Alcuni impianti chimici dopo il bombardamento della NATO

Consegnato qualche giorno fa al comune di Pancevo il materiale donato dalla Provincia di Ravenna che servirà a monitorare la qualità dell'aria di quella città. Un intervento di Andrea Mengozzi, Assessore all'ambiente della Provincia di Ravenna.

17/10/2002 -  Anonymous User

Pancevo è una città della Serbia di circa 130.000 abitanti, situata a 17 km da Belgrado nella quale, prima dei bombardamenti della NATO del '99, avevano sede numerose industrie attive nel settore della meccanica, del tessile e del vetro. Di rilevante importanza era poi il centro petrolchimico (paragonabile, per tipologia produttiva, a quello di Porto Marghera), cui era associata una raffineria, l'industria dei fertilizzanti e quella delle materie plastiche, che sorgevano nella zona sud di questa importante città della Vojvodina. Come tristemente noto, l'area industriale di Pancevo fu bombardata 14 volte nei terribili giorni della guerra balcanica producendo pesantissime conseguenze ambientali e sanitarie, come molti sanno avendo letto le mail - e i fumetti - che il disegnatore Zograf mandava in quei giorni anche a suoi corrispondenti italiani.
Tra il 24 marzo e l'8 giugno 1999 furono bombardate, in particolare, le fabbriche e la raffineria che costituivano uno dei distretti chimici e industriali più importanti della ex Yugoslavia. Con la fine della guerra si è poi compreso che oltre ad essere un obiettivo militare, l'area industriale di Pancevo era un 'obiettivo economico': sono infatti state avanzate proposte di acquisto di alcuni impianti da multinazionali, attratte da un area semidistrutta che costa meno di un'area con impianti efficienti, e dove si ritiene di poter mantenere in funzione stabilimenti che difficilmente potrebbero essere costruiti nei paesi occidentali. Come effetto di questi bombardamenti si ebbe, tra l'altro, il rilascio nell'ambiente di 2100 tonnellate di cloro etilene, 250 tonnellate di ammoniaca, 8 tonnellate di mercurio e 460 tonnellate di CVM e, ancora, cloro, ossidi di zolfo e di azoto. Inoltre il bombardamento della raffineria presente nel comparto industriale si stima che abbia determinato la combustione di circa 80.000 tonnellate di petrolio e suoi derivati. Durante uno di questi bombardamenti, il 18 aprile, si rese necessario evacuare 80.000 abitanti di Pancevo e dintorni a causa del formarsi di una nube tossica levatasi dagli impianti colpiti. E' stato stimato dall' UNEP che conseguenza di questi bombardamenti sia stato il rilascio in atmosfera, nei terreni e nei fiumi di diossine e altre sostanze tossiche e cancerogene che hanno avvelenato e determinato conseguenze sanitarie a tutt'oggi non completamente note negli abitanti di quel territorio e che, si ritiene, perdureranno nei prossimi anni. Si aggiunga che molti degli impianti ancora oggi non hanno ripreso la produzione a causa dei danni subiti, determinando la perdita dell'impiego per circa la metà degli 8.000 occupati nel complesso industriale di Pancevo prima dei bombardamenti (sono oggi complessivamente stimati in 17.000 i disoccupati di Pancevo). A tutto questo si aggiunga poi che quegli impianti che hanno ripreso a funzionare l'estate scorsa, producendo con tecnologie decisamente obsolete e quindi altamente inquinanti, riversano nell'aria e nei fiumi di Pancevo altre tonnellate di sostanze altamente impattanti.
E' quindi facile comprendere perché, durante la sua visita a Ravenna del 10 marzo 2001, ospite della Caritas in occasione di un incontro pubblico sul tema della pace e delle conseguenze ecologiche delle guerre contemporanee - organizzata dall'Associazione Il Villaggio Globale - la Sindaca di Pancevo, Borislava Kruska, abbia chiesto agli amministratori ravennati che l'hanno incontrata soprattutto aiuto per porre rimedio ai guasti determinatisi in campo ambientale e conseguentemente sanitario: la letteratura scientifica medica serba già contemplava il 'Pancevo cancer', riferito agli operatori esposti alla produzione di CVM che dagli anni '60 era prodotto negli impianti della zona.
