Albania: Europa più lontana con l’opposizione fuori dal parlamento
Dopo la tumultuosa manifestazione di sabato scorso a Tirana, lāopposizione di centrodestra ha lasciato il parlamento ed ĆØ tornata in piazza per chiedere un governo di transizione ed elezioni anticipate

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Alcune immagini della manifestazione di giovedƬ 21 febbraio pubblicate sulla pagina Facebook del leader del Partito democratico albanese Lulzim Basha
Parlamento circondato di filo spinato, protetto da un folto cordone della polizia, migliaia di cittadini in piazza, giornalisti albanesi e stranieri in prima linea, muniti di maschere antigas. Ć iniziata cosƬ la seconda manifestazione dellāopposizione albanese, giovedƬ 21 febbraio, nel timore di nuovi scontri, con gli avvertimenti delle autoritĆ di polizia che avevano denunciato possibili scenari di irruzione dei manifestanti nellāaula parlamentare e perentori appelli a rispettare le istituzioni e lāordine pubblico da parte di tutte le organizzazioni internazionali accreditate nel paese. Temendo disordini, il presidente del parlamento, Gramoz RuƧi, aveva annullato a poche ore dallāinizio la plenaria prevista per il giorno della manifestazione, invitando lāopposizione a manifestare il dissenso dentro le istituzioni e lāassemblea nazionale.
In questo clima di tensione crescente, la mattina di giovedƬ, i manifestanti si sono riuniti alla piazza davanti parlamento con fasce bianche legate alle braccia in segno di pace, hanno ascoltato per qualche ora i discorsi dei deputati, hanno gridato in coro āRama, vatteneā e sono poi confluiti nella sede del Partito democratico, dove con il leader Basha hanno intonato lāinno nazionale. Tre ore dopo, la manifestazione si ĆØ conclusa, senza scontri e incidenti di nessun tipo. Ne seguiranno altre, a Tirana e in tutto il paese. āIl viaggio verso la speranza ĆØ appena iniziatoā, sostiene Basha.
Via dal Parlamento
Con la faziositĆ di voler dettare le regole anche se in minoranza, e manovrando una folla di fedeli che ancora risponde ai comandi del partito, il Partito democratico di Lulzim Basha e il Movimento socialista per lāintegrazione di Monika Kryemadhi chiedono le dimissioni del premier Rama e un governo di transizione che porti il paese alle urne con anticipo di due anni.
Come annunciato da qualche giorno, su proposta di Basha, tutti i deputati dellāopposizione hanno deciso allāunanimitĆ di rimettere i propri mandati e uscire definitivamente da un parlamento che ritengono sia risultato della collusione dellāattuale governo con la criminalitĆ organizzata.
GiovedƬ, con la manifestazione ancora in corso, i deputati dellāopposizione hanno depositato in parlamento le lettere di dimissioni, mentre nei prossimi giorni, tutti i candidati nelle liste elettorali del 2017, presenteranno una dichiarazione di rinuncia, per bloccare anche la normale procedura di sostituzione dei deputati dimissionari.
La vaga legislazione in merito a dimissioni di gruppo potrebbe rendere lunga e contorta lāiniziativa dellāopposizione, come ĆØ anche presumibile che la maggioranza proverĆ a prendere tempo, nella speranza di eventuali ripensamenti o negoziati ma, al netto degli adempimenti formali, il dato politico ĆØ chiaro: in questo modo, tutti i seggi del parlamento dāAlbania appartengono alla maggioranza di Edi Rama. Per il paese, la situazione ĆØ senza precedenti.
Palla alla maggioranza
Sulla possibilitĆ di dimettersi e andare ad elezioni anticipate, Edi Rama non ha mai avuto dubbi: sarebbe come chiedere alla Juventus di āarretrare in classifica, ricominciando da capo il campionatoā¦senza Ronaldoā, aveva detto il premier al Messaggero il giorno prima della manifestazione. Ma, dopo la chiusura dei primi giorni e lāiniziale scetticismo verso il gesto di autoesclusione dellāopposizione, la prospettiva ormai sempre più vicina di un parlamento monocolore, ha evidentemente portato Rama a fare un passo indietro: niente dimissioni, ma un invito al dialogo, incentrato sul rafforzamento della democrazia e non sulla retorica della violenza e sullāimposizione dei rapporti politici. Una mano tesa e un segnale di riconoscimento della crisi istituzionale che sta investendo il paese, che lāopposizione ha subito respinto al mittente.
Percorso europeo sempre più a rischio
Il 29 giugno scorso, i leader dei 28 stati membri hanno approvato la decisione di indicare il giugno del 2019 come probabile data per l’apertura dei negoziati di adesione con l’Albania. Un ānoā allāavvio immediato, ma comunque unāapertura affatto scontata, sostenuta dallāItalia ma fortemente contestata da diversi paesi, tra cui Francia e Olanda.
Nella giornata di giovedƬ, a manifestazione iniziata, l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini, e il Commissario alle politiche di vicinato e per i negoziati sull’allargamento, Johannes Hahn, hanno fermamente condannato ogni tipo di incitamento alla violenza, cosƬ come la decisione dell’opposizione di rimettere i mandati. Per lāUnione europea si tratta infatti di atti controproducenti, che minano i progressi compiuti dal paese nel percorso di integrazione.
In attesa di vedere a cosa porterĆ questo nuovo braccio di ferro tra governo e opposizione, sembra che la lotta per il potere tra partiti e il conseguente stallo del funzionamento delle istituzioni albanesi abbia giĆ presentato il primo conto da pagare al paese: un ānoā sempre più probabile allāappuntamento con il Consiglio europeo alla fine di giugno.
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