Il discorso del esperto presso il Patto di Stabilità nell'ambito del Working Table II - Economic Recostruction, Development and Co-operation Justice and Home affairs a Padova, al convegno nell'ambito di Civitas 2001.

01/05/2002 -  Anonymous User

Vorrei raccontarvi alcuni elementi della mia esperienza quadriennale svolta in Kossovo, Macedonia, Bosnia e Montenegro. I collegamenti tra i vari Paesi sono molto difficili: per andare da Sarajevo a Podgorica ci sono 180 Km, ma se si vogliono utilizzare mezzi pubblici più moderni bisogna volare a Vienna o Zurigo. Questa difficoltà di comunicazione tra i vari centri non è un problema minimale: la maggior parte delle persone che hanno possibilità di muoversi ha più familiarità con città come Berlino e Londra che con le città loro vicine. Raramente trovo persone che da un Paese si muovono in un altro.
Il Patto di Stabilità, un prodotto voluto dalla Comunità Internazionale, non è nato dopo il Kossovo, ma è il primo tentativo per superare un tipo di approccio - quello per gestire il post-crisi - a favore di un altro, e cioè di una prevenzione del conflitto e della gestione a lungo termine della pace. E questo attraverso un cambiamento radicale, cioè passando da un approccio bilaterale a un approccio regionale. La Comunità Internazionale si è resa conto che se non esporta stabilità, importa instabilità e insicurezza.

Nei Paesi che noi consideriamo, per la parte civile dal 1991 al 1999 la Comunità Internazionale ha speso 9 miliardi di Euro; per la sicurezza ha speso nello stesso periodo più di 50 milioni di Euro. Questo dà la dimensione del problema.
Il Patto di Stabilità è il primo serio tentativo della Comunità Internazionale di superare la logica di reagire alle crisi con una strategia di lungo termine della prevenzione dei conflitti.
L'idea è nata nel 1998, prima della crisi del Kossovo. La costruzione di una pace duratura passa attraverso la costruzione di un ambiente sicuro, la promozione di un sistema democratico e la promozione dello sviluppo economico e sociale. La struttura e il metodo di lavoro sono modellate sull'esperienza del CSCI in particolare ai tavoli regionali e di lavoro: per la prima volta e in pari dignità lavorano i responsabili dell'Europa del sud-est con i responsabili dei principali Paesi occidentali e delle istituzioni finanziarie internazionali. Insieme concorrono a definire il futuro delle regioni e le priorità dei contenuti di tutti i tavoli di lavoro. L'assistenza economica a supporto delle diverse iniziative è congiuntamente definita nel joined office tra la Commissione Europea e la Banca Mondiale: di questo joined office sono membri i ministeri delle finanze dell'Europa, dei Paesi del G8 e i dirigenti delle principali istituzioni finanziarie L'obiettivo del Patto di Stabilità è quello di facilitare la piena integrazione dei Paesi dell'area nell'ambito europeo e atlantico.

L'attrazione principale per la collaborazione di questi Paesi e per ottenere il loro consenso è la promessa da parte della Comunità Internazionale dell'entrata in Europa. A tal fine il Consiglio d'Europa ha fissato dei criteri, che riguardano un minimo di riforme democratiche, istituzionali ed economiche . Quindi come passo intermedio è stato generato il Patto di Stabilità e Associazione. Questo oggi riguarda tutti i Paesi, mentre inizialmente escludeva la Croazia e la Federazione Jugoslava. Accanto ai fondi del Patto di Stabilità, l'Unione Europea ha messo a disposizione ulteriori 4 miliardi di Euro per i prossimi 5 anni. Se è importante l'aspetto economico, che assorbe circa il 90% dei fondi, non meno importanti sono gli aspetti relativi allo sviluppo della società civile e della sicurezza. Questi sono organizzati su tre tavoli di lavoro distinti: la società civile, lo sviluppo economico, la sicurezza.
Il Patto di Stabilità è in funzione da circa un anno. E' noto che la storia della cooperazione internazionale è tutt'altro che positiva: alla fine ciò che rimane è il 30% dei fondi e i tempi degli interventi, soprattutto bilaterali, lasciano molto a desiderare. Il Patto di Stabilità cerca di agire lavorando per instaurare un processo comune, perché "il sentiero si fa camminando": è dunque importante lavorare insieme per poter sviluppare un discorso regionale.


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