Ero tra gli amministratori che incontrarono la professoressa Kruska, giunta al governo della sua città dopo la caduta di Milosevic, e ho molto lavorato in questi mesi, con le associazioni del volontariato ravennati e con la Caritas - impegnati in quell'area già da diversi anni - per fare qualcosa di utile nel senso richiesto. Essendo Ravenna una città che ha vissuto un impegnativo rapporto di compresenza con un distretto chimico fin dagli anni '50, nel tempo si è sviluppata la capacità di monitorare e controllare quanto accade alle varie matrici ambientali per poter continuamente intervenire a ridurre gli impatti che le emissioni delle industrie producono. In particolare dal 1972 è attiva una rete di monitoraggio della qualità dell'aria che ha permesso di capire quanto accadeva, consentendo interventi capaci di ridurre drasticamente (anche di dieci volte!) le emissioni di determinati inquinanti.
Abbiamo allora offerto alla città di Pancevo la nostra esperienza di eccellenza in questo settore, proponendo di realizzare anche in quel territorio una rete di monitoraggio della qualità dell'aria, così da poter impostare il risanamento che una compiuta conoscenza dei dati consente.
L'esperienza dei tecnici dell'ARPA della Regione Emilia Romagna ci ha consentito di progettare il sistema più adatto alle caratteristiche della città serba che abbiamo visitato nel novembre scorso, tornando a casa sempre più convinti della necessità di fare rapidamente quanto ci proponevamo. Cogliendo l'occasione offerta da un bando regionale che premia progetti di cooperazione decentrata in Paesi in difficoltà, abbiamo ottenuto un cofinanziamento significativo (60 milioni delle vecchie lire), al quale si è aggiunto l'intervento dell'UNOPS (l'agenzia per lo sviluppo dell'ONU), che ha riconosciuto necessario e valido il progetto preparato con la collaborazione dell'ARPA e ha destinato 140 milioni di lire alla realizzazione di questa rete. Che prevede la posa di tre centraline di monitoraggio in Pancevo con la capacità di rilevare in continuo numerosi inquinanti presenti nell'aria, trasmettendo ogni minuto i dati rilevati ad un computer centrale che consente una lettura in tempo reale ai tecnici del comune e dell'Istituto di Sanità di Pancevo. I dati saranno, inoltre, trasmessi ad un monitor ubicato in un punto frequentato dal pubblico perché vi sia una adeguata diffusione ai cittadini di Pancevo delle informazioni che il sistema raccoglierà.
Il progetto prevede, infine, che i tecnici di ARPA, oltre ad avviare il sistema, svolgano assistenza tecnica per due anni ed un addestramento che formi professionalmente operatori locali in grado di gestire autonomamente la rete di rilevamento e monitoraggio.
L'intervento ha ottenuto l'apprezzamento delle autorità di Pancevo e del pool di esperti ambientali di cui questa si è dotata; anche UNOPS ha espresso soddisfazione perché da due anni la città riceve promesse ma nessuno ha ancora fatto niente. L'intervento avviato da Ravenna si prevede che sia ultimato entro ottobre 2002. Se così sarà, la realizzazione del primo intervento italiano in aiuto a Pancevo ci consentirà di dire che siamo riusciti a fare qualcosa che era semplicemente necessario.
Il 21 maggio 2002 a Ravenna è stato firmato un protocollo d'intesa tra UNOPS, Provincia di Ravenna e Municipalità di Pancevo che fissa i punti dell'intesa. La bontà del progetto 'ravennate' ha convinto anche il Comune di Venezia, e un consorzio di imprese da questo coordinato, a contribuire con ulteriori 100 milioni di lire - raddoppiati da UNOPS - così da permettere di aggiungere alle apparecchiature che si vanno ad installare altri strumenti che consentiranno di indagare la presenza di ulteriori inquinanti nell'aria di Pancevo. Città nella quale il numero dei morti nell'anno 2001 è risultato del 20% superiore al numero dei morti dell'anno 2000.
Il materiale ieri arrivato a Pancevo sarà installato da un tecnico specializzato entro il mese di ottobre; purtroppo si tratta solo del materiale donato da Ravenna e dagli altri Enti locali emiliano romagnoli, poiché quello che sarà donato da UNOPS - anche per conto di Venezia - sta conoscendo tempi lunghi di acquisizione. Essendo però il sistema ravennate autosufficiente, entro il 15 novembre è comunque prevista l'inaugurazione di quanto sarà installato e calibrato entro due settimane.
Andrea Mengozzi, Assessore all'ambiente della Provincia di Ravenna


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