Azerbaijan, la retorica militarista รจ diplomazia

Secondo l’analista Gegam Bagdasaryan, "piรน si parla di guerra e meno la si fa". I frequenti riferimenti ad un intervento bellico dell’Azerbaijan in Nagorno Karabakh sarebbero a suo avviso mirati ad ottenere vantaggi nei negoziati. Ma continuano gli incidenti sulla linea di contatto e il pericolo di guerra rimane concreto

06/05/2011, Gegam Bagdasaryan Stepanakert

Sempre piรน spesso in Karabakh si sente parlare di guerra. Voci di questo tipo arrivano sia da rappresentanti della leadership politica di Baku che da politologi ed esperti. Il vice portavoce del parlamento azero Zijafet Askerov ha recentemente dichiarato che "tutta l’economia dell’Azerbaijan deve mettersi su binari bellici". Il politologo azero Ilkin Melikov sostiene che la guerra sarebbe legittima, visto che il Karabakh รจ internazionalmente riconosciuto come parte dell’Azerbaijan, e rimarrebbe legittima anche se la parte armena si ritirasse da alcune delle zone che ora controlla come รจ stato proposto in passato nel corso di negoziati. Secondo Sinan Ogan, direttore del Centro relazioni internazionali e analisi strategica Tรผrksam, "la minaccia di una guerra lampo รจ molto vicina". Una guerra di massimo 5 giorni, sostiene Ogan, potrebbe scoppiare in qualsiasi momento, e costringerebbe l’Armenia a riflettere seriamente sulla soluzione del conflitto. Del pericolo di una guerra imminente, hanno parlato anche think tank internazionali come l’International Crisis Group. Ma la guerra รจ davvero inevitabile?

Personalmente credo che piรน si parla della guerra, meno probabilitร  ci siano che scoppi davvero. La guerra รจ una cosa troppo seria per sbandierarla ai quattro venti. Inoltre, colpisce come questa retorica abbia luogo nonostante recenti negoziati si siano conclusi con toni tutto sommato ottimistici. Un paio di settimane fa, il ministro degli Esteri azero Elmar Mammadyarov ha annunciato progressi nel processo di pace. Il ministro ha espresso soddisfazione per i contatti russo-azeri in corso, osservando che l’attivo coinvolgimento della Federazione Russa nella persona di Dmitrij Medvedev sta giร  dando i suoi frutti.

L’Azerbaijan si sforza di mantenere

attuale la minaccia bellica,

in modo che il fatto di non

combattere rimanga una concessione.

Come mai quindi nonostante dichiarazioni come questa continuano da parte azera riferimenti alla possibilitร  concreta di un intervento militare? Il fatto รจ che creando un’atmosfera di paura e minacciando periodicamente la ripresa delle ostilitร  l’Azerbaijan puรฒ presentare come un compromesso il semplice fatto di non attaccare e non concedere nient’altro. L’Azerbaijan si sforza di mantenere attuale la minaccia bellica, in modo che il fatto di non combattere rimanga una concessione. Questo non รจ piรน un segreto, se ne parla apertamente. Elmar Mammadyarov ha fatto una scoperta interessante cercando di conciliare due fenomeni inconciliabili: "La diplomazia bellica sostiene il progresso dei negoziati sul Karabakh". Ovvero, piรน si parla di guerra, piรน avanti va il processo di pace o, come dicevo, piรน si parla di guerra e meno la si fa.

Ecco cosa scrive il politologo azero Tabib Gusejnov: "Anche se molte analisi, diplomaticamente, lo omettono, la volontร  dell’Azerbaijan di riservarsi il diritto all’uso della forza in Nagorno Karabakh come legittima difesa รจ una fondamentale leva strategica sul processo di pace". Ecco tutto, nessun segreto.

Come ci si sente in Karabakh

E in Karabakh cosa ne pensano? Com’รจ facile immaginare, si tengono pronti. Senza chiasso, come fa chi ha visto la guerra e conosce il prezzo della pace. In Karabakh รจ molto popolare il detto: "Se vuoi la pace, prepara la guerra". La gente รจ pronta alla guerra anche psicologicamente, pur non perdendo speranza nella pace.

In verde รจ indicato il territorio della regione autonoma del Nagorno Karabakh in eopca sovietica, in gialli i territori occupati dalle autoritร  de facto di Stepanakert e a cui si fa riferimento nei "principi di Madrid"

In verde รจ indicato il territorio che la regione autonoma del Nagorno Karabakh occupava in epoca sovietica, in giallo i territori occupati dalle autoritร  de facto di Stepanakert al di fuori di quell’area

Il 24 aprile, in occasione del Giorno della Memoria per le vittime del genocidio degli armeni, il presidente Bako Saakjan ha dichiarato: "Noi armeni dobbiamo sempre ricordare le lezioni della tragedia del 1915 e non permettere che qualcosa del genere si ripeta". Precedentemente, il 22 aprile, presenziando ad un’esercitazione militare, ha sottolineato l’importanza dei preparativi per la guerra, osservando che essi contribuiscono al continuo miglioramento delle capacitร  delle forze armate. All’esercitazione presenziava anche una delegazione del ministero della Difesa armeno, con a capo il ministro Sejran Oganjan. "A differenza del nostro vicino Azerbaijan, che sta sviluppando le proprie capacitร  offensive, noi stiamo rafforzando le nostre capacitร  difensive e alla loro superioritร  numerica, che non ci preoccupa molto, opponiamo la qualitร  della preparazione e lo spirito combattivo dei nostri soldati", ha dichiarato Oganjan a Stepanakert.

รˆ da notare che il governo armeno era solito rispondere a tono alla retorica bellica azera, e all’ipotesi di una guerra rispondeva che l’esercito del Karabakh sarebbe stato pronto se necessario a intervenire anche in territorio azero. Ora invece questo atteggiamento รจ cambiato, tanto piรน che di solito, dopo il โ€œdialogoโ€, gli interlocutori internazionali cominciano a speculare sulla "retorica militarista delle parti contrapposte", senza far caso a chi ha cominciato e a chi ha reagito.

Ma questo non rende le cose piรน facili. Sul fronte si sentono sempre gli spari, la gente muore. Fra il 17 e il 23 aprile, secondo i dati del Dipartimento informazione e propaganda dell’Esercito della difesa del Nagorno Karabakh, le truppe azere hanno infranto il cessate il fuoco circa 150 volte, sconfinando sulla linea del Karabakh in ogni direzione e sparando oltre 1700 volte, di cui 800 solo il 17 aprile. Secondo l’ufficio stampa dell’esercito del Nagorno Karabakh, infrazioni del regime di cessate il fuoco da parte di forze azere in data 29 aprile hanno causato la morte di tre militari delle forze di Stepanakert.

Purtroppo fatti come questo giร  da tempo non sono piรน una notizia, ma un normale pezzo di โ€œvita sul fronteโ€.

 

Gegam Bagdasaryan รจ presidente del Press Club di Stepanakert