Bosnia Erzegovina, un nuovo gasdotto entro la fine del 2027?

Il progetto del cosiddetto gasdotto di interconnessione meridionale, a lungo ostaggio dell’ostruzionismo degli attori politici locali, potrebbe prendere slancio nel 2026, soprattutto grazie alla determinazione dell’amministrazione statunitense

13/01/2026, Arman Fazlić Sarajevo
Illustrazione © Fly Of Swallow Studio / Shutterstock

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L’approvvigionamento di gas naturale sarà una delle maggiori sfide per la Bosnia Erzegovina nei prossimi anni, considerando la recente decisione dell’Unione europea di interrompere gradualmente le importazioni di gas russo. La misura potrà essere applicata in Bosnia Erzegovina solo a partire dal primo gennaio del 2028 [quando scade l’accordo per la fornitura di gas naturale russo stipulato tra Sarajevo e Mosca]. Quindi, la BiH e i suoi partner internazionali hanno due anni per trovare soluzioni energetiche alternative.

Se non dovessero riuscirci, la Bosnia Erzegovina potrebbe rimanere senza gas per aziende e case. In un contesto dove i flussi energetici e le normative europee si riflettono sempre più sui paesi dei Balcani, la decisione dell’UE, pur non essendo vincolante per il mercato bosniaco-erzegovese, indubbiamente avrà un impatto indiretto significativo.

Il gasdotto di interconnessione meridionale è un progetto energetico di cui si parla da anni, e con sempre maggiore insistenza dal 2023. Grazie a questo interconnettore, la Bosnia Erzegovina, dopo quasi cinque decenni, otterrebbe una fonte di approvvigionamento alternativa e ridurrebbe la propria dipendenza dal gas russo, l’unico attualmente disponibile, che arriva attraverso il gasdotto turco passando dalla Serbia.

L’attuale rete di trasporto del gas in BiH, lunga 240 chilometri, è ormai obsoleta, il paese non ha una propria produzione né tanto meno dispone di infrastrutture per lo stoccaggio di gas.

Oltre a garantire un approvvigionamento più sicuro, il nuovo gasdotto trasformerebbe la Bosnia Erzegovina in un paese di transito per il gas naturale verso nord ed est.

Interessi strategici ed energetici degli USA

Negli ultimi mesi del 2025, l’amministrazione statunitense ha deciso di promuovere e finanziare il nuovo gasdotto in Bosnia Erzegovina, sperando così di porre fine alle pratiche di ostruzionismo, utilizzate perlopiù dai rappresentanti politici di croati e serbi in Bosnia Erzegovina.

Milorad Dodik, leader dell’Unione dei socialdemocratici indipendenti (SNSD), insieme ai suoi collaboratori, per anni ha condizionato la realizzazione del gasdotto di interconnessione meridionale con un nuovo gasdotto orientale, che in realtà sarebbe un altro ramo della rete di approvvigionamento del gas russo.

D’altra parte, Dragan Čović (HDZ BiH), alleato di lunga data di Dodik e rappresentante politico dei croato-bosniaci, ha vincolato l’adozione di una lex specialis a livello della Federazione BiH, necessaria per la realizzazione dell’interconnettore meridionale, alla creazione di una nuova compagnia per la gestione del gasdotto. Se Čović fosse riuscito nel suo intento, l’azienda pubblica BH Gas sarebbe stata di fatto esclusa dal nuovo progetto.

La legge è stata adottata all’inizio del 2025 su insistenza dell’allora ambasciatore statunitense a Sarajevo. BH Gas è stata designata come responsabile del progetto, nonostante la contrarietà dell’HDZ BiH e dei delegati bosgnacchi. I critici hanno definito ingiustificata la procedura d’urgenza con cui  la norma è stata approvata, parlando di violazioni del regolamento interno della Camera dei popoli e della Costituzione della FBiH.

L’attuazione della legge, il cui scopo è ridurre la dipendenza della BiH dal gas russo, non è ancora iniziata a causa di profondi disaccordi politici sulla gestione del progetto.

Nel dicembre del 2025, Lidija Bradara, presidente della FBiH e membro dell’HDZ BiH, ha presentato ricorso alla Corte costituzionale dell’entità per valutare la costituzionalità della nuova legge, affermando che la normativa è stata adottata in violazione delle procedure previste dalla Costituzione e dal regolamento interno del parlamento. Secondo Bradara, sono state infrante anche le regole sull’espropriazione dei terreni e sulle prerogative dei cantoni come unità amministrative all’interno della Federazione BiH.

