Azerbaijan-Francia, rapporti sempre più difficili
Il rapporto particolare che Parigi ha con l’Armenia, per via della diaspora armena che vive in Francia, ĆØ sempre stato percepito da Baku come troppo di parte. L’Azerbaijan ritiene quindi la Francia un mediatore poco credibile nel processo di pace dopo la guerra del Karabakh

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Il presidente francese Eammanuel Macron Ā© Frederic Legrand - COMEO/Shutterstock
Il mancato incontro a cinque di Granada dello scorso 5 ottobre è stato preceduto da un lungo periodo durante il quale i rapporti tra Azerbaijan e Francia sono stati sempre più difficili.
La Francia ha istituzionalmente un ruolo importante nella pacificazione fra Armenia e Azerbaijan. Parigi era uno dei tre copresidenti del cosiddetto Minsk group, il gruppo che avrebbe dovuto creare i presupposti per una conferenza di pace a Minsk. La copresidenza era statunitense, francese e russa. Lāuso del passato ĆØ dāobbligo, perchĆ© lāAzerbaijan ha dichiarato la fine dell’utilitĆ del Minsk group proprio nel 2020, mentre ancora fino al 2023 i secessionisti karabakhi auspicavano un ritorno di questo formato per negoziare la pace.
Ma non ĆØ solo la funzione avuta all’interno del Minsk group che ha reso la Francia particolarmente interessata alla risoluzione pacifica del conflitto. La Francia ha da tempo un’importante e numerosa diaspora armena e un rapporto particolare con l’Armenia.
I vertici politici francesi incontrano spesso la diaspora e lo fanno sistematicamente nelle fasi elettorali. Nel 2023 ĆØ stato il ministro degli Interni Gerald Darmanin a incontrare a Parigi lāorganizzazione armena di Francia, per la sua cena annuale di coordinamento. A giugno, nel pieno del blocco del corridoio di Lachin, il presidente Emmanuel Macron ha incontrato a Marsiglia i rappresentanti della comunitĆ armena. A seguito delle dichiarazioni di Macron rilasciate in quell’occasione, a Baku ĆØ stato convocato l’ambasciatore francese in Azerbaijan, uno dei tanti episodi di scorno azero-francese.
Aliyev a tutto campo
L’Azerbaijan non ha fatto segreto della propria stizza verso la Francia e ha mosso verso il paese critiche sempre più accese in vari consessi internazionali.
Il 5 e 6 luglio Baku ha ospitato l’ufficio di coordinamento del movimento dei non allineati. Durante il discorso inaugurale il presidente Ilham Aliyev ha criticato il ruolo della Francia nel colonialismo e nel neocolonialismo. Ha notato che il movimento dei non allineati ĆØ nato in seno alla decolonizzazione, e ha espresso l’opinione che fra tutte le potenze coloniali quella che sta giocando un ruolo più neocoloniale ĆØ proprio la Francia, esortando le colonie che fanno parte del territorio francese a ripudiare questa condizione. Aliyev ha sottolineato che ritiene genocidaria la politica francese in Algeria, e ha invitato la Francia a restituire i resti dei combattenti algerini che ancora sono in Francia. Inoltre ha accusato la Francia di applicare le stesse strategie neo-coloniali e di orientalismo in Caucaso, a danno dellāAzerbaijan. Ha accusato la Francia di doppi standard dicendo che mentre invita al rispetto della minoranza armena in Azerbaijan non riconosce il corso come lingua ufficiale. Facendo riferimento in particolare al Mali e al Burkina Faso, ha ricordato che il ritiro francese dalle ex colonie dimostra che il neocolonialismo francese non ha speranze e che anzi rischia di ritorcesi contro la sicurezza nazionale, come provato dall’uccisione da parte della polizia di Nahel diciassettenne algerino e dei disordini che sono seguiti. Aliyev ha inoltre accusato la Francia di essere islamofobica.
