Albania, la fata della lahuta
La lahuta, strumento tradizionale delle Alpi albanesi, è stata inserita nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO alla fine del 2025. Lumturije Nonaj, l’unica suonatrice di lahuta, è custode della poesia epica albanese e di una tradizione che resiste alle sfide della modernità

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Lahuta vendita in un negozio di souvenir in Albania © Ozk Photography / Shutterstock
(Originariamente pubblicato da Le Courrier des Balkans)
Tra le aspre montagne della regione di Malësi e Madhe, a Shkreli, una voce, o meglio, delle voci solitarie di rapsodi e suonatori di lahuta risuonano come un antico grido nelle valli remote. È una tradizione tramandata nei secoli come un messaggio vivo: l’epopea dei kreshnik (in albanese Eposi i Kreshnikëve), il grande ciclo di canti eroici.
È qui, in questo luogo plasmato dalla memoria e dalla tradizione orale, che è nata Lumturije Nonaj. Oggi è l’unica donna in Albania a suonare la lahuta. Erede di una leggendaria stirpe di suonatori di questo strumento ancestrale, ha infranto i tabù per portare avanti una tradizione millenaria e garantirne la trasmissione. Indossando la xhubleta, un abito tradizionale della regione di Malësi e Madhe, con la sua lahuta, Lumturije Nonaj porta sulle sue spalle millenni di storia e memoria.
Per Lumturije l’iscrizione della lahuta nella Lista del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO è un momento fondamentale. “Non è solo un riconoscimento per lo strumento, ma per un’intera cultura e per le generazioni che l’hanno salvata fino ai tempi nostri”.
L’epica al femminile
Oggi Lumturije Nonaj è l’unica donna ad eseguire i canti epici in Albania. Ha iniziato a suonare all’età di cinque anni, in una famiglia in cui la lahuta non era solo un oggetto decorativo, ma una presenza viva: i suoi nonni, suo padre, i suoi zii e i suoi quattro fratelli suonavano la lahuta durante le riunioni di famiglia e le feste tradizionali. Anche il compositore albanese Tish Daija ha avuto un ruolo cruciale nel percorso artistico di Lumturije, contribuendo a far conoscere il suo talento ad un pubblico più vasto. Agronoma di formazione, Lumturije Nonaj, 53 anni, vive a Scutari, dove si dedica completamente alla pratica e all’insegnamento della lahuta.
Per Lumturije la lahuta è molto più di uno strumento. “Nulla è paragonabile alla lahuta. È la regina degli strumenti e, grazie ad essa, il nostro paese risplenderà. Con la lahuta, cantiamo il coraggio, cantiamo le leggende”.
Nel suo percorso di studi si è concentrata sul silenzio interiore e su un metodo osservativo, al di fuori di qualsiasi contesto accademico, dando priorità all’ascolto attento e alla trasmissione orale. Oggi scrive anche testi e compone melodie per la lahuta, imprimendo così una tradizione millenaria nel presente e affermandosi come creatrice nel cuore di un’arte a lungo riservata agli uomini.
Ogni nota che suona rievoca la continuità di una memoria collettiva e ci ricorda che il patrimonio culturale non è un concetto statico, ma viene costantemente ridefinito da chi si impegna a mantenerlo vivo nel presente.
Lumturije è stata più volte ospite del festival Rencontres musicales des deux mondes [Incontri musicali tra due mondi], guadagnandosi l’appellativo di “fata delle montagne che suona la lahuta” perché risveglia con la sua voce e le sue mani lo spirito epico, il coraggio, la fede e l’onore che caratterizzano gli albanesi da secoli.
Iscritta nel dicembre 2025 nella Lista del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO che necessita di urgente tutela (decisione 20.COM 7.A.9), la lahuta è uno strumento a corda singola emblematico dell’Albania settentrionale. Secondo l’UNESCO, è “inseparabile dal canto narrativo epico e dalla trasmissione orale della memoria collettiva”. Realizzata artigianalmente in legno e pelle, accompagna racconti eroici, riti familiari e celebrazioni comunitarie, ed è suonata dai lahutarë, tradizionalmente uomini.
Il professor Eqrem Çabej, grande linguista albanese, ha sottolineato che i canti epici dell’Albania settentrionale si distinguono per il fatto di essere accompagnati dalla lahuta. Si suppone che il nome dello strumento derivi dalla parola araba al-‘ud (legno), un’origine comune con il liuto europeo, a testimonianza di antichi scambi culturali attraverso i Balcani e oltre.
