Civitas

Presentiamo il documento introduttivo su una delle conferenze cardine della nona edizione di Civitas, a Padova. Il 30 aprile si dibatterà del ruolo dei cittadini e delle città nella nuova Europa.

20/04/2004 -  Anonymous User

Civitas

Premessa
L'incontro di oggi prosegue un cammino avviato nel 1998 a Barcellona, con la sottoscrizione da parte di 40 Città d'Europa dell'impegno per la "Carta Europea dei Diritti Umani nella Città", strumento per la promozione e la realizzazione dei diritti umani nelle città. Questo cammino è proseguito con le Conferenze per la Carta Europea di Saint Denis, nel 2000, e di Venezia nel 2002. Ad oggi ben 241 città condividono i principi sanciti dalla Carta e l'impegno a realizzare concretamente la sfera dei diritti umani nel contesto dell'azione dei governi locali.
La condivisione di questo strumento rappresenta un grande impegno che prendiamo come amministratori di governi locali, tra noi - in una logica di rete di pari- e con i nostri cittadini, rinnovando il patto della democrazia locale, la forma di governo più prossima al cittadino e, quindi, la forma di governo più direttamente chiamata in causa rispetto alla reale fruizione dei diritti politici, economici, sociali e culturali.
Questo incontro si svolge non a caso nella cornice di Civitas - la Mostra Convegno dell'Economia Solidale. E' infatti fin dalla sua nascita che tra gli obiettivi di Civitas vi è la promozione delle azioni e delle reti per la promozione e la tutela dei diritti umani, in modo particolare all'interno delle comunità e nel rapporto tra associazionismo organizzato ed istituzioni pubbliche locali.
Inoltre già in passato Civitas ha dato spazio alla riflessione sull'Europa e sul processo di integrazione nelle istituzioni comunitarie dei paesi del centro-est Europa e dei Balcani. Tre anni fa proprio qui si è svolto il convegno "Disegnare l'Europa. I Balcani tra integrazione e disintegrazione" da cui ha preso il via la Campagna "Europe from Below - L'Europa dal Basso", promossa dall'Osservatorio sui Balcani assieme e da ICS assieme a molte altre associazioni e ong. L'incontro successivo si è svolto nell'aprile 2002, ospitato dalla Città di Sarajevo e con la presenza del Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, del Sindaco di Venezia e di oltre trecento delegati da tutti i Balcani e dall'Italia. Infine nel settembre 2003 c'è stata l'iniziativa "Danubio: l'Europa si incontra", che ha portato su una nave da Vienna a Belgrado oltre sessanta esponenti di associazioni ed enti locali di tutta Europa, realizzando lungo il percorso decine di conferenze, seminari e iniziative.
Un lungo cammino, dunque, che rende ancora più significativo l'incontro di oggi.
L'Europa allargata, l'Europa da allargare
Questa notte, la notte del primo maggio, si compirà un fatto storico. Dieci i nuovi paesi diventeranno membri dell'Unione Europea; per molti di loro solo quindici anni fa questo passo era assolutamente impensabile, con la cortina di ferro che li divideva dal resto dell'Europa.
In questi mesi l'Unione Europea guarda come mai prima ad est. Un'Unione che ha scelto pur con dubbi e titubanze l'allargamento, via privilegiata verso un rilancio delle motivazioni e convinzioni che hanno portato alla sua nascita, verso una nuova formulazione delle sue fondamenta - con l'oramai prossima approvazione della Costituzione Europea - verso un nuovo ed imprescindibile ruolo nello scenario internazionale.
Dieci nuovi stati membri non significano però ancora l'Europa intera riunita. Mancano ancora i paesi del Sud Est, l'area dei Balcani. Romania e Bulgaria sono in parte incamminate lungo il percorso europeo, ma gli altri paesi sono rallentati dalla disgregazione della ex Jugoslavia e da una difficile transizione che lascia aperti molti nodi non risolti.
Solo l'Europa può sciogliere questi nodi: non c'è futuro per i Balcani fuori da una prospettiva europea, e serve perciò un'agenda politica in grado di avviare questo processo e di riqualificare al tempo stesso il dibattito politico nei paesi dell'area. Ma il loro ingresso futuro è importante anche per la stessa Unione Europea, che rischia di non avere futuro se continuerà ad essere un continente incompleto, con un buco bianco al suo interno. Perché se non si dimostra capace di dare soluzione alle tensioni che hanno attraversato i Balcani con la "guerra dei dieci anni", non potrà neppure essere quel nuovo polo autorevole nelle relazioni internazionali di cui pure c'è urgente bisogno.
Per un mondo senza più guerre e terrorismo, ci vuole un'Europa forte ed autorevole. Il passo che si compirà questa notte va in questa direzione, ma la strada non è finita.
Città d'Europa, l'Europa delle città
