Amministrative in Serbia: gli studenti sfidano il regime
In Serbia si è appena conclusa un’altra tornata elettorale. Se la leadership al potere ha fatto ricorso ai consueti meccanismi di pressioni, ricatti e intimidazioni, gli studenti hanno risposto organizzando una campagna elettorale efficace cercando di restituire il valore democratico alle elezioni

Proteste antigovernative a Belgrado © © Aleksandra.Vitorovic/Shutterstock
Proteste antigovernative a Belgrado © © Aleksandra.Vitorovic/Shutterstock
Domenica 29 marzo si sono tenute le elezioni amministrative in dieci comuni della Serbia. Poco meno di 250 mila cittadini (il 4% degli aventi diritto) hanno scelto i propri rappresentanti nei consigli comunali. A vincere in tutti i comuni interessati dal voto è stata la lista guidata dal Partito progressista serbo (SNS) del presidente Aleksandar Vučić. Pur essendo uscito vincitore, l’SNS ha registrato un calo significativo nei consensi.
Così potrebbe essere riassunta la tornata elettorale di domenica. Le elezioni locali in Serbia non susciterebbero alcun interesse dell’opinione pubblica internazionale se non si trattasse di un paese in cui, sin dalla nascita del movimento studentesco e dal risveglio dell’attivismo civico, ogni tornata elettorale si è svolta in un clima di forti tensioni, caratterizzata da brogli elettorali, minacce, intimidazioni e aggressioni fisiche.
L’affluenza alle urne e i risultati delle elezioni di domenica dimostrano chiaramente che le liste studentesche hanno ottenuto un ampio sostegno da parte degli elettori. Si è creata un’atmosfera da referendum, in cui i cittadini si sono trovati a dover scegliere tra il principale partito al governo e i suoi alleati, da un lato, e le liste studentesche, dall’altro.
Dopo anni di schiaccianti vittorie dell’SNS, la coalizione di governo ha registrato un calo dei consensi di oltre il 20%. Allo stesso tempo, è diventato chiaro che gli studenti godono di un ampio sostegno dei cittadini, tant’è vero che attualmente il movimento studentesco è l’attore politico di cui i cittadini si fidano maggiormente.
Un esempio paradigmatico è quello di Kula (un comune con quasi 36 mila abitanti e poco più di 33 mila aventi diritto), dove l’SNS ha conquistato quattordici seggi, il Partito socialista serbo (SPS) – alleato dell’SNS anche alle ultime elezioni – due e il Partito radicale serbo (SRS) uno. D’altra parte, la lista studentesca ha conquisto diciotto seggi. Il partito della minoranza ungherese, tradizionale alleato della coalizione di governo, si è aggiudicato due seggi e quindi fungerà da ago della bilancia.
La tornata elettorale appena conclusa è stata caratterizzata da episodi difficili da descrivere ai cittadini dei paesi democratici, in cui le divergenze politiche e le tensioni precedenti al voto si esauriscono nel momento in cui i cittadini si recano alle urne e scelgono liberamente i propri rappresentanti politici.
In Serbia, da dieci anni ormai le elezioni non sono né libere né democratiche e, per molti, rappresentano una vera sfida, considerando che i cittadini sono esposti a minacce, ricatti e aggressioni fisiche. Queste dinamiche emergono con particolare chiarezza durante le elezioni locali. Nonostante le elezioni implichino la segretezza del voto e il diritto di esprimere liberamente le proprie preferenze, in Serbia si assiste ad uno scenario ben diverso.
Lo stato della democrazia
Ecco alcuni punti chiave che possono fornire un quadro, seppur non esauriente, dello stato della democrazia in Serbia.
L’SNS si presenta solitamente alle elezioni con una lista che include anche altri partiti minori. Tuttavia, consapevole dei risultati dei sondaggi, questa volta il partito di Vučić ha incluso nella propria lista anche l’SPS e molti partiti minori che in passato facevano parte di diverse coalizioni oppure si presentavano alle elezioni con liste separate.
Seguendo uno scenario ormai consolidato, il principale partito al governo ha appoggiato la candidatura delle cosiddette liste “fantasma” alle elezioni locali. Secondo questa strategia, l’SNS sostiene le liste “fedeli” che servono a confondere i cittadini.
Nella maggior parte dei comuni interessati dalla tornata di domenica, le liste fantasma non hanno superato la soglia di sbarramento, anzi hanno ottenuto molti meno voti rispetto alle firme raccolte per la candidatura. Questi dati avvalorano la tesi per cui in Serbia si è creato un clima da referendum, anche per via dell’attività degli studenti che, con il supporto dei cittadini e di alcuni partiti politici, sono riusciti a mettere in piedi una campagna elettorale piuttosto efficace.