Nel frattempo, sulla scorta delle pressioni esercitate dall’amministrazione statunitense e dai rappresentanti degli USA in BiH, si è giunti ad un accordo per affidare il progetto di costruzione e gestione del gasdotto ad un’azienda statunitense. Al momento sappiamo che un ruolo nei processi legati al gasdotto svolgerà la società americana AAFS Infrastructure and Energy LLC. Non è però ancora chiaro se e in che modo l’azienda pubblica BH Gas possa essere coinvolta nel nuovo accordo.

Il fatto che gli Stati Uniti abbiano assunto un ruolo decisivo nel progetto del nuovo gasdotto dimostra che non si tratta solo degli interessi della Bosnia Erzegovina, ma anche di altri paesi della regione, che attualmente dipendono dal gas russo.

A sottolinearlo sono gli esperti del settore energetico, spiegando che la Bosnia Erzegovina va osservata come un tassello di un quadro più ampio caratterizzato da diverse iniziative portate avanti dagli USA e dall’UE per ridurre la dipendenza dalle fonti energetiche russe. Grazie ad alcune azioni e decisioni concrete, dal 2022 le importazione di gas russo nell’UE sono scese al 3%.

Dopo anni di speculazioni sull’interconnettore meridionale, ora è fondamentale che la Bosnia Erzegovina agisca tempestivamente per garantire la propria stabilità energetica. Altrimenti, rischia di rimanere indietro. L’intero apparato degli Stati Uniti, dai diplomatici americani a Sarajevo alle istituzioni di Washington, è impegnato affinché in Bosnia Erzegovina si giunga rapidamente ad un consenso sulla questione. Ecco perché gli USA insistono sulla necessità che la BiH si opponga al monopolio energetico russo il prima possibile.

Sfide

Il nuovo interconnettore meridionale dovrebbe essere collegato al gasdotto in Croazia, in modo che il gas liquefatto americano arrivi in ​​Bosnia Erzegovina attraverso il terminale GNL sull’isola di Veglia (Krk). I lavori, come annunciato, dovrebbero iniziare quest’anno, dopo le necessarie modifiche alla legge della FBiH a causa della quale Mosca aveva minacciato Sarajevo.

Per realizzare il progetto è indispensabile prima di tutto raggiungere un accordo interstatale tra Bosnia Erzegovina e Croazia. Stipulare trattati interstatali rientra tra le prerogative del Consiglio dei ministri della Bosnia Erzegovina. Quindi, per approvare un accordo sul nuovo gasdotto sarà necessario anche il sostegno di quei partiti che hanno bloccato il progetto per anni, nello specifico HDZ BiH e SNSD.

L’accordo dovrà poi essere ratificato dalla Presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina e da entrambe le Camere del parlamento statale. Anche in queste istituzioni è difficile raggiungere un ampio consenso su qualsiasi questione.

Resta da vedere se e in quale misura il partito di Čović e quello di Dodik oseranno opporsi a chiari interessi economici dell’amministrazione americana, soprattutto dopo che gli Stati Uniti hanno revocato le sanzioni contro Dodik e alcune persone fisiche e giuridiche vicine all’ex presidente della Republika Srpska.

Ad ostacolare l’avvio dei lavori è anche la questione irrisolta delle proprietà dello stato, un problema annoso che impedisce di realizzare oltre trecento grandi progetti, compreso il gasdotto meridionale, in attesa di un accordo politico. Non vi è alcun indizio che il parlamento statale – che dovrebbe mettere la parola fine alla disputa adottando una nuova legge sulle proprietà statali – possa raggiungere un consenso sulla questione.

Molti attori politici si aspettano che la questione venga risolta dall’Alto rappresentante Christian Schmidt, nell’ambito delle sue prerogative. Schmidt invece continua a sollecitare il parlamento ad agire, consapevole della ferma opposizione dei rappresentanti della Republika Srpska a qualsiasi soluzione imposta.

C’è chi ritiene che l’ostruzionismo interno non possa durare ancora a lungo, considerando che ad essere in gioco sono gli interessi americani. Gli USA auspicano che l’attuazione del progetto inizi quest’anno.

Il percorso del gasdotto attraverso la Bosnia Erzegovina sarà lungo circa 170 chilometri, da Posušje un tratto si snoderà verso Mostar e l’altro verso Novi Travnik, con una capacità prevista di 1,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

L’interconnettore a cui sarà collegata la Bosnia Erzegovina fa parte del gasdotto adriatico-ionico (IAP). In futuro la nuova infrastruttura potrebbe garantire l’arrivo del gas in Bosnia Erzegovina anche dall’Azerbaijan.

Tag: Energia