Croazia, se l’empatia รจ questione di bandiere
Di fronte alla guerra in Israele e alle notizie che stanno giungendo dalla Striscia di Gaza, la Croazia, cosรฌ come il resto del mondo, รจ piรน spaccata che mai. Ma c’รจ veramente dell’empatia da parte dei croati? E a chi รจ diretta? Il commento di Boris Deลพuloviฤ

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La cittร di Rafah, nella Striscia di Gaza, dopo un attacco israeliano ยฉ Anas-Mohammed/Shuttesrtock
(Originariamente pubblicato sul portale Novosti , il 4 novembre 2023)
E se provassimo a svincolare le storie, che ogni mattina arrivano dal Medio Oriente, dalle coordinate geografiche precise, ad accostarci alle dolorose testimonianze senza alcuna chiave di lettura? Se provassimo a nascondere i distintivi sulle uniformi degli assassini e ad oscurare i nomi delle vittime nelle terribili notizie, come ad esempio quella sul giornalista palestinese Wael Al-Dahdouh, il quale ha perso la moglie, la figlia, il figlio e un nipote, o quella sulla povera ragazza ebrea Shani Louk, di cui qualche giorno fa รจ stata ritrovata solo la testa mozzata?
Di fronte alla guerra in Israele e alle notizie che stanno giungendo dalla Striscia di Gaza, la Croazia, cosรฌ come il resto del mondo, รจ piรน spaccata che mai. Questa volta la spaccatura รจ tra chi sta inondando i social di stelle di David e chi invece di bandiere palestinesi ostentando empatia. Una societร nettamente divisa tra chi, insieme alla Zagabria ufficiale, sostiene il legittimo diritto degli ebrei allโautodifesa e chi invoca lo stesso diritto per i palestinesi. Quale sarebbe invece la posizione dei croati sui crimini perpetrati lungo la recinzione di Gaza se non riuscissero a distinguere se gli assassini appartenessero alle forze di difesa israeliane o alla guerriglia di Hamas, ossia se le vittime innocenti fossero gli abitanti dei kibbutz ebraici oppure i civili dei campi palestinesi?
In quel caso assisteremmo ad a) una prova, abbastanza credibile, di empatia per i morti o b) ad una subdola relativizzazione dei crimini?
Andiamo a vedere. Non costa nulla. A noi non costa nulla.
Ecco un esempio.
Era una mattina calda โ un caldo per nulla insolito da quelle parti in quel periodo dellโanno โ quando nel villaggio di K, nellโarea di confine, si udirono le prime detonazioni cupe e le colonne di fumo iniziarono ad alzarsi allโorizzonte. Gli abitanti, in preda al panico, riuscirono solo a prendere i bambini e a rifugiarsi nellโedificio della vecchia scuola, situato a poca distanza dalle abitazioni. Nel villaggio, ormai svuotato, rimasero solo le pecore, le mucche, i cani e una quindicina di poveracci, troppo vecchi per fuggire, i quali non capivano cosa stesse accadendo o semplicemente non erano abbastanza veloci. Due anziani in qualche modo riuscirono a nascondersi dietro agli alberi piรน vicini e da lรฌ qualche minuto dopo, pietrificati dalla paura, assistettero allโarrivo dellโesercito, che fece irruzione nel villaggio a bordo di jeep veloci.
Ce nโerano alcune decine, armati di bombe a mano e fucili automatici. Una volta scesi dalle loro jeep, si diressero verso le case, sfondando le porte e invitando le persone ad uscire. Alcuni istanti dopo si udรฌ il primo colpo dโarma da fuoco, seguito da una breve raffica da unโarma automatica che tagliรฒ lโaria torrida. Ben presto il villaggio venne coperto da un denso fumo nero impregnato di urla inumane, imprecazioni, preghiere, raffiche, pianti smorzati del bestiame e guaiti dei cani.
