A Belgrado la mostra “Sarajevo 1992-1996 – l’assedio più lungo”
È stata inaugurata nei giorni scorsi a Belgrado, presso il Museo degli anni Novanta, la mostra di fotografie di Mario Boccia dal titolo “Sarajevo 1992-1996 – l’assedio più lungo”. Le impressioni e il resoconto dell’inaugurazione

Visita guidata alla mostra fotografica “Sarajevo 1992–1996 – l’assedio più lungo”
foto ©Bojan Kovačević
C’erano Donne in Nero, docenti universitari, attiviste e attivisti, esponenti del mondo dell’arte, tante cittadine e cittadini all’inaugurazione della mostra “Sarajevo 1992-1996 – l’assedio più lungo” dedicata agli scatti del fotografo Mario Boccia a Belgrado l’8 dicembre scorso.
Il tema non era tra i più semplici da trattare, le foto sono il frutto del grande lavoro giornalistico e artistico dall’autore negli anni in cui Sarajevo era assediata dalla truppe serbo-bosniache, tra il 1992 e il 1996. Toccanti in quanto non risparmiano la violenza scatenata sulla città, ma dedicate soprattutto – come esplicita chiaramente Mario Boccia – alla vitalità, all’umanità e alla resistenza quotidiana dei sarajevesi in quegli anni.
A Belgrado, la mostra è stata accolta nelle sale del Muzej Devedesetih, uno spazio di recente apertura, dedicato all’elaborazione critica dell’esperienza degli anni Novanta nell’area post-jugoslava. Si tratta dell’iniziativa di una fondazione privata – Fondacija M90 – che, oltre ad ospitare mostre temporanee, da luglio arricchisce l’offerta culturale cittadina con un’esposizione permanente dedicata all’ultimo decennio del ventesimo secolo. Tale esposizione, intitolata “Il labirinto degli anni Novanta” ha viaggiato a sua volta per alcuni paesi post-jugoslavi – prima di trovare sede definitiva nel museo.
Un luogo nuovo, quindi, ma che in qualche modo prova a raccogliere l’eredità di quella Belgrado, fortemente minoritaria ma determinata, che dagli stessi anni Novanta porta avanti istanze pacifiste e di confronto con le responsabilità e i crimini del recente passato. Il nuovo museo, ha spiegato Dubravka Stojanović – una delle promotrici – offre un’ulteriore angolatura: “ci sono le atrocità, c’è Srebrenica, ci sono gli stupri etnici, i tanti generi di crimini. Ma il punto fondamentale è che non c’è solo quello. Volevamo mostrare che c’è sempre stata gente che ha combattuto per l’umanità, che ha resistito in vario modo”.
Di fronte ad una evidente convergenza di sensibilità, il Muzej Devedesetih ha scelto di ospitare per alcune settimane anche la mostra di Mario Boccia. Curata dal Museo Storico Italiano della Guerra e da Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa nel 2022, era stata allestita presso il Castello di Rovereto per tutta la prima metà del 2023, raccogliendo un grande interesse di pubblico.
Grazie a uno sforzo di collaborazione tra le diverse organizzazioni e con lo stesso autore – nell’ambito del progetto europeo Trancityons guidato dall’Università di Bologna di cui OBCT è parte – le foto hanno potuto viaggiare fino al cuore della capitale serba. La mostra è stata allestita presso la sede del Museo, sostanzialmente di fronte al Parlamento della Repubblica di Serbia, in un’area che l’ultimo anno di accese proteste nel paese ha trasformato sempre più in un terreno di confronto e di scontro tra sostenitori e oppositori del Presidente Vučić.
La sera dell’8 dicembre la mostra è stata aperta da Igor Štiks, politologo e scrittore di origini sarajevesi, anch’egli tra i fondatori del Muzej Devedesetih. Presentando gli scatti, Štiks ha sottolineato il valore universale dell’opera di Mario Boccia e quanto “le sue fotografie parlino più di mille parole”. È stato poi il turno di Lepa Mlađenović, attivista e amica di lunga data dell’autore, del quale ha enfatizzato il legame con Sarajevo soffermandosi su una delle sue fotografie più note, “La fioraia di Sarajevo”, simbolo di resistenza civile a cui Mario Boccia ha dedicato un volume illustrato, appena uscito anche in edizione bosniaca.
L’autore si è quindi rivolto ai presenti sottolineando: “ho fatto tanti errori e cose di cui sono orgoglioso, come aver rispettato le vittime, tutte le vittime delle guerre”. Tale approccio ha comportato sia difficoltà nel lavoro di freelance, al quale vengono richieste solo immagini cruente, che un rapporto stretto con gli abitanti della città. Boccia ha quindi raccontato come a partire dalle proprie esperienze di vita – era stato in Jugoslavia e a Sarajevo da bambino in vacanza – si sia affacciato alla tragedia dell’assedio. Ha ragionato sul suo percorso di comprensione del contesto e della ricchezza di una città cosmopolita e composita, e di come tali consapevolezze contribuirono a guidare la scelta degli scatti. Si è soffermato soprattutto nella descrizione dei rapporti con le persone fotografate, in alcuni casi riallacciato a distanza di anni. Un momento di grande carico emotivo e di commozione per qualcuno, gradualmente sciolti nei momenti successivi, mentre l’autore si intratteneva con tutti gli interessati ad illustrare i dettagli dei singoli scatti.
Il confronto più diretto e informale è continuato il giorno seguente, in occasione della visita guidata dedicata ai cittadini e alle cittadine interessate. Se l’inaugurazione aveva visto soprattutto la presenza di persone appartenenti a generazioni che hanno vissuto gli anni Novanta, l’appuntamento del giorno successivo è stato partecipato soprattutto da studentesse e studenti, la categoria protagonista dell’ultimo anno di mobilitazioni nel paese. Un gruppo nutrito che per oltre un’ora ha seguito il racconto dell’esperienza diretta di Mario Boccia uno scatto dopo l’altro, ascoltando il racconto della città e dei suoi abitanti nei momenti più difficili, chiedendo approfondimenti e precisazioni.
Nelle prossime settimane le iniziative legate alla presenza della mostra a Belgrado continueranno. “Sarajevo 1992-1996 – l’assedio più lungo” resterà nella capitale serba fino ai primi giorni di febbraio, aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00 e a ingresso gratuito.
La mostra si sposterà poi dalla capitale serba a Zagabria, per poi approdare finalmente nella Sarajevo protagonista del racconto per immagini.
Trancityons è finanziato dall’Unione europea nell’ambito di CERV-2024-CITIZENS-REM
Tag: Assedio di Sarajevo | Fotografia | Musei | Trancityons
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