Milorad Dodik

Torniamo sulle recenti elezioni amministrative in Bosnia Erzegovina con una analisi del voto in Republika Srpska (RS). Diversamente da quanto sottolineato da molti commentatori, che hanno riferito della ennesima affermazione dei tre maggiori partiti nazionalisti, in RS il Partito Democratico Serbo (SDS) sembra aver subito una netta battuta di arresto

28/10/2004 -  Anonymous User

Di Gordana Katana*, Banja Luka, per IWPR (Balkan Crisis Report N. 520, 8 Ottobre '04)
Tradotto da: Carlo Dall'Asta

La povera prestazione in ambito economico dell'egemone Partito Democratico Serbo (SDS), e l'immagine della sua incapacità di proteggere l'interesse nazionale sembra avere indotto i votanti a rivolgersi verso la moderata Alleanza dei Socialdemocratici (SNSD) nelle elezioni locali di questo mese.

Le elezioni della Repubblica Srpska, RS, hanno visto l'SDS - la forza politica dominante nella RS negli ultimi 14 anni - perdere in parecchie città-chiave, compresa la capitale, Banja Luka, dove l'SNSD ha vinto la corsa al posto di sindaco.

Una sorpresa ancora maggiore è stata la vittoria dell'SNSD a Trebinje, finora vista come una roccaforte degli ultranazionalisti serbi.

A giudicare da un sondaggio non rappresentativo dell'IWPR, i votanti si sono spostati verso l'SNSD più perchè avevano perso fiducia nell'SDS, che perchè credessero effettivamente nelle promesse di cambiamento dell'opposizione.

Srdjan Puhalo, direttore dell'agenzia di sondaggi Partner, ha descritto i risultati come "una sorta di punizione dell'SDS".

I risultati preliminari lungo la RS mostrano che l'SNSD ha raccolto 118,000 voti, di fronte ai 115,000 dell'SDS.

Un confronto con i risultati delle politiche di due anni fa è ancora più sorprendente. Mostra che l'SDS ha perso 45,000 voti rispetto ad allora, mentre l'SNSD ne ha guadagnati più di 7,000.

"In quanto partito al potere, i cittadini vedono l'SDS come diretta responsabile della situazione economica estremamente dura nella Repubblica Srpska," ha detto Puhalo all'IWPR.

Velimir Dukic, artigiano, ha detto all'IWPR che tutta la sua famiglia ha votato per la SNSD di Milorad Dodik. "La vita è migliore nelle municipalità dove i Socialdemocratici sono al potere", ha detto. "Si capisce come governa l'SDS da com'è la vita nella RS".

Stojan Maric, sostenitore dell'SNSD, agricoltore di Laktasi, presso Banja Luka, sostiene che il partito, che ha governato la sua città dalla fine della guerra, ha fatto un buon lavoro.

"Quando degli amici sono venuti da Bratunac (nella RS orientale) a farmi visita, in agosto, erano sorpresi di vedere come ce la caviamo bene", ha detto Maric all'IWPR.

"Non siamo ricchi ma le autorità non ci tartassano," ha aggiunto. "Si occupano della gente meglio che possono, e questa è la differenza con l'SDS."

La decisione dell'SDS di improntare la campagna elettorale alla tradizionale retorica nazionalista, invece di offrire soluzioni aggiornate ai pressanti problemi economici, chiaramente questa volta non ha convinto tutti gli elettori.

In uno studio pubblicato appena prima delle elezioni, l'Istituto internazionale di studi sul Medio Oriente e i Balcani, IFIMES, ha previsto una sconfitta elettorale dell'SDS, criticando la loro volontà di continuare a giocare la carta nazionalista.

"Questo tipo di approccio ha caratterizzato il periodo dal 1990 e ha portato la Bosnia e l'Erzegovina all'isolamento dai più sviluppati, vicini stati e regioni europee", sostiene lo studio dell'IFIMES. "Comunque, si può notare che i cittadini sono stufi di questo approccio politico."

Zivana Olujic, una studentessa di Banja Luka al suo primo voto, ha detto che i giovani come lei desideravano un cambiamento. "E' importante votare partiti che non abbiano nulla a che fare con la guerra e i criminali di guerra", ha detto. "Noi giovani abbiamo fretta di entrare in Europa e questo non si può fare coi vecchi politici."

Benchè il risultato elettorale dell'SNSD sia incoraggiante, perché suggerisce che una nuova dinamica sia in atto sulla scena politica, alcuni analisti avvertono che ciò potrebbe non rappresentare una rottura radicale coll'oltranzismo nazionalista.

"Lo stomaco serbo ha finalmente vinto sul cuore serbo", ha commentato Puhalo. "Ecco perchè per la prima volta in 14 anni (almeno) l'est, normalmente di un rigido nazionalismo, ha votato per l'SNSD."

Puhalo dice che è stato il più alto tenore di vita nelle città governate dall'SNSD nell'ovest che ha motivato parte degli elettori a riporre la loro fiducia nell'SNSD, nella speranza che questo partito gli porterà progresso economico.

Puhalo avverte che l'inclinazione verso la questione "nazionale" non è comunque cambiata di molto, e sostiene che il crollo del sostegno all'SDS non dovrebbe per ora essere interpretato come una svolta verso idee socialdemocratiche.

Tanja Topic, analista politica della Friedrich Ebert Foundation, è d'accordo. "I cittadini della RS sono scontenti della situazione economica e naturalmente criticano i partiti al governo, a cominciare dall'SDS," ha detto.

Branko Todorovic, presidente del Comitato per i diritti umani di Helsinki, ha detto di non essere neppure lui convinto che il risultato elettorale abbia segnato un passo importante verso la vera democratizzazione.

"Dodik non ha vinto le elezioni parlando di socialdemocrazia", ha fatto notare Todorovic. "Nella Repubblica Srpska, dove il nazionalismo insieme alla paura e all'intolleranza verso gli altri sono i sentimenti dominanti, una parte della popolazione ha semplicemente pensato che l'SDS non era più in grado di proteggere adeguatamente gli interessi nazionali serbi."

Todorovic ha collegato la perdita di fiducia della gente nell'SDS alla decisione di giugno dell'Alto Rappresentante, Paddy Ashdown, di escludere dalla politica 57 alti esponenti dell'SDS, adducendo il loro presunto ruolo nel bloccare la cooperazione col tribunale dell'Aja.

Todorovic ha detto che le interdizioni hanno ricordato a molti cittadini che l'SDS era sotto costante pressione da parte della comunità internazionale a causa del suo passato in tempo di guerra.

"La gente ha pensato che Dodik, che è uscito dalla guerra senza macchie... sia più in grado di rappresentare gli interessi della loro nazione," ha concluso Todorovic.

Secondo Puhalo, le elezioni non hanno segnato una rivoluzione negli atteggiamenti negativi della maggior parte dei Serbi bosniaci verso la Bosnia e l'Erzegovina come stato unitario.

"I Serbi hanno punito l'SDS ma non hanno cambiato le loro opinioni di fondo," insiste Puhalo. "Sognano ancora che la RS sarà annessa alla Serbia."

*Gordana Katana è corrispondente da Banja Luka per Voice of America.


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