Nella maggior parte dei comuni, gli studenti hanno partecipato alle elezioni con una lista indipendente, anche se in alcune località (ad esempio a Sevojno, nella Serbia occidentale) si sono presentati insieme ad alcuni partiti di opposizione o movimenti locali.
L’opposizione ha deciso di non partecipare alla tornata elettorale e di appoggiare le liste studentesche in gran parte dei comuni. Tuttavia, alcune forze di opposizione, tra cui il Partito di libertà e giustizia (SSP) di Dragan Đilas e il Movimento popolare serbo (NPS) di Miroslav Aleksić, si sono presentate alle elezioni, seppur in pochi comuni.
Ad eccezione di un comune, i due partiti sopra citati non hanno superato la soglia di sbarramento, ottenendo addirittura meno voti rispetto alle firme raccolte, e questo dato la dice lunga sulla fiducia di cui godono tra la popolazione.
Il Partito democratico (DS) è invece rimasto fermo sulla sua decisione di sostenere le liste studentesche, quindi non ha partecipato alle elezioni, e i suoi membri hanno sostenuto gli studenti in qualità di osservatori e/o in altre vesti.
L’affluenza alle urne è stata elevata in tutti i comuni, e questa è un’altra peculiarità di questa tornata, soprattutto considerando che l’affluenza alle elezioni amministrative – in particolare quando riguardano un numero limitato di comuni – è sempre inferiore a quella alle politiche.
L’elevata affluenza dimostra che gli studenti sono riusciti a mobilitare i cittadini che sostengono il movimento studentesco, ma anche che la leadership al potere ha spinto ancora una volta i propri sostenitori a recarsi alle urne. Occorre però tenere presente che la compagine di governo punta ad accaparrarsi anche il voto di chi non risiede nei comuni interessati dalle elezioni, e forse non è più nemmeno tra i vivi.
Stratagemmi elettorali
In pratica, l’SNS si prepara alle elezioni locali secondo il seguente scenario: si convocano elezioni in diversi comuni, “si completa” l’elenco degli aventi diritto inserendovi i sostenitori della leadership al potere che hanno cancellato la propria residenza in un comune in Serbia (o persino nella vicina Bosnia Erzegovina) per poi registrarsi in uno dei comuni interessati dal voto.
Inoltre, l’elenco degli aventi diritto non viene aggiornato, quindi non vengono cancellati i nomi delle persone decedute. Così prima ancora dell’inizio della campagna elettorale e ben prima del giorno del voto, l’SNS si assicura il vantaggio che ritiene necessario per vincere.
Segue poi una campagna elettorale in cui il partito al governo combina doni e minacce. I regali comprendono beni di ogni genere (frigoriferi, generi alimentari, legna da ardere…), un posto di lavoro per l’elettore o per un membro della sua famiglia, la garanzia di un appuntamento per un intervento chirurgico e altri servizi a seconda delle esigenze dell’elettore.
Le minacce invece consistono principalmente nell’intimare ai cittadini di votare il partito di governo, altrimenti rischiano di perdere il lavoro o qualche privilegio, oppure di essere perseguiti sulla base di una denuncia tirata fuori dal “cassetto”.
Pur trattandosi di una prassi vietata dalla legge, la campagna elettorale si concentra sulla promozione personale dei vari ministri e dirigenti di aziende pubbliche che partecipano attivamente alla propaganda elettorale. Così, nelle settimane precedenti alle ultime elezioni amministrative, l’intera élite al potere si era riversata nei dieci comuni interessati dalla tornata. Anche il presidente Vučić ha partecipato alla campagna, pur non essendo più il leader, bensì un semplice membro dell’SNS.
È in questo clima di forti pressioni politiche che siamo giunti al giorno del voto. Ai seggi elettorali c’erano più osservatori che membri delle commissioni elettorali. Gli studenti, con l’aiuto di alcuni partiti politici, movimenti e assemblee cittadine, hanno organizzato la presenza di osservatori in tutti i seggi per garantire che le procedure elettorali fossero rispettate. Sono stati organizzati anche corsi di formazione per i membri delle commissioni e gli osservatori.
La leadership al potere ha reagito registrando i propri osservatori e creando organizzazioni di monitoraggio fantasma, con membri perlopiù inesperti che non sapevano nemmeno quale fosse il loro compito.
