Crisi costituzionale in Bosnia Erzegovina: questa volta รจ diverso?

I leader politici dei tre principali gruppi etnici in Bosnia Erzegovina costruiscono le loro narrazioni politiche quotidiane alcuni intorno a rivendicazioni autonomiste e altri intorno a aspirazioni centralizzanti. Difficile prevedere come finirร  questo nuovo episodio della saga sulla richiesta di indipendenza della Republika Srpska

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Sarajevo ยฉ Andocs/Shutterstock

(Originariamente pubblicato dal Center on Constitutional Change , il 17 novembre 2021)

Lโ€™Accordo di pace di Dayton del 1995 definisce la Bosnia Erzegovina (BiH) come uno stato costituito da due entitร : la Federazione BiH (FBiH) e la Republika Srpska (RS). La Federazione BiH รจ composta da dieci cantoni, mentre la Republika Srpska ha una struttura unitaria. Il distretto di Brฤko, una piccola entitร  situata nel nord-est del paese, fu creato solo nel 1999 a seguito di una procedura di arbitraggio. Oltre alla Costituzione della Bosnia Erzegovina, ogni entitร , cosรฌ come ogni cantone, ha una propria costituzione/statuto, un governo, un parlamento e propri tribunali. Va inoltre sottolineato che il sistema politico e costituzionale della Bosnia Erzegovina รจ fondato sul principio di uguaglianza tra i membri dei tre gruppi etnici definiti come popoli costituenti: bosgnacchi, croati e serbi (frutto dei rapporti di potere tra suddetti gruppi etnici durante la guerra in Bosnia del 1992-1995). Il concetto di popoli costituenti pervade lโ€™intero sistema politico e costituzionale, garantendo ai tre gruppi etnici rappresentanza e partecipazione al potere esecutivo, legislativo e giudiziario.

La Bosnia Erzegovina รจ attraversata da due tendenze che vanno progressivamente rafforzandosi โ€“ da un lato unโ€™ulteriore federalizzazione e, dallโ€™altro, la centralizzazione โ€“ provocando, ciascuna a modo suo, nuove frammentazioni. La prima tendenza si riflette nelle ripetute minacce di indire un referendum sullโ€™indipendenza della Republika Srpska e negli appelli affinchรฉ venga creata una terza entitร , a maggioranza croata. La seconda tendenza si riferisce ai periodici tentativi dei partiti bosgnacchi di istituire un sistema unitario e di ritornare alla costituzione del 1992. I bosgnacchi temono che lโ€™attuale quadro costituzionale possa facilitare la secessione della Republika Srpska e che i croati possano ottenere maggiore autonomia. Dallโ€™altra parte, i serbi e i croati hanno paura di perdere la propria autonomia se dovessero prevalere tendenze centraliste. Questo si traduce in una coesistenza tuttโ€™altro che facile e in un sentimento di sfiducia reciproca, alimentando tensioni a tutti i livelli di governo.

Periodicamente, la leadership della Republika Srpska minaccia di indire un referendum sullโ€™indipendenza in risposta alle discussioni riguardanti il trasferimento dei poteri al livello centrale. Lโ€™รฉlite politica della RS si oppone anche allโ€™adesione dalla Bosnia Erzegovina alla Nato e allโ€™esistenza di un sistema giudiziario centrale.

Le piรน recenti minacce allโ€™integritร  territoriale della Bosnia Erzegovina โ€“ minacce che rischiano di esacerbare ulteriormente le giร  tese relazioni tra i gruppi etnici presenti nel paese โ€“ sono arrivate dal membro serbo della Presidenza tripartita della BiH Milorad Dodik e dal partito da lui guidato (Unione dei socialdemocratici indipendenti, SNSD).

