Samira Kentrić è la migliore illustratrice politica oggi in circolazione in Slovenia. E' uscita in questi giorni, a sua firma, una sua graphic novel autobiografica

20/03/2015 -  Stefano Lusa Capodistria

Quando la vedi sembra confermare che le tesi di Janez Janša non sono poi tanto campate in aria. Caschetto biondo, curata nel vestire, garbata, attenta - fino all’eccesso - a rimanere sempre al proprio posto, ma quasi sempre in grado di stupire, sintetizzando con poche parole le farraginose discussioni degli altri.

Potrebbe essere uno dei personaggi femminili de “Il regno di Noricum – La pantera bianca”, il romanzo storico, scritto in carcere dall’ex premier che vorrebbe indagare sulle antiche origini degli sloveni. La teoria è che proprio in quell’antico regno affondi le radici il suo popolo, geneticamente più vicino a irlandesi, norvegesi e anche a bielorussi, ucraini o slovacchi che agli altri slavi del sud.

Con il suo aspetto scandinavo, Samira Kentrić , è la migliore illustratrice politica oggi in circolazione nel paese. Un tratto elegante, in grado di cogliere il senso delle cose con pochi elementi. Per anni ha lavorato per i principali quotidiani sloveni. I suoi disegni hanno accompagnato i fondi di Ervin Hladnik Milharčič, di gran lunga il più autorevole columnist del paese. Fu proprio lui a portarla nel mondo della carta stampata.

I genitori

E’ figlia di immigrati bosniaci, venuti dal loro villaggio a cercare fortuna in quella che all’epoca era la repubblica più sviluppata della federazione jugoslava. Lui muratore, lei prima operaia in fabbrica e poi addetta alle pulizie di una grande banca. Il padre al paese aveva fatto anche il pastore, mentre la madre sapeva tessere tappeti. Quel loro mondo rurale e mussulmano oramai era stato sostituito dalla città cattolica in cui stavano mettendo su famiglia.

Parte da qui “Balkanalije – Crescere al tempo della transizione”, la raffinata graphic novel autobiografica di Samira Kenrtić, uscita poche settimane fa per i tipi della Betrina.

“I miei genitori - dice nel volume - non sono di qui. Loro qui lavorano e fanno studiare le loro figlie. Conoscono male la lingua e gli usi locali gli sono estranei. Sono stranieri. La cosa non pesa a me ed Amela (la sorella n.d.t.). Noi non abbiamo un altro passato, qui abbiamo tutto quello che ci serve, qui siamo a casa.”

Una riflessione che si completa quasi al termine del volume, quando Samira torna sulla storia dei suoi: “Loro sono qui da quasi quarant’anni, sono in pensione. Hanno oramai pagato la loro casa con giardino in un bel quartiere. Hanno educato le figlie, contribuito a far crescere i nipoti. Sono cittadini europei modello, cittadini sloveni modello. Sono vicini di casa modello e sono simili ai loro vicini. Per tutta la propria vita lavorativa mio padre ha costruito edifici, ma in tutti questi anni in Slovenia non è stato costruito nessun edificio che servisse ad integrare lui e la mamma. La moschea… Forse non la frequenterebbero nemmeno. La sua mancanza, però, segna l’assenza di casa”.

La Kenrtić, però, non sembra avere dubbi. Lei è parte della società slovena, non si sente straniera e non sembra nemmeno intenzionata a voler far parte della fitta schiera delle minoranze etniche presenti nel paese. In questo pare essere molto simile a Goran Vojnović, il miglior scrittore sloveno del momento, anch'esso uscito da una famiglia proveniente dal resto dell’ex federazione. Entrambi rivendicano il loro diritto di sentirsi a casa dove gli pare e piace ed entrambi hanno alle loro spalle un brillante percorso nelle scuole slovene; cosa non comunissima per gli immigrati ed i loro figli, che generalmente a scuola, debbono affrontare mille problemi, anche legati alla discriminazione.

Il libro, la guerra

Il libro di Samira Kentrić sembra dirci che tutto ha sempre una valenza politica, che bisogna credere nei propri ideali e che questi non sono negoziabili. C’è tanta Bosnia e c’è tanta guerra, che testimonia, come quel conflitto abbia pesato su di lei e sulla sua famiglia. Una guerra vissuta da vicino, ma anche da lontano, attraverso i suoi occhi, ma anche attraverso quelli dei parenti e dei tanti profughi che hanno trovato rifugio in Slovenia. Il libro si riempie di tombe, scheletri e tibie, ma anche di confronto con la nuova realtà bosniaca, molto più mussulmana di quanto lo era stata al tempo dei suoi genitori. Paradigmatico, in questo senso, il suo litigio in un cimitero bosniaco, dove una ragazza velata vuole scacciarla a causa dell’inadeguatezza della lunghezza della sua gonna.

Uno dei motivi ricorrenti della sua graphic novel sono i piedi e le radici sradicate o tagliate. L’autrice spiega così al Dnevnik il loro significato: “Se metti radici da qualche parte, allora anche i muri non ti disturberanno realmente –– visto che non hai intenzione di andare da nessuna parte. Se non accetti il postulato che il tuo territorio è esattamente definito e limitato, allora hai tagliato le radici e quindi sei e pronto ad abbattere i muri, visto che sei interessato a quello che sta al di la di essi.”

La critica alla società, alle privatizzazioni che alzano muri, alle guerre ed all’idea che si voglia sempre sottolineare le differenze piuttosto che mettere in primo piano quello che accomuna le persone, sono i tratti distintivi del pensiero della Kentrić. Il suo libro non manca nemmeno di guardare ad un incerto futuro, dove emerge una durissima messa in stato d’accusa dell’Unione europea: un vuoto progetto che non consente alle persone di identificarsi con essa.

“Balkanalije” è un ricercato racconto del crescere al tempo della transizione, una storia slovena, ma anche jugoslava ed europea, scritta da un personaggio in grado di stupire continuamente, anche quando lascia la penna per il teatro. Il Tandem Eclipse, di cui fa parte, non ha mancato di sbalordire, ottenere consensi e suscitare sgomento con le sue provocazioni, intellettuali, visuali, politiche e “porno-kitsch”. Anni fa pensarono bene di riprodurre le figura della Madonna di Ptujska gora.

La sua compagna si presentò al pubblico e aprì l’ampio drappo rosso di cui era ricoperta, non mancando di dire, ad un certo punto, che se la Madonna voleva raccogliere sotto il suo mantello i suoi fedeli lei voleva farlo con i suoi amanti. Sotto era completamente nuda. Fioccarono proteste e denunce, che si risolsero nel solito molto rumore per nulla.

 

 


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