È ormai risaputo che l’SNS chiede ai suoi sostenitori di fotografare la scheda elettorale come prova di aver votato per il partito. Anche questa pratica è vietata dalla legge. Dato che molti votano per paura, gli studenti hanno organizzato una campagna in cui hanno spiegato ai cittadini come contrassegnare la sigla SNS sulla scheda elettorale, fotografarla e inviare la foto al partito, per poi cancellare il contrassegno e votare il partito che preferiscono, senza pregiudicare la validità della scheda.
Sembra incredibile – vero? – che per recarsi alle elezioni ed esercitare il diritto di voto, i cittadini abbiano bisogno di spiegazioni su come votare liberamente senza mettere in pericolo la propria incolumità.
Un’altra strategia a cui la leadership al potere ricorre ormai da anni è quella di distribuire penne a sfera ai propri sostenitori, obbligandoli ad utilizzarle per votare. Questa volta gli studenti hanno risposto distribuendo le loro penne a sfera davanti ai seggi elettori. Sembra incredibile che una lista che si presenta alle elezioni debba preoccuparsi di tali banalità.
Il giorno del voto, come ormai di consuetudine, i rappresentanti del partito al governo si sono presentati davanti ai seggi elettorali con elenchi degli aventi diritto paralleli. Non hanno mai fornito spiegazioni sulla provenienza di quegli elenchi né tanto meno sono stati chiamati a risponderne alle autorità competenti.
Stavano seduti in auto non lontano dai seggi e, quando un elettore, dopo aver votato, si avvicinava a loro per confermare di aver terminato la votazione, il suo nome veniva contrassegnato su una lista parallela. Stando alle testimonianze dei cittadini e ai resoconti dei media, l’elettore avrebbe ricevuto denaro in cambio del voto. Secondo le leggi serbe, il voto di scambio è reato.
L’SNS organizza sempre anche i cosiddetti call center in tutti i comuni interessati dalla tornata elettore. Se gli inviti a recarsi alle urne, anche quando vengono lanciati il giorno del voto, non rappresentano una prassi illecita, la strumentalizzazione dell’elenco ufficiale degli aventi diritto è problematico sotto vari aspetti.
Il voto domiciliare, un’opzione prevista per legge per i cittadini anziani, infermi o malati, viene utilizzato dal partito al governo per un ulteriore tentativo di manipolazione. Ogni seggio elettorale riceve infatti dalla commissione elettorale locale (istituita dall’amministrazione locale) un elenco di elettori che hanno richiesto di votare da casa, anche se non è chiaro chi compili quell’elenco. In molti casi, questi elettori non esistono o la procedura di voto domiciliare non viene svolta a norma di legge. Solo grazie alla presenza di un numero sufficiente di osservatori organizzati dagli studenti, si è riusciti ad evitare che gli elettori “inesistenti” votassero fuori dal seggio.
Davanti ai seggi stavano “gli addetti alla sicurezza” mascherati, spesso armati di manganelli, che sorvegliavano la popolazione, e ovunque erano presenti gruppi organizzati di criminali il cui compito era quello di aggredire i cittadini che sostenevano gli studenti. Sono stati registrati episodi terrificanti di pestaggi di cittadini, aggressioni, scontri, utilizzo di pistole e asce, nonché attacchi contro i giornalisti.
L’agonia non è finita nemmeno dopo la chiusura dei seggi. Concluso lo spoglio, le schede vengono trasportate in sacchi alle commissioni elettorali locali. Dato che in Serbia i sacchi possono misteriosamente sparire e il loro contenuto può cambiare rispetto a quello dichiarato al seggio, questa volta sono state organizzate delle “pattuglie” per i sacchi. Studenti e cittadini hanno organizzato una scorta per ogni singolo sacco contenente le schede elettorali. Così in alcuni comuni gruppi di cittadini si sono posizionati ad ogni angolo per garantire che il sacco originale arrivasse intatto alla commissione elettorale centrale.
Nonostante tutto, gli studenti e i cittadini che li sostengono hanno motivo di essere soddisfatti e ottimisti. Sottraendo i voti di chi è stato corrotto o ricattato, è chiaro che l’SNS non gode più del sostegno della maggioranza della popolazione. Questo aspetto è particolarmente importante in vista delle elezioni parlamentari richieste dagli studenti. È altrettanto chiaro che le liste studentesche sono le vere vincitrici della tornata appena conclusa e che la popolazione è sempre meno impaurita.
Questi non sono tutti, ma solo gli aspetti più importanti delle elezioni in Serbia. Anche voi vi recate alle urne presi dalla paura, non dalla paura di una possibile vittoria di un’opzione politica per voi inaccettabile, ma dalla paura per la vostra esistenza o per la vostra incolumità? Partecipereste a tali elezioni?
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