Le città sono state in Europa, nel corso della sua storia, spazi di crescita democratica e sviluppo economico, agenti di scambio culturale e civilizzazione, luoghi di convivenza e integrazione. E' proprio nelle città che si sono sedimentati i valori universali dei diritti delle persone, si sono affermate le trasformazioni della coscienza collettiva, si è preparata la costruzione di nuove forme di comunità politica e sociale. E' dalle città che ha origine il concetto moderno di cittadinanza, come principio laico di appartenenza comunitaria che disegna i diritti e i doveri di ciascuno.E sono proprio le città che in diverse epoche del secondo dopoguerra e in varie aree della nostra Europa hanno rappresentato un luogo di sperimentazione di politiche di pace e di resistenza a chi, in nome di un sanguinoso nazionalismo etnico, voleva distruggerne la dimensione civile della convivenza e della democrazia.
Le città hanno anche attuato in molte parti della nostra Europa - attraversando la logica dei confini, delle separazioni, delle identità predefinite - politiche ed esperienze di pace, di incontro e di cooperazione tra di loro. Gemellaggi, scambi, relazioni transfrontaliere, programmi di cooperazione decentrata sono state alcune delle modalità con le quali si sono costruiti rapporti, iniziative comuni, azioni condivise. Spesso le città sono arrivate a risultati di dialogo e cooperazione molto superiori a quelli dei rispettivi Stati di appartenenza, rompendo la logica dei muri, delle contrapposizioni, dei nazionalismi.
Questa ricchezza di relazioni ed esperienze è ben rappresentata proprio in molti stand di questa Fiera, che riportano storie e prassi di un'Europa già oggi riunita attraverso le città e le loro reti. Gli stand presentano i territori, i loro enti locali e le comunità che li abitano, evidenziando le risorse tipiche locali sulle quali è possibile costruire uno sviluppo auto-sostenibile e abitare in modo intelligente le dinamiche della globalizzazione. Non a caso gli stand sono raccolti attorno ad uno spazio chiamato Piazza Europa, perché è la piazza il luogo simbolico per eccellenza dell'incontro culturale e dello scambio commerciale all'interno delle città.
L'Europa dei diritti umani, le città per i diritti umani
Ma gli scambi e le relazioni, tra città come tra cittadini dell'Europa riunita, devono avere una base comune solida da cui partire. Noi pensiamo siano i diritti umani. I diritti umani come paradigma fondamentale su cui costruire l'ordine per un millennio aperto invece dal disordine delle guerre e del terrorismo. L'Europa - come ci hanno ricordato nel maggio scorso sette grandi intellettuali tra cui Jacques Derridda, Jurgen Habermas ed Umberto Eco, con una serie coordinata di interventi su importanti quotidiani europei - può e deve essere un luogo "della memoria dello stato di diritto", e "contrappeso alla deriva di potenza armata e di modello sociale individualistico".
Il modello sociale europeo è fatto di inclusione, di accoglienza e di diritti. Tre valori che passano attraverso le politiche di cittadinanza, e che coinvolgono dunque da vicino le nostre municipalità. Esse infatti sono oggi - come dichiarato nel preambolo alla Carta Europea dei Diritti Umani nella Città - "il luogo di ogni incontro e pertanto di tutti i possibili. Sono il terreno di tutte le contraddizioni, e quindi di tutti i pericoli: è entro lo spazio urbano dalle frontiere mal definite che si ritrovano le discriminazioni legate alla disoccupazione, alla povertà, al disprezzo delle differenze culturali, ma nel contempo è lì che si delineano e si moltiplicano delle prassi civiche e sociali di solidarietà. Nelle città si prospettano le condizioni di una democrazia di prossimità. Lì viene offerta l'occasione di una partecipazione al diritto di cittadinanza di tutti gli abitanti: una cittadinanza - fatta di diritti e doveri - a livello cittadino".
E se ciò riguarda tutti gli abitanti dei nostri quartieri, vuol dire che i nuovi arrivati, quelli giunti da lontano in cerca di lavoro o di protezione da guerre e violenze, ne sono titolari al pari degli altri. L'Europa, patria dei diritti umani, non può essere una fortezza chiusa e inespugnabile. Piuttosto una piazza aperta e solidale, dove tutti rispettino le regole della convivenza. Il muro caduto a Berlino nel 1989, e quelli che questa notte saranno rimossi tra molti confini - compreso quello tra Gorizia e Nova Gorica - non hanno più ragione di esistere. Ma non possono essere sostituiti da altri muri invisibili, che impediscono la libera circolazione delle persone.
Al contrario, l'Europa che verrà deve basarsi sugli scambi e sul dialogo, per dare spazio ad una cittadinanza fondata sui diritti umani. Si tratta di rafforzare le reti esistenti di progetti e interventi delle città per l'Europa dal basso, dove l'idea della cooperazione, della democrazia e dei diritti della persona trovino realizzazione al livello più diretto della partecipazione sociale. L'Europa nasce proprio sul principio di sussidiarietà - inteso come valorizzazione dei livelli di autogoverno più vicini al cittadino - e in questo contesto le città possono trovare un loro ruolo e una prospettiva concreta. E possono insieme contemperare le visioni anguste e centralistiche che purtroppo sembrano prevalere anche in certa ispirazione della costruzione comunitaria.
Verso un'Europa allargata delle municipalità per i diritti umani: quali proposte?

