In Serbia si attende la revoca dello stato d'emergenza e nel frattempo parte dei cittadini da giorni protesta contro il governo battendo pentole dai balconi. Di contro hooligan fedeli al potere si aggirano sui tetti minacciando la sicurezza pubblica e la stessa democrazia

05/05/2020 -  Antonela Riha Belgrado

In attesa che venga revocato lo stato di emergenza, proclamato a causa della pandemia di Covid-19, e che si tengano le elezioni politiche, rinviate anch’esse a causa del coronavirus, i cittadini ma anche le autorità serbe stanno perdendo la pazienza, e la situazione è periodicamente sull’orlo di precipitare in un conflitto aperto. Dopo otto anni di regime autocratico – durante i quali la situazione delle libertà e dei diritti civili è andata sempre più deteriorandosi, mentre una ristretta cerchia di persone ha praticamente assunto il ruolo delle istituzioni – la Serbia è profondamente polarizzata tra un potere corrotto e arrogante e un’opposizione debole che viene costantemente bollata dal presidente Vučić come "nemico dello stato".

Alcune decisioni, prese dal governo per far fronte alla pandemia, sono state vissute da molti cittadini come l’ennesima pressione da parte dell’élite al potere. Costretti a rimanere chiusi in casa a causa del coprifuoco, negli ultimi giorni molti cittadini hanno cominciato a protestare battendo pentole dalle proprie finestre, perché è diventato l'unico modo per dimostrare che esistono.

Subito dopo le prime proteste dei cittadini, i sostenitori del partito al governo (Partito progressista serbo, SNS), guidato dal presidente Vučić, sono saliti sui tetti dei palazzi in alcune città serbe, accendendo torce da stadio e urlando da altoparlanti messaggi ostili nei confronti di uno dei principali esponenti dell’opposizione Dragan Đilas, leader del Partito di libertà e giustizia (SSP) ed ex sindaco di Belgrado, presentato dalla leadership al potere come figura simbolo del precedente governo.

Nella serata di domenica 3 maggio, Đilas, evidentemente sconvolto, ha affermato, in un video pubblicato sul suo account Twitter, che nella strada in cui abita la sua famiglia, nel pieno centro di Belgrado, alcune persone lo hanno minacciato urlando dagli altoparlanti: “Đilas, ladro”. Alcuni testimoni hanno affermato che gli hooligan, una volta scesi dal tetto dove avevano acceso le torce, sono entrati nella sede del municipio, fatto che suggerisce chiaramente che il tutto è stato organizzato dalla leadership al potere. Nonostante sia stata chiamata a intervenire, la polizia non ha reagito in alcun modo.

Il battere sulle pentole è una forma tradizionale di protesta spesso usata dall’opposizione serba durante gli anni Novanta per esprimere il proprio dissenso verso la politica dell’allora presidente serbo Slobodan Milošević. I fumogeni, invece, vengono usati dagli hooligan sulle tribune degli stadi, e in Serbia gli hooligan sono controllati da Aleksandar Vučić. Questo legame tra ultras e Vučić è ben noto ai cittadini serbi: ogni tanto il presidente “ingaggia” degli hooligan per intimidire cittadini dissenzienti. Questa volta agli hooligan si sono uniti anche alcuni funzionari e membri del Partito progressista serbo.

Campagna elettorale durante lo stato di emergenza

Lo scorso 15 marzo in Serbia è stato introdotto lo stato di emergenza a causa della pandemia di coronavirus con un decreto del governo. Una parte dell’opinione pubblica ha fatto notare che alcuni provvedimenti approvati dal governo sono illegittimi e violano la costituzione, a partire dal decreto con cui è stato introdotto lo stato di emergenza e l’ordinanza sulle limitazioni di movimento, fino ad un recente provvedimento che prevede che i processi penali possano svolgersi via Skype.

