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L'ennesima tornata elettorale in Montenegro non sortisce alcun risultato, il raggiungimento del quorum per la poltrona presidenziale è ancora lontano. Per alcuni è meglio cambiare la legge elettorale. Ma chi le paga le elezioni?

10/02/2003 -  Anonymous User

Ieri sono state ripetute le elezioni presidenziali in Montenegro, che non erano riuscite il 22 dicembre 2002, a causa del mancato raggiungimento del quorum. Secondo i dati delle ONG che hanno svolto il monitoraggio delle elezioni, CEMI (Centro per il monitoraggio) e CDT (Centro per la transizione democratica), anche questa volta il Montenegro è rimasto senza presidente per lo stesso motivo, la mancanza del quorum.
Il Centro per la transizione democratica ha comunicato ieri sera che il 47,7% del corpo elettorale si è recato alle urne, cifra analoga anche dal CEMI, 47,1%. Settantaquattro seggi elettorali oggi erano chiusi per il maltempo, ma questi ammontano all' 1,47%, che non è sufficiente per raggiungere il quorum del 50% più un voto, del totale di 456.981 cittadini della lista elettorale.
Secondo il CDT, l'82% dei votanti ha votato per Filip Vujanovic, il candidato della coalizione 'Per un Montenegro Europeo', il 7% per il candidato indipendente Dragan Hajdukovic. Secondo il CEMI, Filip Vujanovic ha vinto con l'81,7%, Hajdukovic ha raggiunto il 6,9%, mentre il candidato del 'Partito radicale serbo', Aleksandar Vasiljijevic ha avuto il 4,1%. Gli altri 6 candidati non hanno avuto una significativa percentuale.
Nel suo rivolgersi al pubblico, il Centro per la democrazia ha chiesto a Lisa Mclain, rappresentante dell' 'Istituto nazionale democratico' di Washington, di commentare i risultati. La Mclain ha indicato che ci sono tre ragioni per il fallimento delle presidenziali:

1) Il maltempo
2) Il fatto che i cittadini non vedono una vera competizione nella 'gara presidenziale' e questo anche perché la coalizione 'Insieme per i cambiamenti' ha suggerito ai cittadini di boicottare le elezioni, come aveva fatto anche in dicembre.
3) La possibilità che i cittadini sono stanchi delle elezioni, che sono state troppo frequenti negli ultimi anni.

Anche Nebojsa Medojevic, il direttore del CDT, ha commentato il ripetuto fallimento delle presidenziali. Secondo lui, è negativo che il Montenegro non sia riuscito a completare la formazione delle istituzioni in questo momento di grandi sfide - la formazione delle istituzioni della Unione di Serbia e Montenegro e l'inizio delle negoziazioni sulla formazione dello 'Stabilisation and Association Agreement'. Perciò, insiste Medojevic, i politici dovrebbero al più presto raggiungere il consenso sull'abolizione dell'articolo della legge sulle elezioni presidenziali, secondo il quale per il successo delle elezioni bisogna raggiungere il quorum del 50% più un voto.
Il CEMI ha intervistato il politologo Srdja Darmanovic sullo stesso argomento. "I numeri non mentono", ha detto Darmanovic, ricordando gli ultimi sondaggi che il CEDEM aveva pubblicato alcuni giorni fa, secondo cui l'affluenza alle urne sarebbe stata del 46%. Anch'egli insiste sul fatto che la regola del quorum dovrebbe essere al più presto cambiata per terminare l'infinito circolo delle elezioni e per risparmiare tempo e soldi. Il primo canale della TVCG ha trasmesso ieri sera i sondaggi che aveva realizzato per sapere se i cittadini sanno quanti soldi vengono spesi per le elezioni e quali sono le fonti. Pochi degli intervistati erano coscienti del fatto che si tratta di un grande spreco di denaro. Ancora meno sapevano che i soldi vengono direttamente dal budget o dalle loro tasche. La maggioranza, invece, ha risposto che gli sponsor sono le organizzazioni internazionali, soprattutto l'Unione europea.

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