Trieste Film Festival: premio OBCT al documentario "The euphoria of being"

22 gennaio 2020

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Per il quinto anno consecutivo è stato assegnato il premio "OBC Transeuropa" a uno dei documentari in concorso al Film Festival di Trieste, il più importante appuntamento italiano con il cinema dell'Europa centro-orientale giunto alla trentunesima edizione

La consegna del Premio OBCT
al Trieste Film Festival 2020

Ieri sera, 21 gennaio, si è tenuta presso il Teatro Politema Rossetti di Trieste la cerimonia di premiazione del Trieste Film Festival - Alpe Adria Cinema  durante la quale la direttrice di Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa, Luisa Chiodi, ha assegnato il Premio OBCT 2020 che è andato a "The euphoria of being" (A létezés eufóriája) - della regista Réka Szabó. Questa la motivazione:

"Perché riesce a farci apprezzare, in quest’epoca di disillusione e assenza di prospettive, la forza dell’esistere ed il presente come opportunità di riscatto attraverso la bellezza, la tenerezza e persino a mostrare il valore della fragilità. 

Perché incarna nell’incontro tra una donna anziana e una giovane danzatrice professionista, la bellezza del contatto con l’altro, contro l’intento dei carnefici nazisti di annichilire il corpo e de-umanizzare la persona.

Perché è capace di rappresentare la forza del dialogo tra diverse generazioni mentre prevale nel nostro tempo la recriminazione e il risentimento. 

Perché nella relazione artistica e umana tra le tre donne coinvolte ci mostra la possibilità di superamento dei confini fisici e temporali.

Per l’originalità con cui affronta il tema dell’elaborazione della memoria mostrandoci le difficoltà del superamento del trauma ma anche la possibilità di conviverci, e forse anche di sublimarlo, godendo delle opportunità di felicità della propria esistenza. E ci racconta la storia di chi è stata vittima di un sistema di morte trasformandola in protagonista della vita per mezzo dell’arte. 

Infine perché stimola alla riflessione su un tema ancora poco elaborato in Europa centro-orientale come in Italia ovvero quello delle responsabilità' locali nella Shoah e perché ci fa conoscere alcune delle protagoniste della cultura e della società civile ungherese che si oppongono alla deriva nazionalista e autoritaria del paese.

E questo toccante film e' un invito a costruire con loro un comune futuro europeo di democrazia e pace".

La protagonista, Éva Fahidi, aveva 20 anni quando tornò in Ungheria dal campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. E' l'unica sopravvissuta di 49 membri della sua famiglia, incluse sua madre, suo padre e la sorellina. Settanta anni dopo quel ritorno, Éva viene invitata a realizzare una performance di danza basata sulla sua vita. L'ideatrice è la ballerina e coreaografa Réka Szabó che qui, nel ruolo di regista, realizza il suo primo documentario presentato in prima mondiale alla Settimana della Critica di Locarno 2019 e subito vincitore del premio Human Rights nel concorso documentari del Film Festival internazionale di Sarajevo tenutosi ad agosto 2019.

Il Trieste Film Festival-Alpe Adria Cinema - nato alla vigilia della caduta del Muro di Berlino (l'edizione "zero" è datata 1987) - continua ad essere un osservatorio privilegiato su cinematografie e autori spesso poco noti – se non addirittura sconosciuti – al pubblico italiano, e più in generale a quello “occidentale”. Più che un festival è un ponte che mette in contatto le diverse latitudini dell’Europa del cinema, scoprendo in anticipo nomi e tendenze destinate ad imporsi nel panorama internazionale. All'edizione 2020 hanno partecipato opere prodotte in 31 paesi, dall'Albania all'Ungheria, dalla Svizzera a Israele e Stati Uniti suddivisi in tre Concorsi: 11 film per la sezione lungometraggi, 9 opere nella sezione documentari e 14 nella sezione cortometraggi.


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