Le forti restrizioni alla libertà di movimento riguardano soprattutto le persone con più di 65 anni che, all’inizio dell’epidemia, potevano uscire di casa solo un giorno alla settimana dalle 4:00 alle 7:00 del mattino per andare a fare la spesa in determinati negozi. Tutti gli altri cittadini possono uscire dalle 05:00 alle 18:00 quando comincia il coprifuoco, durante il quale può uscire solo chi è in possesso di apposita autorizzazione.

La scorsa settimana il governo ha annunciato che in Serbia la pandemia si sta avvicinando alla fine e che alcune misure restrittive verranno alleggerite perché, come hanno affermato le autorità competenti, il numero di nuovi contagi sta diminuendo. Il ritorno alla vita più o meno normale è iniziato con la riapertura di parrucchieri e centri fitness; agli anziani è consentito uscire di casa per fare una passeggiata tre giorni alla settimana, in una determinata fascia oraria, per massimo mezz’ora; questa settimana dovrebbero riaprire anche bar e ristoranti. In questo momento è ancora in vigore il coprifuoco.

Mentre erano chiusi in casa i cittadini serbi seguivano le notizie riguardanti la pandemia soprattutto in televisione. In un recente sondaggio effettuato dall’agenzia Ipsos SM, il 57% degli intervistati ha affermato di fidarsi maggiormente delle informazioni diffuse dalle emittenti televisive. In Serbia le emittenti più seguite sono controllate direttamente dalla coalizione di governo e il presidente Vučić le ha usate per portare avanti la propria campagna elettorale, formalmente “interrotta” con l’introduzione dello stato di emergenza. Secondo un recente studio realizzato dall’Ufficio per la ricerca sociale (BIRODI) di Belgrado, nella seconda metà di marzo Vučić è stato il politico più presente sulle principali emittenti televisive, con 15.050 secondi, ben 63 volte di più rispetto all’esponente dell’opposizione più presente Dragan Đilas.

Rumore contro la dittatura

Fin dall’introduzione dello stato di emergenza, l’opposizione serba è stata piuttosto silenziosa, evidentemente ritenendo che non fosse il momento per scontri politici. Tuttavia, man mano che le misure di contenimento dell’emergenza venivano alleggerite, il malcontento dei cittadini per le decisioni adottate dal governo diventava sempre più forte, così come il loro bisogno di manifestare ad alta voce il proprio dissenso.

Lo scorso 26 aprile i movimenti civici “Ne davimo Beograd” [Non affondiamo Belgrado] e “Građanski front” [Fronte civico] hanno invitato i cittadini ad aderire all’iniziativa “Digni glas: Bukom protiv diktature” [Alza la voce: Col rumore contro la dittatura]. Da quel giorno, ogni sera, dopo l’applauso alle 20:00 rivolto ai medici, molti cittadini in tutta la Serbia, affacciati ai loro balconi e finestre, battono le pentole, soffiano nei fischietti, mettono musica ad alto volume e fanno rumore in segno di protesta contro il regime di Aleksandar Vučić.

La protesta è stata appoggiata da tutti i partiti di opposizione, ma non si tratta di un’azione organizzata dalle forze di opposizione. Sembra piuttosto che l’opposizione si sia unita ai cittadini perché condivide il loro malcontento. L’attuale regime assomiglia irresistibilmente a quello di Slobodan Milošević; è come se i cittadini avessero ripreso le proteste portate avanti nei lontani anni Novanta, quando l’attuale presidente Aleksandar Vučić era al governo.

Il tentativo della leadership al potere di introdurre la censura; l’arresto della giornalista Ana Lalić a causa di alcuni articoli in cui ha denunciato la situazione negli ospedali serbi; la scomparsa delle istituzioni; le decisioni prese da una ristretta cerchia di persone; i sospetti, ma anche dati concreti sui casi di corruzione e conflitti di interesse che vedono coinvolti alcuni membri dell’Unità di crisi per il contenimento della diffusione del coronavirus, sono solo alcune delle ragioni del malcontento dei cittadini serbi.