Lo scorso 28 ottobre Dodik ha presentato un documento strategico contenente un lungo elenco di rivendicazioni. Tra queste le piรน importanti sono: la richiesta di restituzione alla Republika Srpska di alcune competenze trasferite alle istituzioni centrali, in particolare quelle riguardanti le forze armate della Bosnia Erzegovina il Consiglio superiore della magistratura, il tribunale della Bosnia Erzegovina e lโ€™Agenzia per le imposte indirette (nel caso tale richiesta non dovesse essere esaudita entro sei mesi dalla presentazione del documento, Dodik ha annunciato che proclamerร  lโ€™indipendenza della Republika Srpska); lโ€™annuncio di voler abolire lโ€™Agenzia di intelligence e sicurezza (OSA) e ritirare il consenso della Republika Srpska alla creazione dellโ€™Agenzia di stato per le investigazioni e la difesa (SIPA), per poi creare simili agenzie in Republika Srpska; lโ€™annuncio dellโ€™intenzione di istituire unโ€™agenzia per i medicinali della Republika Srpska (nonostante lโ€™esistenza di unโ€™agenzia del farmaco competente a livello nazionale, creata nel 2009) sulla base di una legge approvata dallโ€™Assemblea della Republika Srpska lo scorso 21 ottobre nonostante lโ€™opposizione abbia boicottato il voto. In precedenza Dodik aveva annunciato anche di voler abolire tutta una serie di misure adottate dallโ€™Alto rappresentante per la Bosnia Erzegovina.

Lโ€™avventurismo politico di Dodik ha destato parecchio scalpore in Bosnia Erzegovina, in tutta la regione e a livello internazionale. Tuttavia, Dodik aveva giร  invocato la secessione talmente tante volte che le sue recenti minacce hanno lasciato perplessi molti politici, giuristi e diplomatici che hanno oscillato tra due affermazioni: โ€œSiamo alle solite!โ€ e โ€œQuesta volta la cosa รจ seria!โ€. รˆ difficile valutare la gravitร  della situazione dal momento che le minacce di secessione e di una nuova guerra, solennemente pronunciate da Dodik, sono state accompagnate dalla sua decisione di invitare un musicista folk a recarsi nella sede della Presidenza della BiH per intrattenere alcune persone ospitate da Dodik nel suo ufficio, nonchรฉ da tutta una serie di affermazioni fatte dai leader politici dei tre popoli costituenti in Bosnia Erzegovina, ma anche dal presidente croato e quello serbo, compresa una battuta pronunciata a braccio [dal presidente croato Zoran Milanoviฤ‡] secondo cui รจ improbabile che in Bosnia Erzegovina scoppi una nuova guerra perchรฉ i tre principali gruppi etnici sarebbero talmente poveri da poter combattere solo lanciandosi castagne lโ€™uno contro lโ€™altro.

Il ripristino dei poteri precedentemente trasferiti alle istituzioni centrali; la sospensione, da parte dellโ€™Assemblea della Republika Srpska, delle leggi e delle decisioni adottate dalle istituzioni centrali o dallโ€™Alto rappresentante per la BiH, e lโ€™appropriazione dei poteri statali sono questioni giuridiche interconnesse tra loro, legate alla divisione dei poteri in Bosnia Erzegovina.

In Bosnia Erzegovina le istituzioni centrali detengono alcuni poteri esclusivi, seppur ristretti, mentre le due entitร  hanno ampi poteri residuali. La Costituzione della Bosnia Erzegovina prevede che tutti i poteri e le funzioni che non sono esplicitamente attribuiti alle istituzioni centrali spettino alle entitร  (articolo 3, paragrafo 3). Inoltre, secondo quanto previsto allโ€™articolo 3, paragrafo 5, lettera a, le istituzioni centrali possono arrogarsi ulteriori poteri riguardanti le questioni legate alla tutela della sovranitร , dellโ€™integritร  territoriale, dellโ€™indipendenza politica e della personalitร  internazionale della Bosnia Erzegovina, ma solo con il consenso di entrambe le entitร  e rispettando la ripartizione dei poteri. In altre parole, il trasferimento delle competenze dalle entitร  alle istituzioni centrali puรฒ avvenire solo con previo consenso delle due entitร  (articolo 4, paragrafo 4, lettera d). Ad esempio, fino al 2005 in Bosnia Erzegovina cโ€™erano due eserciti, lโ€™Esercito della Federazione BiH e lโ€™Esercito della Republika Srpska. Per poter creare un unico esercito era necessario trasferire i relativi poteri dalle entitร  alle istituzioni statali. Nel 2006, del tutto inaspettatamente, le due entitร  raggiunsero un accordo sulla creazione di un esercito congiunto e cosรฌ nacquero le Forze Armate della Bosnia Erzegovina.

