Vukašin Obradović (foto Medija Centar Beograd)

Vukašin Obradović (foto Medija Centar Beograd )

Prima la chiusura del settimanale Novine Vranjske e lo sciopero della fame del suo direttore, poi l’attacco del ministro della Difesa al portale investigativo Krik. Vita dura per i media indipendenti in Serbia

27/09/2017 -  Antonela Riha Belgrado

“La mia è la mossa di un disperato che non vede altro modo per concludere la sua carriera giornalistica e che allo stesso tempo cerca di preservare almeno un minimo di rispetto personale e di dignità”, ha scritto Vukašin Obradović, nel messaggio con cui il 19 settembre ha informato l’opinione pubblica di aver iniziato uno sciopero della fame.

Obradović è uno dei giornalisti più rispettati in Serbia, direttore e caporedattore del settimanale Novine  Vranjske e il giorno prima della drammatica decisione aveva dichiarato che “da settimane in redazione ci sono gli ispettori delle tasse e il nostro editore è costretto a dichiarare fallimento” anche se, come afferma Obradović, sono stati saldati tutti i debiti relativi alle tasse arretrate. La storia del settimanale Vranjske è solo uno degli ultimi esempi di pressioni che i pochi media indipendenti subiscono in Serbia.

Subito dopo che Obradović ha dichiarato lo sciopero della fame, hanno reagito tutte le associazioni giornalistiche, le organizzazioni non governative, i partiti di opposizione, personalità pubbliche, e circa in 200 si sono incontrati la sera stessa davanti al Parlamento serbo per manifestare il loro sostegno a Vranjske.

Minacce

La protesta di piazza è terminata con la notizia che Obradović si era sentito male ed era stato portato all’ospedale. Il giorno dopo ha interrotto lo sciopero della fame. Questo avvenimento drammatico ha provocato numerose reazioni, fra le quali anche il comunicato congiunto della Federazione internazionale dei giornalisti (IFJ) e della Federazione europea dei giornalisti (EFJ) che, solidali con Vranjske, hanno condannato le pressioni politiche ed economiche contro i media e alla fine hanno chiesto “da parte delle organizzazioni internazionali di smettere di ignorare i problemi seri con cui devono fare i conti i giornalisti e i media in Serbia" e di attivarsi "per proteggere i valori democratici che loro stesse promuovono”.

Novine Vranjske esce da 23 anni a Vranje, città della Serbia meridionale con 86.000 abitanti. Già negli anni Novanta ha superato l’ambito del settimanale locale godendo la fama di settimanale fortemente critico rispetto all’allora regime di Slobodan Milošević.

La piccola redazione di giornalisti coraggiosi in tutti questi anni ha sempre pubblicato testi dove venivano rivelate le malversazioni dei businessman locali e dei politici, inchieste sulla criminalità organizzata, e sono stati i primi a scrivere sulla pedofilia all’interno della Chiesa serba ortodossa a seguito delle denunce di quattro ragazzi nei confronti del vescovo di Vranje Pahomije.

Vukašin Obradović e i giornalisti di Vranjske hanno ricevuto in Serbia i premi più prestigiosi. Nel 2009 la missione in Serbia dell’OSCE ha assegnato a Obradović il premio “Il personaggio dell’anno” per il sostegno ai principi democratici dell’informazione indipendente, per l’imparzialità e per la promozione del dialogo fra le etnie nel sud della Serbia. Dal 2010 fino al febbraio di quest’anno Obradović è stato presidente dell’Associazione indipendente dei giornalisti della Serbia (NUNS).

Tutti questi riconoscimenti, l’incessante lotta per introdurre nella Serbia in transizione un mercato dei media dignitoso e fare in modo che i giornalisti siano protetti dalle pressioni politiche, hanno fatto sì che negli ultimi anni Obradović abbia subito le accuse dei politici, le offese e le minacce dai tabloid vicini al governo, ma anche minacce alla sua famiglia, di cui ha parlato solo nelle interviste rilasciate in questi ultimi giorni, dopo che si è saputo della chiusura di Vranjske.

Chi non paga le tasse riceve finanziamenti, chi le paga va in fallimento

Il giorno in cui Vukašin Obradović ha deciso di avviare lo sciopero della fame, a Vranje è venuta in visita la premier Ana Brnabić. Alla domanda sulla chiusura di Vranjske la premier ha risposto che lo stato non può elargire sovvenzioni ai media locali. Il giorno dopo sul suo Twitter ha pubblicato che “il governo nel 2017 ha stanziato per Vranjske un importo superiore a tutto quanto gli è stato dato dal 2008 al 2012”.

Quello che la premier in questa dichiarazione ha “omesso” - e poi è stato omesso anche dal governo nella comunicazione ufficiale sulla vicenda - è che si tratta di soldi del bilancio che vengono stanziati sulla base di finanziamenti a progetto per i media locali, approvati dalle commissioni nelle quali siedono di regola persone vicine al Partito Progressista Serbo (SNS) del presidente della Serbia Aleksandar Vučić, una procedura che è stata recentemente introdotta con la Strategia sui media.

Così negli ultimi tre anni il settimanale Vranjske, secondo le parole di Obradović, ha ricevuto con questa modalità circa 36.500 euro mentre tre altri media hanno ottenuto molto di più. Basti pensare che solo per quest'anno un'emittente televisiva di Vranje, di proprietà di una funzionaria dell'SNS, ha ricevuto 52.000 euro. Allo stesso concorso Vranjske ha rifiutato il finanziamento proposto per il progetto presentato, perché la somma concessa era di soli 1.000 euro.

