Adesione Ue, l’obiettivo del Montenegro è fin troppo ambizioso?

Podgorica vuole chiudere tutti i capitoli negoziali entro la fine del 2026. Ma, con un terzo del lavoro ancora da completare in meno di un anno, “nulla nell’attuale contesto politico o istituzionale suggerisce un tale slancio”. Intervista a Zvezdana Kovač, analista del Centre for Civic Education

22/01/2026, Federico Baccini Bruxelles
Il premier montenegrino Milojko Spajić, la ministra per gli Affari europei della Danimarca, Marie Bjerre, la commissaria per l’Allargamento Marta Kos - Foto © Unione europea

Il premier montenegrino Milojko Spajić, la ministra per gli Affari europei della Danimarca, Marie Bjerre, la commissaria per l’Allargamento Marta Kos

Il premier montenegrino Milojko Spajić, la ministra per gli Affari europei della Danimarca, Marie Bjerre, la commissaria per l’Allargamento Marta Kos - Foto © Unione europea

Stando alle dichiarazioni della Commissione e della rappresentanza montenegrina a Bruxelles, il 2026 potrebbe rappresentare un anno storico per Podgorica. L’anno in cui il Montenegro chiuderà tutti i capitoli negoziali per l’adesione all’Unione europea, spianando la strada all’ingresso entro il 2028.

A Bruxelles, il Montenegro è considerato il Paese frontrunner nel processo di allargamento dell’UE e sta prendendo sempre più piede la convinzione che quasi sicuramente diventerà il prossimo membro dell’Unione. Eppure l’obiettivo del 2026 sembra oltremodo impegnativo.

Finora Podgorica è riuscita a chiudere provvisoriamente 12 dei 33 capitoli negoziali, di cui sei portati a compimento in tutto il 2025. Quasi un terzo del lavoro deve ancora essere completato.

“Chiudere tutti i capitoli rimanenti in un solo anno richiederebbe uno sprint di riforme quasi perfetto e ininterrotto, ma nulla nell’attuale contesto politico o istituzionale suggerisce un tale slancio”, avverte in questa intervista per OBCT Zvezdana Kovač, analista e direttrice di strategia del Centre for Civic Education, un’ONG montenegrina che si occupa di sviluppo della società civile e della partecipazione democratica.

Quanto è realistico completare il processo di adesione entro la fine del 2026?

Sulla base dell’attuale ritmo questo obiettivo appare molto ambizioso. Al di là della pura aritmetica, il problema più profondo è che la sostanza continua a rimanere indietro rispetto alla retorica.

Le riforme nei settori più sensibili – giudiziario, del funzionamento delle istituzioni, della lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, della libertà dei media – rimangono lente, incoerenti e spesso plasmate da interessi politici a breve termine piuttosto che dagli standard europei.

La polarizzazione politica e i frequenti blocchi istituzionali minano ulteriormente la stabilità necessaria per un calendario così ambizioso.

In breve, il completamento dell’adesione entro il 2026 è possibile solo se l’UE sceglie di dare priorità alle considerazioni geopolitiche rispetto all’approccio basato sul merito, che l’attuale governo e la maggioranza parlamentare in Montenegro non stanno seguendo in modo coerente.

Il Montenegro è pronto in termini di rispetto dei requisiti dello Stato di diritto?

No, sicuramente non lo sarà entro il 2026 e molto probabilmente nemmeno entro il 2028.

I capitoli 23 e 24, quelli che riguardano il sistema giudiziario, i diritti fondamentali, la giustizia, la libertà e la sicurezza, sono il punto debole principale del processo di adesione del Montenegro.

Le leggi vengono adottate frequentemente, ma manca un’attuazione coerente e imparziale. L’indipendenza giudiziaria rimane fragile, le istituzioni sono altamente politicizzate e spesso paralizzate.

La riforma elettorale a lungo rinviata e le raccomandazioni dell’OSCE/ODIHR non attuate illustrano chiaramente un quadro di progressi mai davvero completi.

Nel frattempo, le narrazioni anti-UE e l’influenza degli attori politici legati alle autorità serbe sono sempre più presenti nel dibattito pubblico e minano l’adesione dell’opinione pubblica ai valori europei, che rimane debole.

Quali sono i principali ostacoli interni?

La vita politica del Montenegro è dominata dal populismo, dal revisionismo ideologico, dalle tattiche politiche quotidiane e dai conflitti interni. Questo contesto rende estremamente difficile costruire il consenso necessario per riforme strutturali di tipo europeo.

La leadership politica rimane concentrata sulla conservazione del potere piuttosto che sulla governance strategica a lungo termine. Ciò ha portato a crisi diplomatiche evitabili, come la risoluzione Jasenovac, che ha minato la posizione del Montenegro all’estero.

Ampie fasce della maggioranza al potere e dello spazio mediatico sono sempre più anti-occidentali nella sostanza, pur rimanendo pro-europee nella retorica.

Le narrazioni anti-UE e anti-NATO sono diventate più visibili ed efficaci, contribuendo al calo del sostegno pubblico all’adesione all’UE, che è diminuito di circa dieci punti percentuali in un solo anno.

Nonostante il sostegno di Bruxelles all’integrazione del Montenegro sia più forte che mai, paradossalmente in Montenegro la fiducia nell’UE e nella NATO è in calo, mentre le istituzioni statali non riescono ad articolare una visione pro-europea coerente.

In breve, anche laddove esistono o potrebbero essere create capacità tecniche e amministrative, mancano una vera volontà politica e una leadership basata sui valori.

Quale gruppo di negoziati sarà il più difficile da concludere?

Quelli più difficili saranno senza dubbio il capitolo 23 (Sistema giudiziario e diritti fondamentali) e il capitolo 24 (Giustizia, libertà e sicurezza).

Si tratta di capitoli che richiedono un cambiamento strutturale attraverso un sistema giudiziario veramente indipendente, un’azione penale credibile contro la corruzione ad alto livello e la criminalità organizzata, istituzioni politicamente neutre e media liberi e pluralistici.

In tutti questi settori, il Montenegro è fragile.

Mentre altri capitoli possono presentare sfide di tipo tecnico, questi due capitoli sono politicamente e strutturalmente i più difficili. E senza progressi in questo ambito l’intero processo di adesione di fatto si blocca.

Anche la Croazia rischia di rallentare il percorso di adesione del Montenegro per questioni bilaterali?

Da una parte, la Croazia rimane uno dei più forti sostenitori del Montenegro tra gli Stati membri dell’UE. Il sostegno pubblico croato all’adesione del Montenegro è elevato e Zagabria ha sempre appoggiato l’allargamento.

D’altra parte, la Croazia ha già bloccato la chiusura del capitolo 31 (Politica estera, di sicurezza e di difesa) in risposta alla risoluzione Jasenovac, una mossa influenzata dalle autorità di Belgrado e che ha esacerbato le tensioni bilaterali.

Problemi che avrebbero potuto essere risolti gradualmente attraverso la diplomazia sono ora diventati costose controversie politiche.

Tuttavia, le azioni della Croazia non sono state motivate da un desiderio strategico di bloccare il Montenegro, ma piuttosto da reazioni tattiche alle politiche di Podgorica. Zagabria ha un chiaro interesse a confinare Stati membri dell’UE e la sua posizione complessiva nei confronti dell’adesione del Montenegro rimane positiva.

La Croazia dunque rappresenta un rischio gestibile, non l’ostacolo principale, a meno che la leadership montenegrina continui a provocare conflitti che rendono impossibile una diplomazia costruttiva.

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