Tuttavia, nel corso degli anni le due entitร , soprattutto la Republika Srpska, si sono dimostrate restie a consentire il trasferimento dei poteri alle istituzioni centrali. Inoltre, nella Federazione BiH il processo di trasferimento delle competenze รจ ulteriormente complicato dal fatto che lโ€™attribuzione delle competenze allโ€™entitร  si basa su meccanismi diversi da quelli utilizzati per lโ€™attribuzione delle competenze ai cantoni. Quindi, solo pochi poteri, oltre a quelli legati alla politica di difesa, sono stati trasferiti alle istituzioni centrali, compresi quelli contestati da Dodik.

A partire dal 2006, le istituzioni centrali hanno introdotto le cosiddette โ€œcompetenze paralleleโ€ allo scopo di elaborare nuove politiche e norme in alcuni ambiti, come ad esempio le leggi quadro sullโ€™istruzione primaria, secondaria e terziaria. Lโ€™รฉlite serbo-bosniaca ha perรฒ continuato ad ostacolare il trasferimento dei poteri al livello centrale, temendo che tale processo potesse indebolire la Republika Srpska. Allo scopo di garantire una qualche forma di coordinamento, lโ€™Ufficio dellโ€™Alto rappresentante per la Bosnia Erzegovina (istituito nel 1995 con il compito di vigilare sullโ€™implementazione degli Accordi di Dayton; puรฒ adottare e applicare decisioni per superare situazioni di stallo nel processo decisionale) ha imposto una serie di decisioni sulla base delle quali alcune competenze sono state trasferite al livello centrale, compresa la legge sul Consiglio superiore della magistratura e quella sullโ€™imposta sul valore aggiunto, entrambe approvate dallโ€™Assemblea parlamentare della Bosnia Erzegovina. Tuttavia, la Republika Srpska ha piรน volte invocato con veemenza la soppressione delle istituzioni create per volere dellโ€™Alto rappresentante (il tribunale della BiH, la procura della BiH e il Consiglio superiore della magistratura), proprio a causa del modo in cui sono state create.

Da un punto di vista prettamente giuridico-costituzionale, le richieste di Dodik possono essere facilmente respinte. Non cโ€™รจ alcuna possibilitร  legale che un livello di governo inferiore decida le sorti di una legge approvata da un livello di governo superiore. I parlamenti delle due entitร  โ€“ in questo caso lโ€™Assemblea della Republika Srpska โ€“ non possono modificare nรฉ abrogare una legge adottata dal parlamento centrale, cioรจ dallโ€™Assemblea parlamentare della Bosnia Erzegovina. Lโ€™Assemblea della Republika Srpska non puรฒ annullare unilateralmente la legge sulla difesa, la legge sui servizi segreti, etc. Queste leggi possono essere modificate o abrogate solo dallโ€™istituzione che le ha approvate, quindi dallโ€™Assemblea parlamentare della BiH. Allo stesso modo, le leggi imposte dallโ€™Alto rappresentante possono essere emendate o abolite solo da questโ€™ultimo e dallโ€™Assemblea della BiH. Quindi, la Republika Srpska puรฒ legittimamente impugnare una legge in seno allโ€™Assemblea della BiH, ma รจ poco probabile che vinca la contesa. Unโ€™altra possibilitร  per contestare le leggi approvate dallโ€™Assemblea della BiH o le decisioni imposte dallโ€™Alto rappresentante รจ quella di ricorrere alla Corte costituzionale della Bosnia Erzegovina.

La questione poi si complica ulteriormente. Non รจ infatti chiaro se e come le entitร  possano ripristinare i poteri trasferiti al livello centrale perchรฉ lโ€™attuale ordinamento costituzionale bosniaco-erzegovese non prevede alcuna specifica procedura da applicare in tali situazioni. La Costituzione della BiH non contiene alcuna disposizione che regoli questa questione. Si potrebbe obiettare che se il trasferimento dei poteri puรฒ essere deciso solo di comune accordo tra le due entitร , allora lo stesso principio dovrebbe valere anche per il ripristino dei poteri. Tuttavia, nelle circostanze attuali, ogni iniziativa per il ripristino dei poteri trasferiti alle istituzioni centrali che non trovi un fondamento nel testo costituzionale o nelle leggi vigenti รจ da considerarsi pericolosa.

Una cosa perรฒ รจ certa: a prescindere dal fatto che le entitร  abbiano trasferito alcuni poteri alle istituzioni statali sulla base di quanto previsto dalla Costituzione o che tale trasferimento sia stato imposto dallโ€™Alto rappresentante, questi poteri non possono essere unilateralmente ripristinati da una delle due entitร  approvando unโ€™apposita legge o ritirando il proprio consenso al trasferimento. Come ho sottolineato prima, lโ€™Assemblea parlamentare della BiH รจ lโ€™unica istituzione a poter modificare le leggi relative al trasferimento dei poteri dalle entitร  alle istituzioni centrali.

