Macedonia: elezioni anticipate il 24 aprile, ma nessun accordo

19 gennaio 2016

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Falliscono i negoziati facilitati dal Commissario Ue per i negoziati all'Allargamento Johannes Hahn, ma la Macedonia andrà comunque ad elezioni anticipate il prossimo 24 aprile.

Nikola Gruevski (VMRO-DPMNE), al potere ininterrotto da un decennio, ha presentato le proprie dimissioni - passo accordato nei mesi scorsi con l'opposizione - e ieri il parlamento di Skopje ha proceduto a nominare un nuovo premier nella persona di Emil Dimitriev, segretario generale del partito di maggioranza.

Il nuovo governo dovrà organizzare il processo elettorale, ma il suo compito si preannuncia estremamente difficile.

Lo scopo dichiarato delle consultazioni anticipate era portare fuori il paese dal vicolo cieco nato con lo scandalo delle intercettazioni, scoppiato un anno fa grazie alle controverse rivelazioni rese pubbliche da Zoran Zaev, leader dell'opposizione socialdemocratica (SDSM).

Purtroppo il processo elettorale sembra minato in partenza: per l'opposizione non esistono le condizioni per poter tenere elezioni libere e corrette. Due i principali ostacoli, liste elettorali gonfiate e non aggiornate, che danno spazio a possibili frodi e una panorama mediatico sbilanciato a favore del governo.

Il SDSM ha dichiarato che, in mancanza di cambiamenti sostanziali, intende boicottare le urne: una mossa che segnerebbe l'approfondirsi della voragine politica che oggi spacca la Macedonia. Nel frattempo i due ministri socialdemocratici nominati nel nuovo esecutivo di transizione (agli Interni e al Lavoro) non si sono presentati in aula durante il voto di fiducia, aula tra l'altro disertata dai loro compagni di partito.

Il commissario Hahn ha fatto buon viso a cattivo gioco, incassando il fallimento delle trattative. “Avremmo preferito una decisione condivisa”, ha dichiarato alla stampa Hahn. “Ora è però importante che tutti gli attori politici e istituzionali facciano quanto in loro potere per assicurare elezioni libere e democratiche […] agendo in fretta soprattutto sulla correzione delle liste elettorali”.

Gruevski, sicuro del suo fiuto e del suo potere, ha quindi scelto la prova di forza, giustificandola con la necessità di “uscire dalla crisi politica e procedere coraggiosamente verso il futuro”, ed accusando Zaev di rimandare lo scontro elettorale per paura di perdere per l'ennesima volta la sfida.

La decisione di procedere da soli rischia però esacerbare, invece che risolvere, le ferite che oggi rendono la Macedonia un paese spaccato e isolato.


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