Tbilisi, Georgia, novembre 2020 - Manifestazioni antigovernative davanti al parlamento (foto © Tai Dundua/Shutterstock)

Tbilisi, Georgia, novembre 2020 - Manifestazioni antigovernative davanti al parlamento (foto © Tai Dundua/Shutterstock)

Il 21 novembre scorso si sono chiusi anche i ballottaggi per i seggi uninominali delle politiche georgiane. Sogno Georgiano perde seggi per effetto della nuova legge ma mantiene un'ampia maggioranza. L'opposizione continua a rifiutare la legittimità del voto

25/11/2020 -  Marilisa Lorusso

Si sono concluse le elezioni politiche in Georgia, non però la battaglia politica intorno al voto. Con i ballottaggi di sabato 21 novembre ha preso forma la X legislatura. I 150 seggi del parlamento sono stati tutti assegnati. Sogno Georgiano è il primo partito, ha la maggioranza assoluta e i numeri per formare un governo monocolore. Per la terza volta di seguito è partito di maggioranza ed è la prima volta nella storia della Repubblica di Georgia che una forza politica ottiene una conferma elettorale per tre successivi mandati.

La X legislatura sarà così formata: 91 seggi a Sogno Georgiano, 35 al Movimento Nazionale Unito, 5 a Georgia Europea, 4 a Girchi, 4 a Lelo, 4 a la Strategia - di Vashadze, 4 all’Alleanza dei Patrioti, 4 ai Cittadini, 1 al Partito Laburista (qui per una panoramica sui partiti). Per effetto della nuova legge elettorale un'oscillazione delle preferenze di meno dell’1% rispetto alle elezioni del 2016 ha portato a rapporti di forza mutati tra i primi due partiti: perde 25 seggi il Sogno Georgiano, ne guadagna 9 il Movimento Nazionale Unito, in più v saranno altri sette partiti in parlamento. Sempre che la legislatura abbia inizio: dal fin dal primo turno del 31 ottobre l’opposizione è in agitazione, rifiuta la legittimità del voto e contesta la nascita di questa legislatura che non rispecchierebbe a suo dire le reali preferenze politiche dell’elettorato.

Il boicottaggio dell’opposizione ha inciso nettamente sul secondo turno. Impossibilitata dalla legge elettorale a ritirarsi prima del secondo turno, l’opposizione unita si è dichiarata non in corsa per i seggi rimasti in bilico. La conseguenza di questa scelta è stato l’afflusso ai seggi più basso nella storia del paese (solo il 26% degli aventi diritto) e che tutti i seggi sono stati vinti da Sogno Georgiano.

E adesso?

La chiusura dei seggi non segna la fine della lotta politica intorno a questo voto. La battaglia dell’opposizione e di una parte della società civile continua con tre modalità diverse.

La prima è quella rappresentata dai i ricorsi che varie ONG stanno portando avanti per brogli e riconta dei voti. Sono continuate anche le critiche per il voto nel secondo turno . La soluzione per vie legali della crisi sarebbe lo strumento più appropriato e il meno destabilizzante, ma in Georgia non sta risultando risolutivo della tensione poiché come ha notato l’ambasciatrice americana Kelly Degnan: "Sfortunatamente […] molte persone in Georgia non hanno molta fiducia nel sistema giudiziario, nella Commissione elettorale centrale […] il riconteggio, e altre attività simili, non sono state gestite dalla Commissione elettorale centrale, diciamo, in modo trasparente come avrebbero dovuto, il che ha aggiunto il senso di sospetto sul fatto che i risultati fossero credibili".

Questo porta direttamente alla seconda modalità di lotta politica: la mobilitazione nelle piazze che è stata continua per le tre settimane dal voto, e che raggiunge un ciclico picco nel weekend, o in occasione di eventi politici di rilievo, come la visita del Segretario di Stato americano Pompeo avvenuta il 17 e 18 novembre scorsi.

Su un binario parallelo alla piazza si muove la negoziazione politica, la terza modalità perseguita per uscire da questa impasse che rende problematico il ritorno al confronto politico fra i banchi del parlamento. Il formato è simile a quello che aveva tirato  fuori il paese dallo stallo sulla legge elettorale, e cioè un incontro fra maggioranza e opposizione facilitato dalle forze diplomatiche dei paesi alleati della Georgia. Ci sono stati due incontri presso la residenza americana con anche la partecipazione dell'UE fra maggioranza e opposizione, il 12 e il 14 novembre, mentre il 20 si è tenuto un incontro preparatorio al prossimo previsto con la sola opposizione.

Fra queste due ultime tappe negoziali si è incuneato un episodio a base di molotov: l’ufficio elettorale di Nika Melia, candidato del Movimento Nazionale Unito è stato infatti oggetto di un attacco violento . Nika Melia era parlamentare nella IX legislatura, ma in conseguenza degli episodi del giugno 2019 - quando migliaia di persone scesero in piazza per protestare contro l'influenza russa nel paese - è stata revocata la sua immunità parlamentare su richiesta del procuratore per il suo ruolo nella protesta. Il mandato di Nika Melia è stato interrotto dopo un voto del parlamento. La Corte d'Appello ha confermato la sentenza di un tribunale di grado inferiore che impone a Melia una cauzione e ha stabilito che dovesse indossare un braccialetto alla caviglia, in modo che la polizia potesse monitorare i suoi movimenti.

Le molotov dovrebbero ora risvegliare le coscienze sul fatto che la violenza politica ha scritto le pagine più buie della storia della Georgia indipendente, e che i toni vanno commisurati alla consapevolezza di questo rischio.

La politica estera, sempre

Come accennato, Mike Pompeo, Segretario di Stato americano, ha reso visita alla Georgia. Il Segretario è fra coloro che sostiene la vittoria di Donald Trump nelle elezioni del 3 novembre. Nel post elezioni si è imbarcato in un viaggio diplomatico che lo ha portato in 7 paesi: Francia, Turchia, Georgia, Israele, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi. In Francia ha incontrato il ministro degli Esteri e il Presidente, in Turchia invece nessun incontro ufficiale, solo con il Patriarca greco Bartolomeo I e il suo passaggio nel paese è stato liquidato come irrilevante dal ministero degli Esteri turco. Anche in Georgia Pompeo ha incontrato il Patriarca Ilia II, ma ha avuto anche un incontro con tutti i vertici politici del paese, con le ONG locali e ha ricevuto una missiva da parte dell’opposizione che ha accompagnato la sua visita con una protesta muta . I rappresentanti dell'opposizione hanno scritto a Pompeo che “i brogli elettorali, la politicizzazione della magistratura, la detenzione di prigionieri politici, la persecuzione di oppositori politici, l’ostruzione degli investimenti occidentali e il rifiuto di costruire il porto internazionale di Anaklia - sono segni della svolta anti-democratica della Georgia”.

La storia della contestazione elettorale americana si intreccia così con quella georgiana, così come il ruolo dei mediatori internazionali nei processi politici interni del paese è cartina tornasole di quanto la politica estera in Georgia sia molto più che una proiezione del paese esterna ai propri confini. Il processo di occidentalizzazione è integrato nelle dinamiche domestiche del paese e la politica estera è sempre al centro di tutti i processi politici, economici, culturali. Un trend che nessuna svolta elettorale pare poter scalfire e una delle eredità più durature della Rivoluzione delle Rose, o forse proprio dell’Indipendenza del paese. Lo è ancora di più oggi che il Caucaso paga gli effetti politici della tragica guerra del Nagorno Karabakh.


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