Bambini invisibili: il riconoscimento negato ai figli delle guerre jugoslave
Molti bambini nati a seguito di violenze sessuali subite durante la guerra in Croazia e in Bosnia Erzegovina continuano a incontrare ostacoli nell’accedere ai propri diritti e alle prestazioni sociali. Ne parliamo con Iris Knežević, coautrice di una ricerca sul tema

© Shutterstock/Mama Belle and the kids
© Shutterstock/Mama Belle and the kids
Il nuovo manuale “Bambini invisibili: lo status giuridico dei bambini nati da violenze sessuali in tempo di guerra in Bosnia-Erzegovina e nella Repubblica di Croazia”, redatto dagli ex allievi del Global Campus Iris Knežević e Tarik Ekmeščić con il contributo specialistico di Ajna Jusić (Associazione Bambini Dimenticati della Guerra), si propone come una guida per garantire visibilità giuridica a queste persone, mettendo in luce le misure adottate in tal senso dalla Bosnia-Erzegovina e le questioni legate alla loro invisibilità giuridica in Croazia. Intervistiamo Iris Knežević, coautrice del manuale.
Perché è stato importante per te e per gli altri collaboratori scrivere questo manuale proprio ora? E perché questo argomento non è stato discusso più ampiamente in passato?
Ho collaborato con un gruppo di attivisti, esperti, giornalisti e psicologi per realizzare un’analisi comparativa del riconoscimento giuridico dei bambini nati da violenze sessuali in tempo di guerra in Bosnia Erzegovina e in Croazia. L’idea era che il manuale riconoscesse come questi bambini rimangano vittime trascurate della guerra e, sebbene in Bosnia Erzegovina siano stati compiuti progressi significativi, in Croazia essi rimangono in gran parte assenti dal quadro giuridico, dal dibattito pubblico e dai processi di giustizia transizionale.
Abbiamo sentito l’urgenza di riunire i quadri normativi esistenti, ma anche di formulare raccomandazioni per una maggiore visibilità. Quando si parla di sopravvissuti alla violenza sessuale in tempo di guerra nelle nostre società persiste ancora lo stigma e molte persone non hanno mai parlato delle loro esperienze, in particolare se abbiano avuto figli o meno. Finché quel silenzio persiste, ciò su cui possiamo concentrarci è la mancata risposta istituzionale ai bisogni delle persone nate a seguito di un crimine. Abbiamo iniziato dal riconoscimento giuridico poiché riteniamo che sia un primo passo verso un più ampio riconoscimento sociale, in un processo in tre fasi in cui il riconoscimento giuridico è il primo, seguito dal sostegno istituzionale e, infine, dal riconoscimento sociale.
Quali sono le principali questioni giuridiche relative al riconoscimento di questi bambini in Bosnia Erzegovina e in Croazia?
La Bosnia Erzegovina presenta un sistema di assistenza amministrativa molto complesso e i bambini nati a seguito di guerra e violenza sessuale sono riconosciuti in due delle tre entità. Nella Federazione della Bosnia Erzegovina e nel Distretto di Brčko il riconoscimento è stato ottenuto grazie al lavoro di sensibilizzazione svolto da organizzazioni della società civile, del mondo accademico e dei ricercatori che insieme hanno fornito una valida strategia per promuovere il cambiamento.
D’altra parte, in Croazia non esiste attualmente alcun processo in tal senso e i bambini nati da violenze sessuali sono considerati solo come una conseguenza e non come soggetti titolari di diritti. Per questo motivo, rimangono in gran parte invisibili e non disponiamo di dati sul loro numero in Croazia.
Il riconoscimento giuridico è simbolico, ma può creare un effetto domino e costituire la base affinché ricercatori, giornalisti e organizzazioni della società civile possano affrontare l’argomento e disporre di un sostegno nel trattare materiale delicato.
Quali sono le ripercussioni sulla vita quotidiana di questi bambini?
In Croazia nessuno ha ancora dichiarato pubblicamente di essere figlio di violenze sessuali subite durante la guerra, il che significa che non sappiamo ancora molto su di loro e non abbiamo creato uno spazio sicuro nella società in cui possano raccontare le loro storie.
In Bosnia Erzegovina la situazione è diversa, ma non tutti affrontano le stesse difficoltà ed è molto importante evitare di considerare questo gruppo come un unico insieme. Ad esempio, alcuni di loro sanno come sono nati, altri ancora no. Tuttavia, l’invisibilità istituzionale e giuridica può avere conseguenze profonde, poiché senza un riconoscimento legale non possono accedere a servizi di assistenza specializzati, come l’aiuto psicologico. Quando si nasce a seguito di un reato, spesso si affrontano traumi, stigma e discriminazione, e non si sa come gestire la propria identità. C’è quindi ancora bisogno di sostegno sociale e psicologico, ma attualmente non esiste una politica unitaria per rispondere a queste esigenze.
Un’altra questione è il diritto all’istruzione, per il quale abbiamo già perso l’occasione, dato che questi bambini hanno ormai superato i trent’anni. Esistono ostacoli amministrativi per l’iscrizione scolastica dei bambini, poiché è necessario fornire il nome del padre al momento dell’iscrizione. La fondazione «Forgotten Children of War» si è impegnata molto su questo fronte e ora è sufficiente inserire il nome di un solo genitore, invece di quello della madre e del padre. Questi sono solo alcuni esempi, ma non conosciamo ancora la portata completa del problema, poiché c’è ancora molto da fare in termini di ricerca.
Il manuale è stato presentato in Bosnia Erzegovina e in Croazia: come è stato accolto e quali risultati sperate di ottenere?
Abbiamo tenuto il primo evento promozionale a Sarajevo il 19 giugno, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sessuale nei conflitti. L’accoglienza è stata positiva ed è stato molto emozionante per il nostro team presentarlo a numerosi esponenti del mondo accademico, della società civile e ai giornalisti, mentre a Mostar hanno partecipato molti giovani desiderosi di saperne di più sull’argomento.
L’evento promozionale a Zagabria ha segnato la prima volta in cui questo argomento è stato discusso pubblicamente in Croazia, dimostrando che la società croata è finalmente pronta ad affrontarlo. Erano presenti un rappresentante del Ministero dei veterani, il Difensore civico per i minori e membri dell’amministrazione comunale di Zagabria, a dimostrazione del fatto che anche le istituzioni sono finalmente pronte a discutere di queste tematiche.
Il nostro obiettivo è ottenere il sostegno delle istituzioni, ma anche informare l’opinione pubblica e aprire uno spazio di discussione. A lungo termine, vogliamo che le persone coinvolte possano rivolgersi direttamente alle istituzioni, ma nel frattempo il primo passo è dimostrare che questo gruppo di persone ha dignità e merita pari diritti. Nessuno dovrebbe essere lasciato indietro, indipendentemente dalle circostanze della propria nascita.
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