Una facciata della Metelkova, Lubiana (© Volha Stasevich/Shutterstock)

Una facciata della Metelkova, Lubiana (© Volha Stasevich/Shutterstock)

Le associazioni che hanno sede nelle ex caserme di Metelkova, epicentro della scena culturale indipendente di Lubiana, hanno ricevuto un avviso di sfratto dal ministero della Cultura sloveno. Ufficialmente si tratta di ristrutturazione degli edifici, ma gli artisti lo vedono come un nuovo attacco del governo di Janez Janša

06/11/2020 - 

(Pubblicato originariamente da Le Courrier des Balkans il 3 novembre 2020)

È l’ultima offensiva del governo conservatore di Janez Janša contro le ong indipendenti: quasi 20 organizzazioni e collettivi sono minacciati di essere sfrattati dall'ex caserma Metelkova a Lubiana. Il ministero della Cultura, proprietario degli edifici, giustifica questa decisione con la necessità di ristrutturare i locali.

Ma per gli artisti c’è una motivazione politica, Janez Janša, che non nasconde affinità ideologiche con il primo ministro ungherese Victor Orbán, non ha mai nascosto il suo disprezzo per le attività di queste ong. Il 19 ottobre, giorno in cui è stato disposto il coprifuoco nel paese come misura anti-covid, gli inquilini di Metelkova hanno ricevuto un avviso di rescissione del contratto di locazione. Le ong hanno risposto con una lettera di protesta, informando il ministero che non avevano alcuna intenzione di lasciare l'area e che avrebbero "resistito con tutti i mezzi a questi attacchi contro la società civile, la cultura indipendente e la democrazia".

Più di 200 organizzazioni hanno dichiarato il loro sostegno alle associazioni della Metelkova e una petizione online ha raccolto fino ad oggi più di 8.000 firme. Nella lettera di risposta al ministero le ong ricordano che il loro lavoro "deriva dall'eredità dei movimenti della società civile che hanno promosso la democratizzazione e la smilitarizzazione della società negli anni '80 e hanno dato un contributo cruciale all'adozione di una costituzione democratica dopo l'indipendenza del paese”.

Gli operatori culturali, artisti e attivisti hanno occupato questo ex quartier generale dell'esercito jugoslavo in Slovenia nel 1993. "È uno spazio aperto al pubblico, dove la diversità, la solidarietà, il dialogo e il pensiero critico sono rispettati e incoraggiati", sottolineano le ong, che precisano che "lo stesso primo ministro è stato tra i soldati di pace negli anni '80, durante l'era della Jugoslavia socialista". Janez Janša, allora membro della Gioventù Comunista, era diventato un dissidente liberale e un attivista del movimento per la pace sloveno.

Gli attuali inquilini di Metelkova "non pagano l'affitto e alcuni non pagano nemmeno le spese", ha replicato il ministero della Cultura in un comunicato del 20 ottobre. "Le ong prendono soldi pubblici per pagare i loro stipendi, mentre il loro unico programma è di andare in bicicletta il venerdì", ha denunciato su Twitter Anja Bah Zibert, membro del Partito democratico sloveno (SDS) guidato da Janez Janša. È da aprile che si svolgono nel paese regolarmente proteste antigovernative.

Dal ritorno al potere di Janez Janša, sono state introdotte molte restrizioni legali e finanziarie nei confronti delle ong, ma anche del settore culturale indipendente e dei media. Secondo l’European Civic Space Watch, che dipende dal Forum Civico Europeo , dall'inizio della pandemia, il governo sloveno ha sospeso i sussidi pubblici per circa 15 ong. I finanziamenti sono stati reindirizzati per contribuire alla lotta contro il Covid-19, argomentano dal canto loro le autorità slovene.


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