Il 24 maggio scorso in un villaggio rumeno è esploso un camion carico di ammoniaca. 18 i morti. Le autorità, in fretta e furia, sono intervenute ricostruendo la strada e rischiando di cancellare molte prove di quanto è avvenuto.

01/06/2004 -  Mihaela Iordache

 

Una tragedia che poteva essere evitata. 18 morti e 13 feriti è il bilancio dell'incidente avvenuto il 24 maggio sulla direttrice europea 85 che collega la capitale Bucarest con il nord-est del Paese. Mihailesti è il nome di un piccolo villaggio della contea di Buzau, a quasi 70 km dalla capitale, dove un autocarro carico di 20 tonnellate di concime per l'agricoltura, a base di ammoniaca, è esploso alle 5.52 di quella tragica mattina.

Secondo le prime ricostruzioni della magistratura - ma la ricostruzione dei fatti potrebbe ancora cambiare - l'autista si sarebbe addormentato perdendo il controllo del mezzo che si è capovolto. L'incendio sarebbe partito dalla cabina di guida.

Dopo una prima esplosione dei pneumatici del veicolo molti abitanti del villaggio sono accorsi sul luogo dell'esplosione per prestare soccorso. Nel frattempo arrivavano anche due automezzi dei vigili del fuoco. Il fuoco sembrava però sotto controllo tanto che il capo dei pompieri ha telefonato alla base dicendo che avrebbe fatto rientrare una delle due autobotti.

Due minuti dopo la telefonata, verso le 5.52, è esploso però il carico micidiale. Un'esplosione dalla forza di 6000-8000 chilogrammi di tritolo che ha seminato morte e terrore. Coinvolgendo soccorritori, passanti e giornalisti.

Nella deflagrazione hanno perso la vita 18 persone - 7 pompieri, 2 poliziotti, 2 giornalisti, 7 abitanti del posto e automobilisti bloccati nel traffico causato dall'incidente. Altre 13 persone sono rimaste gravemente ferite. La forte deflagrazione ha aperto un cratere profondo 40 metri ed ha danneggiato 16 case. Il carico si è in pratica trasformato in una vera e propria bomba scoppiata quando il gasolio si è mescolato con l'ammoniaca. La detonazione ha scagliato i pezzi di lamiera dell'autocarro come proiettili.

Le vittime avevano tra i 21 ed i 35 anni. Tra queste ultime anche due giornalisti - Elena Popescu di 26 anni e Ionut Popescu di 25 anni - corrispondenti dell'emittente privata televisiva, Antena 1. Ionut Popescu ha filmato sino all'ultimo momento della sua vita e la cassetta recuperata da un contadino costituisce ora prova importante nell'inchiesta.

Sul luogo dell'incidente sono arrivate anche le autorità locali e centrali che hanno promesso di trovare e punire i responsabili. E di rimettere subito in sesto la strada, distrutta nel raggio di 40 metri dall'incidente. Cosa avvenuta anche troppo rapidamente. A sole sette ore dal disastro sono entrati infatti in azione i bulldozer e molte prove dell'incidente sono state cancellate.

La procura aveva affermato di aver terminato la raccolta delle prove ed allora il Ministero dei trasporti aveva dato immediatamente il via ai lavori. Ma la fretta con cui si è intervenuti ha fatto scattare molte polemiche. Giornalisti e contadini continuano a trovare ancora sul luogo dell'incidente resti umani e oggetti che potrebbero constituire prove. Nel suo dolore la gente accusa le autorità di mancanza di rispetto per i morti e di troppa fretta di cancellare quanto avvenuto. La stampa, addolorata anch'essa per la perdita dei due colleghi, si chiede com'è tutto ciò sia stato possibile.

I magistrati si difendono dicendo di aver già raccolto tutte le prove. Si difende anche il Ministro dei trasporti affermando che sono stati i magistrati ad affermare di aver concluso il loro lavoro e per questo si è provveduto alla copertura del cratere. Dopo le pressioni della stampa il Ministro della giustizia, Cristian Diaconescu, ha cambiato per ben due volte le squadre coinvolte nell'indagine ed ha disposto che si ritornasse, nell'area dell'incidente, a raccogliere le prove restanti.

Ma i lavori stradali continuano. La stampa ha accusato le autorità di superficialità e fretta ed ha cominciato a ricostruire quanto avvenuto. Innanzitutto si è scoperto che il trasporto dell'azotato di ammoniaca era in realtà illegale. La ditta trasportatrice, la Mihtras COM SRL di Dolj, non aveva alcuna licenza per trasportare questa sostanza e il camion non era equipaggiato in modo adeguato.
L'autista non aveva in cabina nemmeno un estintore con cui avrebbe potuto spegnere le prime fiamme. La magistratura ha interrogato 15 testimoni diretti e uno di questi ha dato informazioni precise sullo stato in cui si trovava l'autista subito dopo il capovolgimento del carico. Sembrerebbe che non fosse affatto preparato all'evenienza e non sapesse come reagire. "Vi è stato un momento tra il capovolgimento del carico e l'esplosione devastante nel quale, se l'autista avesse preso misure adeguate, si sarebbe potuto evitare la tragedia", ha dichiarato il procuratore generale della Romania, Ilie Botos.

Il trasporto di sostanze pericolose è stato regolamentato 10 anni fa, con l'approvazione di una legge che recepisce in Romania l'accordo europeo ADR, sul trasporto di merci pericolose. Il codice ADR include l'azotato di ammoniaca nella categoria delle sostanze pericolose di grado 50, previsto per le sostanze chimiche infiammabili.

Secondo il procuratore Ilie Botos l'esplosione di Mihailesti deve essere d'esempio in modo da evitare, in futuro, tragedie simili. "Se esistesse una legislazione standard in caso di catastrofe, nessuno avrebbe perso la vita a Mihailesti", ha aggiunto lo stesso Botos. Serve quindi a suo avviso un quadro legislativo che definisca con chiarezza le competenze delle persone abilitate ad intervenire in tale situazione. Una prima misura è stata già adottata dalle autorità di Bucarest e vieta d'ora in poi il trasporto di sostanze pericolose durante la notte, di sabato e di domenica. Un disegno di legge varato in fretta su consiglio di alcuni esperti in materia secondo i quali la probabilità si verifichino incidenti simili è più alta di notte che di giorno. Ma per i parenti delle vittime e per l'opinione pubblica non basta. Come non bastano nemmeno le scuse presentate dal Primo Ministro, Nastase, in merito alla fretta delle autorità di asfaltare la strada dove ora sono rimaste, a testimoniare la tragedia, solo una croce e molte candele.

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