Molte proposte di impegno concreto usciranno probabilmente dalla discussione di oggi. Ma alcune possono essere già ora anticipate, e poste all'attenzione dei partecipanti:
- Estensione del network delle città firmatarie, rilancio del processo di implementazione da parte delle città firmatarie della Carta Europea dei Diritti Umani nella Città, attraverso la IV Conferenza per la Carta Europea dei Diritti Umani nella Città che si terrà a Norimberga il 9 e 10 dicembre 2004;
- riconoscimento nell'ambito della Costituzione Europea del ruolo e dell'importanza di città e municipi per la promozione dei diritti umani;
- avvio della richiesta di riconoscimento da parte delle Nazioni Unite della Carta quale buona pratica e strumento utile allo sviluppo umano delle are urbane;
- impegno a mantenere ed intensificare relazioni tra città dell'attuale UE e dei dieci nuovi paesi entranti, come forma di accompagnamento all'integrazione tra gli stati, estendendo tali relazioni anche alle città del Sud Est Europa come forma di anticipazione di un futuro loro ingresso nell'UE;
- adozione nell'ambito di tali relazioni di un'ottica di "relazione di comunità", dove al fianco del livello istituzionale le partnership coinvolgano anche le associazioni, le organizzazioni non governative, le categorie economiche e tutte le espressioni della società civile dei due territori;
- rafforzamento delle reti e dei fori esistenti tra città e municipi - Nuova Organizzazione Mondiale dei Governi Locali, Eurocities, rete delle Agenzie della Democrazia Locale, Europe from Below - intensificando gli strumenti della cooperazione decentrata, degli scambi transfrontalieri, dei gemellaggi.
Vai al programma della conferenza


Quest’anno OBCT festeggia 20 anni. Aiutaci a continuare il nostro cammino, rimani vicino alla nostra comunità di cui fanno parte corrispondenti, attivisti della società civile, ricercatori universitari, studenti, viaggiatori, curiosi e tutti i nostri lettori. Abbonati a OBCT!