Un giorno unโinchiesta approfondita rivelerร cosa accadde esattamente quella mattina nel piccolo villaggio di K. nellโarea di confine. Ad ogni modo, quando tutto finรฌ e i primi abitanti osarono ritornare, trovarono solo carcasse di animali e cadaveri mutilati che giacevano nei vicoli polverosi, sulle soglie delle porte, nelle cantine e nelle stalle. Alcuni furono uccisi a colpi dโarma da fuoco, altri fatti saltare in aria, ad alcuni fu tagliata la gola, altri furono dati alle fiamme: una donna giaceva senza testa, unโaltra fu ritrovata nuda e violentata, unโaltra ancora fu bruciata viva in una stalla insieme al bestiame. Alcuni osservatori e attivisti contarono quattordici corpi massacrati โ dei quali ben nove donne! โ nel piccolo villaggio di K. lungo il confine.
Ebbene.
Cosa cambia il distintivo sullโuniforme dellโaggressore, ossia lโappartenenza nazionale e religiosa della vittima nella percezione croata di questo terribile crimine, rigorosamente ricostruito โ lo sottolineo โ sulla base dei resoconti delle associazioni per i diritti umani e dei testimoni oculari? Il nostro atteggiamento verso questo crimine dipende esclusivamente dal fatto che il villaggio di K. in realtร sia il kibbutz di Kissufim o il campo profughi di Khan Yunis, ossia dal fatto che quegli assassini a bordo delle jeep fossero membri di Hamas โ che quella mattina sfondarono la recinzione al confine con la Striscia di Gaza e, mossi da unโira vendicativa, fecero irruzione nei kibbutz ebraici uccidendo e bruciando tutto ciรฒ che trovavano sul loro cammino โ o membri dellโesercito israeliano che una settimana dopo, anche loro mossi da unโira vendicativa, irruppero nei campi profughi palestinesi dallโaltra parte della recinzione, uccidendo e bruciando tutto ciรฒ che trovavano sul loro cammino?
Lโempatia di una Croazia nettamente divisa davvero dipende solo dal fatto che le donne anziane massacrate, stuprate e bruciate vive nel villaggio di K. fossero le emigrate ebree, che ottantโanni fa sopravvissero allโOlocausto, o le donne palestinesi che per tutti quegli anni vivevano nella propria terra come se fossero in esilio?
Va bene, รจ un vecchio trucco. Manca il contesto. A pensarci meglio perรฒ, il contesto lo conoscete tutti. In realtร , il contesto importa ben poco. Anzi, ai fini di questo esperimento e della vostra piccola risoluzione personale, potete fare riferimento allo stesso contesto che finora avete utilizzato per interpretare il Medio Oriente. Per questa equazione รจ del tutto sufficiente sapere che il massacro nel piccolo villaggio di K. รจ effettivamente accaduto e che รจ stato provato in modo inconfutabile che รจ accaduto nel modo sopra descritto. Lโunica incognita resta il distintivo sulle uniformi dei soldati.
E la data esatta: gli assassini hanno fatto irruzione nel piccolo villaggio di K. al mattino presto del 7 ottobre quando Hamas ha lanciato un attacco improvviso contro Israele, o qualche giorno fa, quando lโesercito israeliano ha completamente tagliato la Striscia di Gaza fuori dal mondo digitale, intraprendendo unโoffensiva di terra?
Oppure tutto รจ accaduto prima?
Siete sulla buona strada: il crimine che ho descritto non risale allo scorso 7 ottobre nรฉ ai giorni successivi, essendo accaduto molto tempo fa, per la precisione ventotto anni fa, due anni dopo che il premier israeliano Yitzhak Rabin e il leader palestinese Yasser Arafat, sotto lโegida del presidente statunitense Bill Clinton, alla Casa Bianca firmarono solennemente gli Accordi di Oslo. Questo contesto storico cambia qualcosa?