Fumogeni contro la democrazia

La polizia serba finora ha sanzionato circa 7000 cittadini per aver violato le restrizioni di movimento. Tra le persone sanzionate ci sono anche alcuni pensionati che durante la passeggiata si erano allontanati dalla propria abitazione più di quanto consentito; poi alcuni agricoltori che si erano recati nei propri terreni e alcuni adolescenti che hanno violato varie restrizioni.

Tuttavia, ad oggi le autorità non hanno ritenuto opportuno chiarire chi e secondo quali criteri abbia rilasciato ai sostenitori del partito di Vučić l’autorizzazione che ha consentito loro di muoversi indisturbati sui tetti dei palazzi durante il coprifuoco. Si sa solo che una persona è stata arrestata per l’accensione di fumogeni a Šabac, una delle poche città guidate dall’opposizione. Non ci sono informazioni su eventuali sanzioni comminate alle persone che hanno messo in pericolo l’incolumità dei cittadini e l’integrità dei beni accendendo fumogeni sui tetti dei palazzi. Quello che sappiamo invece è che l’intera operazione è stata annunciata da un deputato dell’SNS durante una seduta del parlamento. Dopo l’escalation di violenza, Vučić ha negato che il suo partito abbia organizzato l’azione, affermando che dietro alla vicenda si cela un’organizzazione giovanile.

Nella serata dello scorso 29 aprile , durante la prima azione dell’accensione di fumogeni a Niš, nel sud della Serbia, alcune persone che stavano sul balcone di casa di un funzionario dell’SNS hanno quasi appiccato un incendio quando le torce accese sono cadute sulla tenda di un negozio situato al piano terra del palazzo. Alcuni media hanno riportato che in diverse città all’accensione di fumogeni hanno partecipato anche alcuni membri del partito di governo.

In alcuni casi i cittadini hanno protestato perché persone sconosciute sono salite sui tetti dei loro palazzi, hanno messo in pericolo vite umane con i fumogeni accesi e hanno filmato le loro azioni con un drone. A Novi Sad la polizia ha risposto ai cittadini che le chiedevano di intervenire che non era il suo lavoro preoccuparsi dei cittadini spaventati. Il giorno dopo l’incidente avvenuto davanti al palazzo in cui abita la famiglia di Dragan Đilas, alcune centinaia di cittadini ed esponenti dell’opposizione si sono radunati per protestare contro la violenza. Nei giorni scorsi le minacce e il fuoco degli hooligan si sono placati, ma resta da vedere se scompariranno del tutto.

Nella serata di domenica 3 maggio il presidente Vučić ha annunciato che lo stato di emergenza verrà revocato il prossimo 6 maggio e il coprifuoco il 7 maggio. Vučić vuole revocare lo stato di emergenza al più presto per poter prepararsi per le elezioni politiche, che dovrebbero tenersi  il prossimo 21 giugno. Ogni eventuale rinvio delle elezioni – una parte dell’opposizione chiede che le elezioni vengano rinviate per garantire condizioni eque per tutti i candidati – costringerebbe la leadership al potere ad affrontare le inevitabili conseguenze economiche e sociali della pandemia di coronavirus.

Per quanto si vanti di presunti successi economici e del sostegno dei cittadini e delle potenze mondiali, dagli Stati Uniti alla Cina, Vučić sente molto bene il rumore e l’ira dei cittadini. La sua unica risposta alle proteste dell’opposizione e l’unico messaggio che rivolge ai suoi elettori è la dimostrazione di forza: una minaccia rivolta a tutti quelli che osano criticarlo o negargli il proprio sostegno. L’immagine più emblematica del potere di Vučić è quella del fuoco e del fumo spaventoso sopra le teste dei cittadini che abbiamo visto nei giorni scorsi. I cittadini serbi sanno bene – avendo più volte assistito nel recente passato a tale scenario – che una volta spento il fuoco restano le ceneri.


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