Dallโ€™altra parte, la Costituzione conferisce ampi poteri alle entitร  ed รจ forse proprio per questo motivo che la leadership della Republika Srpska si sente autorizzata a intraprendere azioni che sta intraprendendo. Tuttavia, la Costituzione della Bosnia Erzegovina prevede che le entitร  e le unitร  che le compongono debbano rispettare pienamente le disposizioni costituzionali (articolo 3, paragrafo 3, lettera b), nonchรฉ garantire la conformitร  delle proprie leggi al dettato costituzionale (articolo 12, paragrafo 2).

Lโ€™aspetto piรน problematico perรฒ non รจ quello giuridico, bensรฌ quello politico. Preservare il delicato equilibrio in Bosnia Erzegovina รจ una sfida assai complessa che richiede una serie di competenze che, a quanto pare, i leader politici bosniaco-erzegovesi non possiedono. In Bosnia Erzegovina le aspirazioni decentralizzanti, basate su un costituzionalismo subnazionale, sembrano sopravvivere solo grazie ai discorsi politici divisivi. Lo scopo della retorica infiammatoria probabilmente non รจ quello di innescare un conflitto armato. Tuttavia, nessuno dei dilettanti politici che ricorrono a questa retorica sembra essere consapevole dei pericoli insiti in essa. A favore della Republika Srpska gioca il fatto di essere organizzata in unโ€™unica unitร  territoriale e di essere abitata perlopiรน da serbi. Da sottolineare anche che tutti i leader politici in Republika Srpska, a prescindere dal partito a cui appartengono e dal programma che promuovono, sono favorevoli allโ€™indipendenza della Republika Srpska e costruiscono i loro discorsi intorno alle questioni legate alla Costituzione, ai poteri, alle competenze e alle istituzioni della RS.

La situazione nella Federazione BiH รจ nettamente diversa per il semplice fatto che si tratta di unโ€™entitร  suddivisa in cantoni e abitata da bosgnacchi e croati, che nutrono aspirazioni diverse. I partiti politici bosgnacchi cercano di rafforzare la propria posizione in seno alle istituzioni centrali dove promuovono aspirazioni centralizzanti. I croati non godono di alcuna autonomia territoriale e istituzionale in Bosnia Erzegovina, motivo per cui occupano una posizione inferiore allโ€™interno del sistema. I leader politici croato-bosniaci hanno spesso invocato la necessitร  di creare una terza entitร  โ€œcroataโ€, senza perรฒ insistere sulla necessitร  di avere una propria costituzione.

I leader politici dei tre principali gruppi etnici in Bosnia Erzegovina costruiscono le loro narrazioni politiche quotidiane da un lato intorno alle rivendicazioni autonomiste e, dallโ€™altro, intorno alle aspirazioni centralizzanti. รˆ difficile prevedere come finirร  questo nuovo episodio della saga sullโ€™indipendenza della Republika Srpska. Certo รจ perรฒ che il suo epilogo dipenderร  dai rapporti di potere in Bosnia Erzegovina. Tutte le ipotesi annunciate da Milorad Dodik, pur essendo prive di qualsiasi fondamento normativo, possono ancora avverarsi.

 

L’autrice

Maja Sahadลพiฤ‡ รจ ricercatrice e docente ospite presso la Facoltร  di Giurisprudenza dellโ€™Universitร  di Anversa (Belgio) รˆ stata ricercatrice in visita presso l’Universitร  di Toronto, il Max Planck Institute for Comparative Public Law and International Law di Heidelberg, l’Universitร  di Hong Kong e la MGIMO University. รˆ stata consulente o consulente presso l’Ambasciata degli Stati Uniti, la DSC, l’ONU, l’UNDP e l’USAID.

 

Questo materiale รจ pubblicato nel contesto del progetto "Bosnia Erzegovina, la costituzione e l’integrazione europea. Una piattaforma accademica per discutere le opzioniโ€ sostenuto dalla Central European Initiative (CEI). La CEI non รจ in alcun modo responsabile delle informazioni o dei punti di vista espressi nel quadro del progetto. La responsabilitร  sui contenuti รจ unicamente di OBC Transeuropa. Vai ai materiali del progetto