La questione della firma di accordi bilaterali relativi alla immunità dei soldati americani dalla giurisdizione del Tribunale Penale Internazionale permane critica nei rapporti tra i due paesi membri della Unione Serbia e Montenegro

09/07/2003 -  Tanja Bošković Podgorica

Il primo luglio il presidente americano George Bush ha dichiarato che la Unione Serbia e Montenegro (SM) si trova nella lista dei 50 paesi che perderanno l'aiuto militare americano, non avendo firmato l'accordo sulla non consegna dei cittadini americani al Tribunale Penale Internazionale (TPI) entro la scadenza fissata. Negli ultimi giorni di giugno la SM ha provato a guadagnare tempo mandando un messaggio interlocutorio a Washington, dichiarando che la decisione non era ancora stata presa e che la si stava considerando attentamente e seriamente.

"Penso che, considerando i nostri buoni rapporti con gli Stati Uniti, che bisogna sempre promuovere, sarebbe ragionevole discutere con l'amministrazione di Washington per trovare una soluzione coerente con il nostro processo d'integrazione nella Unione Europea", ha detto nel suo modo diplomatico, mai chiaro, Svetozar Marovic, il presidente della SM, convinto che si potrebbe trovare "una soluzione costruttiva".

Questo messaggio di Marovic, inviato soltanto un giorno prima della scadenza, non ha impressionato gli Stati Uniti. La SM verrebbe dunque esclusa dall'aiuto militare degli Stati Uniti, come è stato il caso per 28 paesi che non hanno firmato l'accordo. Secondo le prime interpretazioni tuttavia, la abolizione dell'aiuto militare non si applicherebbe da quest'anno. "Se entro la fine dell'anno fiscale, cioè il primo ottobre, alcuni paesi firmeranno l'accordo, l'aiuto militare potrà essere riconsiderato", ha detto Richard Baucher, portavoce dello State Department.

Se entro quella data la SM non risponderà positivamente agli Stati Uniti, la posizione è chiara: i governi serbo-montenegrini hanno scelto Bruxelles, che aveva mandato segnali relativi a serie conseguenze per la SM e per il processo d'integrazione nell'EU nel caso di una firma dell'accordo.

Il Governo montenegrino avrebbe probabilmente scelto gli Stati Uniti che nei momenti più difficili, nella seconda metà degli anni novanta, si sono dimostrati vicini al Montenegro. L'aiuto finanziario di Washington è infatti incomparabilmente più alto di quello della Unione Europea. Il sostegno americano, diretto al budget e a programmi di sviluppo, dal 1999 al 2003 e' aumentato a quasi 240 milioni di dollari. Nello stesso periodo l'aiuto della EU era di circa 150 milioni di euri. Benché favorevole a Washington, il Governo di Podgorica e' molto prudente. Soltanto Ranko Krivokapic, per ora, presidente del più piccolo partito della coalizione di governo, ha mostrato un chiaro sostegno a Washington. L'umore dominante a Belgrado sembra tuttavia andare nella direzione di rifiutare la richiesta di Washington. In questo senso le dichiarazioni di poche settimane fa da parte del premier serbo, Zoran Zivkovic.

Che le posizioni della Serbia e del Montenegro siano contrarie è stato confermato su "Monitor" anche dal Ministro montenegrino degli affari esteri: "Non posso dire quale sia la nostra posizione, ma non abbiamo ancora risposto a Washington, e stiamo ancora accordando la nostra posizione con Belgrado". Il Ministro ha però puntualizzato che nel caso non si trovi l'accordo con la Serbia, il Montenegro potrebbe esprimere la propria posizione separatamente.

Una posizione separata, in ogni caso, non aiuterebbe molto il Governo montenegrino. Firmando l'accordo di Belgrado il Governo stesso si è legato le mani - la Unione Serbia e Montenegro è un soggetto internazionale. Se Washington punisce la Serbia, sarà punito anche il Montenegro - paese che grazie alla sua élite politica e alle pressioni esterne ha visto diminuire la possibilità di difendere la propria posizione ed interessi. ("Monitor", 3 luglio)


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