Contemporaneamente - come ha comunicato la redazione - alle aziende pubbliche e alle aziende dove lo stato detiene una quota di maggioranza è stato vietato di fare inserzioni su Vranjske: i contratti pubblicitari sono stati stretti esclusivamente con i media filo-governativi. Un paio di mesi fa la proprietà (un’istituzione statale) dello spazio dove si trova la redazione li ha infine minacciati di sfratto.

Sono numerosi gli esempi in cui i media vicini al governo ricevono denaro al di fuori dei concorsi ufficiali, soldi provenienti dal budget statale o tramite accordi segreti, con controlli insufficienti. L’ex agenzia di stampa statale Tanjug, che dopo la malriuscita privatizzazione nel 2015 ufficialmente non esiste più (ma continua a lavorare), ha ricevuto per esigenze di produzione soldi dal ministero per l’Amministrazione e l’Autogestione locale nel periodo in cui a capo del ministero c’era l’attuale premier Ana Brnabić. Le due agenzie indipendenti, Beta e Fonet, non hanno goduto di questi finanziamenti.

La televisione Pink, il cui proprietario Željko Mitrović sostiene apertamente il presidente Aleksandar Vučić, dal 2014 al 2016 ha ricevuto dall’Agenzia per l’assicurazione e il finanziamento delle esportazioni, secondo quello che scrive il portale investigativo CINS , più di 7 milioni di euro di crediti, anche se secondo evidenze dell'Agenzia delle tasse Mitrović all’epoca era uno dei maggiori evasori fiscali della Serbia.

A differenza di Mitrović, Vukašin Obradović ha, come afferma lui stesso, la prova di aver saldato tutti le tasse pregresse, motivo per cui il conto corrente è rimasto a secco. “Vogliamo continuare così, ogni giorno ad essere umiliati e chiamati con nomi osceni? Vogliamo continuare a lavorare in queste condizioni oppure no? Queste sono le risposte che mi aspetto dai giornalisti e dal pubblico”, ha dichiarato Obradović in un'intervista rilasciata a Radio Slobodna Evropa all’uscita dall’ospedale.

La zia del Canada

Umiliazioni e minacce contro i giornalisti indipendenti in Serbia sono ormai la quotidianità. L’attacco del ministro della Difesa Aleksandar Vulin contro il portale investigativo Krik e contro il suo caporedattore Stevan Dojčinović è iniziato il 18 settembre, quando questo portale ha pubblicato un testo in cui rivela che il ministro Vulin non può provare da dove provengono gli oltre 200.000 euro con i quali ha comprato il suo appartamento.

Krik ha ottenuto le informazioni dall’Agenzia per la lotta contro la corruzione che ha informato, già due anni fa, la Procura per il crimine organizzato dell’origine sospetta dei soldi. La Procura ha fatto cadere l'esposto sostenendo che non vi sarebbero prove sul fatto che Vulin si sia procurato l’appartamento in modo illegale.

La spiegazione che il ministro ha dato all’Agenzia è che i soldi per l’appartamento li ha avuti da una zia di sua moglie che vive in Canada e ai giornalisti ha detto che li ha portati in Serbia in contanti, con somme di 9.000 euro alla volta, importo che non bisogna denunciare alla dogana.

A tutte le altre domande sensate che gli sono state rivolte dopo questa risposta incredibile, il ministro Vulin non ha risposto.

Sono arrivati invece i comunicati del partito di Vulin, il Movimento Socialista, emessi per più giorni di seguito, persino di ora in ora. “Non è un segreto che Dojčinović è pagato dall’estero per ogni pezzo con il quale attacca Vulin e non è nemmeno un segreto che assume narcotici” c’è scritto in uno dei comunicati dove si conclude: “Ogni nemico della Serbia è suo amico e ogni persona che ama la Serbia e che si batte per essa Dojčinović la odia immensamente”.

Dalla parte di Vulin si è schierata la premier Ana Brnabić limitandosi a dire che questi comunicati sono una “reazione emotiva”, e che del caso dell’acquisto dell’appartamento in questione si sarebbero occupate le istituzioni statali.

In occasione della chiusura di Vranjske, degli attacchi contro Krik e degli attacchi ai giornalisti indipendenti da parte del tabloid di regime Informer, è stato fondato un gruppo di una trentina di media indipendenti, associazioni giornalistiche e organizzazioni delle società civile che “organizzeranno azioni comuni di lotta per Vranjske e la libertà dei media”.

La prima azione è prevista per il 28 settembre, e vengono invitati tutti i media ad oscurare gli schermi a mezzogiorno oppure marcare l’edizione stampata con la scritta in nero #StojimUzVranjske [#StoconVranjske], “che simbolizza il buio dei media che affrontiamo ormai da anni in Serbia”. Chissà che se ne accorgano anche quelle istituzioni statali che, secondo la premier Brnabić, si dovrebbero occupare del caso.

Il panorama mediatico in Serbia

Per approfondire la relazione tra media e politica in Serbia il nostro Resource Center sulla libertà dei media mette a disposizione diversi contenuti

Questa pubblicazione è stata prodotta nell'ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vai alla pagina del progetto


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