di centrodestra.
La campagna elettorale sta per entrare nel vivo. Le sorprese non mancheranno e nemmeno i colpi di scena. Alla fine, comunque, gli sloveni andranno a votare come sempre: a favore o contro Janez Janša.