La lahuta (in serbo “gusla”) è diffusa principalmente nelle regioni di Malësi e Madhe, Dukagjin, Postribë, Nikaj-Mërtur, Malësia e Gjakovës, Krasniqe, Gash, Berishë, Bytyç, come anche in altre aree del Kosovo. Si trova anche a sud del fiume Drin, a Pukë, Kukës, Dibër, Mat e sporadicamente nei villaggi dell’Albania centrale, testimone di una tradizione viva in tutte le Alpi albanesi.
Gjergj Fishta, nel suo monumentale poema epico Lahuta e Malcís [Il liuto delle montagne] esalta la lahuta come uno strumento amato dalle popolazioni montane, con cui celebrano le vittorie e piangono le sofferenze patite. Lo scrittore e poeta albanese Ernest Koliqi descrive la costruzione dello strumento: intagliata nel legno d’acero in una forma arrotondata, con un corpo ricoperto di pelle e una singola corda tradizionalmente fatta di crine di cavallo (oggi spesso di nylon). Gli artigiani di Theth, maestri intagliatori, adornano il manico con magnifici motivi, come teste di cervo o di capra. L’archetto, curvato a semicerchio in legno di betulla, viene rivestito di resina di pino prima di essere suonato. Tradizionalmente realizzata dagli stessi rapsodi, la lahuta incarna un profondo legame con la natura: i suoi materiali provengono dalle montagne e i versi epici ne descrivono spesso la creazione, rendendo lo strumento la voce dell’ambiente montano.
Nel 2009 abbiamo realizzato il documentario Bocca, occhi, orecchie dedicato alle Alpi albanesi. Il film, accompagnato da un reportage a firma di Davide Sighele, è un viaggio sulle tracce di un patrimonio culturale sconfinato per coglierne i tasselli più fragili e preservarli dall’oblio.
Il rapsodo secondo Kadare
Il rapsodo, creatore e interprete, occupa un posto centrale nell’opera dello scrittore Ismail Kadare, che lo vede come un’istituzione che attraversa i secoli, da Omero ai poeti anonimi dei Balcani. Kadare, con profondo rispetto, paragona queste figure ad un corpo di volontari che accompagna l’esercito regolare della letteratura: custodi della tradizione orale, interpretano l’epopea dei kreshnik al suono profondo della lahuta, collegando il passato mitico e il presente vivente negli altopiani albanesi. Un tempo incentrata su leggende ancestrali, la lahuta è ora aperta alle narrazioni contemporanee, permettendo ad una tradizione secolare di evolvere e, al tempo stesso, rimanendo nel cuore dell’identità albanese.
Questo tesoro delle Alpi albanesi, intimamente legato al ciclo epico dei kreshnik – canti eroici che raccontano le gesta di Muji e Halil, simboli di coraggio, fratellanza e resistenza – per decenni è sopravvissuto solo grazie agli anziani lahutarë delle regioni rurali settentrionali. Indebolita dall’esodo rurale, dal disinteresse dei giovani e dai cambiamenti introdotti dalla modernità, questa antica tradizione beneficia oggi di un fondamentale sostegno internazionale, come parte del patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
Per Lumturije Nonaj, questo riconoscimento è soprattutto un’opportunità di trasmissione. “Non è uno strumento difficile da imparare. È molto piacevole da suonare. Lo adoro perché è molto antico e incarna un patrimonio tramandato di generazione in generazione”. Attraverso i suoi canti, la lahuta rimane una testimonianza vivente della memoria collettiva e dello spirito epico dell’Albania. Per questo Lumturije Nonaj invita le autorità albanesi a impegnarsi pienamente per la salvaguardia di questo patrimonio culturale e la sua trasmissione alle giovani generazioni.
L’iscrizione nella Lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO impone un dovere di tutela attiva. La responsabilità principale ricade sull’Albania: sostenere le comunità rurali del nord, rafforzare la trasmissione intergenerazionale, integrare i programmi educativi, documentare le competenze tradizionali e le narrazioni epiche, sostenere gli anziani e promuovere un turismo culturale sostenibile. L’UNESCO, da parte sua, svolge un ruolo complementare fornendo visibilità, competenze, finanziamenti e partnership.
Questo riconoscimento non è fine a se stesso, deve fungere da catalizzatore. Impegna l’Albania ad intraprendere misure sostenibili affinché la voce profonda della lahuta, trasmessa dalle comunità locali, continui a risuonare tra le montagne, per le generazioni future.