Forse cambierร qualcosa quando emergerร che il villaggio di K, teatro degli orrori descritti, si trova in un Oriente assai piรน vicino e in realtร si chiama Kijani โ un villaggio situato nei pressi di Graฤac in cui i membri dellโesercito croato fecero irruzione lโ8 agosto del 1995, allโindomani dellโoperazione militare Oluja [Tempesta], e con una ferocia inaudita uccisero quattordici abitanti, perlopiรน anziani e inermi, che non fecero in tempo a fuggire o semplicemente preferirono rimanere. Tra le vittime cโerano nove donne: una fu ritrovata con la testa mozzata, unโaltra fu violentata prima di essere uccisa, unโaltra ancora venne data alle fiamme in una stalla insieme alle mucche.
Il massacro di Kijani non solo non รจ lโunico crimine commesso dopo lโoperazione Oluja, ma non รจ nemmeno il piรน noto: quellโestate da Varivode a Grubori furono uccisi almeno seicento civili serbi, perlopiรน anziani, che accolsero lโinvito del presidente Franjo Tuฤman a rimanere nelle loro case. Il contesto? ร del tutto irrilevante se nellโagosto nel 1995 la Croazia fosse paragonabile alla Palestina, con un diritto storico ad avere un proprio stato, o a Israele, con un diritto storico a difendere il proprio stato. Per la nostra equazione รจ sufficiente sapere che il massacro a Kijani nei pressi di Graฤac รจ effettivamente accaduto e che รจ stato provato in modo inconfutabile che รจ accaduto nel modo sopra descritto. Lโunica incognita sembra perรฒ essere il crimine stesso.
Se da un lato conoscono perfettamente la storia dello stato israeliano e la lotta palestinese per la libertร โ trascorrendo notti intere a navigare freneticamente sui social, condividendo immagini degli orrori a cui si assiste in Medio Oriente e contando accuratamente i morti, senza perdere lโoccasione di esporre bandiere palestinesi e stelle di David sulle piccole finestre virtuali, accendendo candele, versando fiumi artificiali di lacrime, discutendo con toni acuti su chi ha iniziato per primo, per tutto il tempo offendendo le rispettive madri ebree e musulmane โ dallโaltro gli esperti croati di Medio Oriente, i giudaisti di Facebook e gli arabisti di Twitter a tuttโoggi, a distanza di ventotto anni dallโaccaduto, ancora non sanno nulla del massacro di Kijani.
In Croazia nelle ultime tre settimane si รจ scritto di piรน delle vittime innocenti intorno alla recinzione di Gaza, piรน lacrime sono state versate per loro, piรน imprecazioni sono state pronunciate, divinitร maledette e amicizie rotte a causa dei crimini di Hamas e dellโesercito israeliano che negli ultimi ventotto anni, dallโoperazione Oluja ad oggi, a causa dei crimini, altrettanto terribili, commessi dallโesercito croato. In quellโequazione la distinzione tra israeliani e palestinesi conta ben poco. La veritร รจ che in Croazia non si รจ quasi mai discusso del massacro di Kijani, sui social non sono mai state accese candele per le donne di Kijani, figurarsi postare bandiere serbe.
Pur essendo stati uccisi esattamente come in questi giorni vengono uccisi i civili ebrei e palestinesi, negli ultimi ventotto anni la Croazia non si รจ mai divisa sui suoi cittadini sterminati a Kijani, Grubori, Varivode, Uzdolje, ลฝagroviฤ, Plavno, Strmica, Oฤestovo, Ivoลกevci, Liฤki Tiลกkovac, Morko Polje, mai si รจ spaccata su nessuna di quelle seicento vittime innocenti dellโoperazione Oluja.
E quel test?
La soluzione, ovviamente, รจ la seguente: b) una mera relativizzazione dei crimini nella Striscia di Gaza e a) in Croazia, lo avrete giร capito, non cโรจ mai stata alcuna empatia.
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