Cara Mamma – Dragă Mamă
28/07/2014, Redazione
Lavoratrici instancabili, lontane dai propri cari, sospese tra la propria casa e un paese spesso duro e inospitale, le donne dell’Est vivono in mezzo a noi come figure invisibili e silenziose. Dragă Mamă è la storia di una di loro, arrivata come tante dalla Moldavia e impiegata nel lavoro domestico. Foto e testi di Federica Araco

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Roma. Valentina nel giardino di una casa all’EUR. Secondo il ministero del Lavoro e delle politiche sociali il principale settore di attività per i lavoratori di origine moldava è quello dei servizi pubblici, sociali e alle persone, che assorbe il 47% degli occupati.

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Roma. Foto di famiglia. I dati aggiornati al primo gennaio 2013 riportano 150mila immigrati di origine moldava in Italia, prevalentemente donne (il 67%) tra i 18 e i 49 anni. Secondo Chişinău, la diaspora moldava coinvolge complessivamente tra le 650mila e le 800mila persone.

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Roma. Il non riconoscimento dei diplomi e delle qualifiche professionali ottenute nella Repubblica di Moldova dalle istituzioni dei paesi di destinazione costringe molte donne ad accettare lavori inadeguati rispetto al proprio livello di istruzione.

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Roma. Valentina parla via Skype con una delle sue figlie rimasta in Moldavia. L’89,3 % delle “madri a distanza” usa il cellulare per comunicare con i propri cari e il 50,5% il computer, almeno una o due volte a settimana, riferisce un rapporto pubblicato dall’IOM.

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Roma. Il ritorno a casa dopo una giornata di lavoro. Le donne migranti, sia quelle che tornano a vivere in Moldavia che quelle residenti all’estero, contribuiscono in modo determinante allo sviluppo economico del paese. Lo dimostrano i dati diffusi dal forum “Migrant women can contribute to the development of the Country ” organizzato da UN Women, UNDP e IOMMission in Moldavia nel marzo 2014.

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Draga mama, “cara mamma”. Una lettera-poesia ricevuta in occasione della festa della donna.

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Roma. Nella cucina dell’appartamento del Laurentino 38, alla periferia sud della Capitale, dove abitano sei donne moldave, tutte “madri a distanza”.

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Roma. La camera da letto.

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Roma, Valentina in un supermercato prepara “il pacco” da inviare a casa con generi alimentari e prodotti per la casa. Rispetto agli altri paesi dell’Europa centro-orientale, l’incidenza delle donne nel flusso migratorio verso l’Italia è nettamente superiore, anche per via del contesto di impiego che richiede una manodopera perlopiù femminile.

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In pullman per il ritorno a casa durante le vacanze estive.

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Hîncesti, Moldavia, settembre 2013. L’ex Repubblica sovietica della Moldova è il paese che riceve il maggior supporto finanziario da parte dell’Unione europea sotto forma di progetti e bandi.

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Hîncesti, Moldavia, settembre 2013. Valentina insieme al marito torna a casa dopo il mercato. Il 60-80 per cento delle donne migranti invia rimesse in patria per supportare le proprie famiglie. Secondo l’IOM nel 2009 il 29.3% delle famiglie moldave ricevevano rimesse dall’estero e nel 44% dei casi questo introito rappresentava almeno il 50% del loro reddito annuale. Nel 2009 per la crisi economica le rimesse dall’estero si sono ridotte di un terzo e solo alla fine del 2013 il flusso di denaro in termini assoluti ha raggiunto i livelli pre-crisi del 2007.

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Hîncesti, Moldavia, settembre 2013. Una bambina torna a casa dopo il primo giorno di scuola. Il tasso di dispersione scolastica tra gli orfani sociali è molto elevato.

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Hîncesti, Moldavia, settembre 2013. Il soggiorno.

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Hîncesti, Moldavia, settembre 2013. Valentina nella cucina di casa. Secondo un rapporto dell’IOM Mission to Moldova, le donne migranti affrontano molte sfide, sia qui che all’estero. Integrarsi è difficile e sei donne su dieci dopo il loro ritorno non riescono a trovare un lavoro.

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Hîncesti, Moldavia, settembre 2013. Valentina nell’orto di casa.

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Hîncesti, Moldavia, settembre 2013. Secondo l’IOM Mission to Moldova, nel paese il 62,6 per cento dei bambini vive senza uno o entrambi i genitori. In totale, si stima che il fenomeno coinvolga 105.270 minori.

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Roma. Valentina al lavoro in una casa dell’EUR. Molte donne dell’Est immigrate nel nostro paese sviluppano una grave forma depressiva di origine sociale diagnosticata per la prima volta nel 2005 da due psichiatri ucraini, Kiselyov e Faifrynch, nota come “Sindrome italiana ”.