Due settimane più tardi Aliyev ha concesso un’intervista al China Media group. L’intervista ĆØ stata concessa il 20 luglio quindi due mesi prima dell’attacco definitivo al Karabakh. La Francia era ancora fortemente critica sul blocco di Lachin e invitava a trovare una soluzione che permettesse agli armeni del Karabakh di rimanere. Più volte esponenti politici francesi avevano espresso lāopinione che fosse intenzione di Baku causare l’evacuazione completa della minoranza armena dal Karabakh. Nellāintervista Aliyev aveva dichiarato: “In questo momento stiamo affrontando, come potrei dire, degli attacchi ingiustificati da parte del governo francese. La Francia ĆØ diventata il più grande protettore dell’Armenia. Va bene, affar loro, ma cosƬ sono diventati la più grande fonte anti azerbaijana in Europa. Ci attaccano da ogni direzione. Le loro dichiarazioni di politica estera e le dichiarazioni dei politici sono al di lĆ di ogni etica politica. Ci accusano di aver fatto cose che non abbiamo fatto durante la guerra, e non si scusano nemmeno, ci accusano adesso per quello che stiamo facendo sul nostro territorio… Ho detto che se vogliono avere una repubblica del Karabakh da qualche parte possono farlo sul loro territorio appunto, per esempio intorno alla cittĆ di Marsiglia, dove ci sono cosƬ tanti armeni. Annuncino una repubblica del Nagorno Karabakh, e noi la riconosceremo”.
Le visite
I contatti fra Armenia e Francia sono molto intensi. L’Eliseo e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan parlano con una certa frequenza per telefono. Una settimana prima dello scoppio della guerra, il 12 settembre, la portavoce del ministro degli Esteri francese aveva discusso l’eventualitĆ di una visita di Emmanuel Macron nel Caucaso per la questione del Karabakh. La Francia era particolarmente preoccupata dell’accumulo di forze militari verso la frontiera con l’Armenia e nelle immediate vicinanze del Karabakh, nonchĆ© del blocco del corridoio di Lachin e della situazione umanitaria che si era creata. La portavoce del ministero degli Esteri azero aveva liquidato queste parole come false nonchĆ© ennesima prova del fatto che la Francia ĆØ filo-amena e quindi di parte, non un mediatore credibile. Aveva ricordato che l’Azerbaijan può disporre delle proprie forze sul proprio territorio come meglio crede e che la causa della destabilizzazione regionale non erano gli spostamenti di forze azere, ma la presenza di milizie armene sul territorio dell’Azerbaijan. Ora questa presenza ĆØ stata rimossa, anche se ancora recentemente lāAzerbaijan ha accusato di rilevare la presenza di sparuti gruppi combattenti che non hanno ceduto le armi.
La ministra degli Esteri Catherine Colonna ha visitato nel 2023 due volte l’Armenia. La seconda volta la visita ĆØ stata a ridosso del vertice di Granada e le sue dichiarazioni sono fra le cause del mancato incontro a cinque. Infatti in occasione di questa visita si ĆØ parlato di armi: la Francia si ĆØ resa disponibile a divenire fornitore di armi allāArmenia, che si ĆØ trovata nettamente in affanno per via delle mancate consegne dalla Russia.
A fine mese ci dovrebbe essere un incontro tripartito a Bruxelles. Il consigliere alla presidenza dellāAzerbaijan, a scanso di equivoci, ha fatto sapere che : āLāAzerbaijan sostiene il processo tripartito di Bruxelles e lāagenda di pace regionale nel formato dellāUnione Europea, dellāAzerbaijan e dellāArmenia, facilitato dal Presidente del Consiglio dellāUnione Europea, Charles Michel, e in cui lāAzerbaijan ĆØ autore di numerose iniziative di pace, compreso il trattato di pace. A causa delle azioni di parte e della politica di militarizzazione della Francia, che minano seriamente la pace e la stabilitĆ regionale nel Caucaso meridionale e mettono a rischio la politica complessiva dell’Unione europea nella regione e, nonostante l’insistenza ufficiale di Baku, del mancato accordo sula partecipazione della Turchia, come paese regionale, all’incontro pentalaterale, l’Azerbaijan ha deciso di non partecipare all’incontro di Granada.ā
Sembra quindi chiaro che dopo il Minsk group, ĆØ morto anche il formato pentalaterale.
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