Attentati a Madrid

La Bulgaria è stata fedele alleato degli USA in Iraq. Ha già pagato con la morte di alcuni suoi soldati. Ora altri morti bulgari vi sono stati negli attentati di Madrid. Le reazioni in una Sofia che inizia a sentirsi nel mirino.

23/03/2004 -  Anonymous User

 

Di Tanya Mangalakova

"Bagno di sangue a Madrid", titolava il quotidiano "Vizh", "La Spagna in lutto" e "Apocalisse a Madrid" sono invece le prime pagine scelte da "Novinar". Tra le vittime dell'attentato anche quattro bulgari. Otto sono invece rimasti feriti. Il 15 marzo scorso la Bulgaria ha commemorato l'attentato con tre minuti di silenzio.
La stampa bulgara ha riportato naturalmente la tragedia personale di Andrain Andrianov, 23 anni, originario della città di Lukovit. All'inizio i parenti si illudevano fosse solo ferito, ma poi invece hanno avuto la tragica notizia della sua morte. Due anni e mezzo fa Andrian aveva seguito il padre in Spagna, per trovare lavoro. Ci si stava preparando per il suo matrimonio, il prossimo maggio, con Kalina, anche lei bulgara, anche lei deceduta negli attentati di Madrid.
Sui quotidiani bulgari viene riportata anche la storia di Tinka Paunova, 32 anni. Dopo anni di disoccupazione aveva deciso di raggiungere il fratello che lavorava in nero presso un'impresa edile. Pur essendo laureata aveva iniziato a lavorare come baby sitter per mantenere la figlia ed il marito in Bulgaria. Stava per concludere la trafila burocratica per ottenere un permesso di soggiorno.

Misure di sicurezza

"All'indomani del terrore in Spagna l'Europa è allertata, anche Sofia nel mirino", ha titolato Troud lo scorso 13 marzo. Il quotidiano bulgaro riporta l'opinione di alcuni esperti secondo i quali tra i prossimi obiettivi di Al-Qaeda vi potrebbe essere anche la Bulgaria. "Si, siamo un potenziale bersaglio" afferma Kicho Kirov, a capo dell'intelligence bulgara "anche se non siamo ancora un obiettivo prioritario. E' plausibile piuttosto che i terroristi intensifichino le proprie attività durante le olimpiadi che si terranno l'estate prossima ad Atene".
Più allarmista Ivan Boyadzhiev, ex segretario del Ministero degli Interni e tra I maggiori esperti di lotta al terrorismo e di esplosivi in Bulgaria. "Nel Paese si possono trovare senza problemi 500 kg di esplosivo. E vi sono anche i cosiddetti 'kamikaze congelati', pronti ad entrare in azione. La Bulgaria non ha leggi contro il terrorismo, una parola, quest'ultima, che non è presente nel nostro codice penale. Ci sono molti estremisti nel Paese ed il governo non controlla a sufficienza i cittadini stranieri che provengono da Paesi arabi".
"Nei prossimi anni ci si attende un'immigrazione in Bulgaria di cittadini provenienti dal mondo arabo" ha ricordato Yordan Kolev, dell'Istituto Statistico Nazionale. Ma sino ad ora non c'è alcun dato preciso sul numero di cittadini provenienti dal mondo arabo che vivono attualmente in Bulgaria.
La Fondazione IMIR sta conducendo, in questi mesi, una ricerca sulle nuove minoranze in Bulgaria. "Non vi sono alcune tensioni tra cittadini arabi e bulgari. Normalmente sono ben integrati, occupano nicchie libere nel mercato del lavoro senza entrare in concorrenza con i locali" afferma ad Osservatorio sui Balcani Antonina Zhelyazkova, antropologa e a guida dell'IMIR "spesso vi sono anche matrimoni misti. I figli di questi matrimoni sono ben integrati nella società bulgara e spesso, nell'assimilazione, perdono molti elementi della loro cultura d'origine. Appartengono all'Islam ma, nei fatti, hanno un approccio molto laico, come la maggioranza della popolazione bulgara. E' vero che in Bulgaria arrivano emissari di gruppi islamismi ed estremisti che cercano di fare proseliti presso le comunità musulmane bulgare. Ma i musulmani bulgari li accolgono con una certa distanza. Meno precauzioni vengono prese dalle comunità Rom".
Le autorità bulgare non hanno adottato alcun provvedimento in seguito al massacro di Madrid. La stampa ha fortemente criticato quella che è apparsa come una certa inerzia da parte delle autorità. "Raggiungerà anche4 Sofia la spirale di morti?", titola in modo polemico io quotidiano "24 Chassa". Tra l'11 settembre 2001 a New York e l'11 marzo 2004 a Madrid la Bulgaria ha avuto il suo 27 dicembre a Kerbala, Iraq. In quest'attentato sono morti 5 soldati bulgari. Anche in questo caos le autorità bulgare non sono state in grado di mostrare alcuna reattività a quanto stava accadendo. "Al presente non vi è alcun segnale che si stiano preparando attentati in Bulgaria" la comunicazione del Governo bulgaro lo scorso 17 marzo.

Le truppe restano in Iraq

In Bulgaria molto spazio è stato dato alle dichiarazioni di Zapatero, vicitore delle elezioni politiche spagnole, che ha annunciate un rapido ritiro dei propri soldati dall'Iraq a meno che non cambi la natura della missione attualmente in atto. Immediata risposta del Ministro della difesa bulgaro Nikolay Svinarov: "il nostro contingente non verrà ritirato anche se il numero dei soldati sul campo non aumenterà". Anche il Presidente Parvanov ha confermato la continuazione dell'impegno bulgaro in Iraq.

Altolà ai militaristi

I quotidiani commentano anche la vittoria del Partito socialista in Spagna. Uno degli elementi vincenti viene riconosciuto nel fatto di essersi sempre schierato contro la guerra e per il ritiro delle truppe "Dovremmo iniziare a pensarci anche noi" si commenta dalle colonne di Sega "è vero che in Bulgaria non vi è un movimento pacifista strutturato come in Spagna, ma la popolazione, seppure nella sua passività, è sempre stata per la stragrande maggioranza contro l'intervento in Iraq, forse con una maggioranza ancor maggiore che in Spagna". "Se l'approccio passivo viene messo da parte" si continua in un articolo pubblicato su Sega "molte cose potrebbero essere modificate. Le imminenti elezioni negli USA potrebbero ripetere quanto si è verificato in Spagna. La stessa società americana sta ponendo molti questiti sull interveno militare in Iraq, a partire dal fare chiarezza sulle armi di distruzione di massa mai rinvenute, dalle risorse ingenti che sono state investite in questa guerra e nell'occupazione, ed in merito alle mai sopite violenze in atto nel Paese. Dalla Spagna è arrivata una voce che sostiene come questa spirale di violenza può essere bloccata da una presa di posizione della società civile e dell'intera società a favore di un nuovo ordine mondiale non basato sulla guerra e la violenza ma sulla ragionevolezza e la pace. Non aspettiamo altri attentati! E' tempo per fermare i militaristi", conclude il giornalista.

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