A Gorizia, storie di confine firmate Medved e Velušček
Operatrici culturali, ricercatrici e registe, Anja Medved e Nadja Velušček, figlia e madre, raccontano assieme da quasi trent’anni il Goriziano e la frontiera. A loro è oggi dedicata una retrospettiva alla Slovenska Kinoteka di Lubiana

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Il fiume Isonzo nei pressi di Most na Soci (Santa Lucia d'Isonzo), Slovenia © Haidamac / Shutterstock
Le goriziane Anja Medved e Nadja Velušček, figlia e madre, lavorano insieme come operatrici culturali, ricercatrici e registe fin dal 1998, quando realizzarono il documentario breve “Cvetoča Brda” per la Rai. A lungo hanno animato il Kinoatelje della città sul confine, associazione fondata nel 1977 dal sociologo e politico Darko Bratina, che ha prodotto molti dei loro lavori, dando un contributo decisivo a rendere l’associazione una realtà transfrontaliera. La loro è una lunga attività di documentazione incentrata sulle storie del ‘900 nell’area di frontiera e il nuovo corso con l’ingresso della Slovenia nell’Ue e la caduta del simbolico muro davanti alla stazione Transalpina.
Fino a giugno, le due autrici sono oggetto di una retrospettiva omaggio della Slovenska Kinoteka di Lubiana in sette appuntamenti con tutta la loro produzione.
Spiccano “Moja meja – Il mio confine” del 2002, storia del confine dal 1947, e “Trenutek reke – Il tempo del fiume” del 2010, viaggio reale e metaforico lungo il fiume Isonzo / Soča, il fiume che attraversa e segna l’area tra Italia e Slovenia, passando anche per luoghi simbolo come Caporetto / Kobarid.
Il Goriziano è l’area d’elezione della coppia madre e figlia, che con pazienza certosina e grande partecipazione ha negli anni raccolto immagini e testimonianze di vita quotidiana, utilizzando archivi esistenti e creandone di nuovi. Prevale nei loro lavori la piccola storia rispetto alla grande Storia, pur su un confine di cui si è scritto e detto molto.
Medved e Velušček hanno esplorato come il confine abbia diviso famiglie e destini, come la vita sia andata avanti, magari aggirando i vincoli, come accanto alla vecchia Gorizia sia nata una Nova Gorica.
“Nova Gorica è il mattino e ricorda la Seconda guerra mondiale, Gorizia è il tramonto e ricorda la Prima” si osserva nel bel documentario “Ne pozabi me – Forget Me Not”, realizzato nei mesi scorsi dalla sola Anja. Un attento e laborioso lavoro di riflessione e raccolta di testimonianze, un film sulla memoria e l’oblio, intrecciando i due lati della frontiera tra elementi familiari (la nonna che cambiò cinque nazioni restando ferma, il nonno sopravvissuto a Mauthausen che non ne parlò mai) e vissuto personale.
Il documentario, ritratto di due città così diverse, a lungo separate, unite nei mesi scorsi nella capitale della cultura GO 2025, è in questi giorni al 37° Trieste Film Festival nell’ambito del focus Wild Roses dedicato alle registe slovene. In precedenza era stato proiettato a Gorizia e in concorso al Festival del cinema sloveno di Portorose.
Una testimonianza preziosa su vicende ancora poco conosciute e che meriterebbe una maggiore circolazione in festival e rassegne italiane. Per Anja Medved il film può essere visto anche come punto d’arrivo e di partenza: non tanto un esaurimento del tema del confine Goriziano, quanto la conferma di possedere la sensibilità e la visione anche per altre storie.
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