La Bosnia tra Usa ed Europa nello scenario post-iracheno. Una breve ricognizione sugli ultimi avvenimenti da parte del nostro corrispondente.

17/06/2003 -  Dario Terzić Mostar

Dopo le avventure in Iraq, sembra che gli Americani tornino in Bosnia. La breve visita a Sarajevo il 16 maggio scorso del braccio destro di Donald Rumsfeld, il viceministro della difesa Paul Wolfowitz, è stata la prima di un alto funzionario Usa dopo le elezioni dell'ottobre scorso. Wolfovitz è anche andato a Potocari, nel luogo del memoriale edificato per commemorare la strage di Srebrenica, ricordando che: "Qui è avvenuto uno dei più grandi crimini del mondo.". Per incontrare le autorità bosniache, a Sarajevo assieme a Wolfovitz si sono recati anche gli ambasciatori americani di Bosnia Erzegovina, Croazia e Serbia - Montenegro: Clifford Bond, Lawrence Rossin e William Montgomery.
Qualcuno maliziosamente sostiene che questa visita coincide con la firma dell'accordo in base al quale i cittadini americani saranno esclusi dalla giurisdizione della Corte Penale Internazionale. Altri commentatori osservano che la visita di Wolfovitz avviene anche per altri motivi...
Dopo la crisi irachena l'amministrazione Bush, con una politica di generosità verso i Bosniaci, ci tiene a dimostrare che l'America non è antimusulmana. Washington teme una possibile radicalizzazione dei Musulmani bosniaci, e soprattutto il loro antiamericanismo. Solo ieri i Bosniaci sono stati "salvati" dagli Americani, ed ora, dopo l'11 settembre e la guerra in Iraq, non si può permettere che diventino loro nemici.
Sembra che la pressione politica sia già stata in grado di sortire qualche effetto: mentre non più tardi dello scorso anno il partito musulmano Sda criticava gli Americani per aver demonizzato i Musulmani bosniaci oggi, dopo aver firmato l'accordo che garantisce l'immunità ai cittadini Usa in Bosnia, lo stesso partito proclama che: "Non si possono criticare quelli che hanno salvato la Bosnia Erzegovina"(Slobodna Bosna, 22.05.2003)
Gli Americani saranno dunque esentati dalla giurisdizione della Corte Penale Internazionale. Soldati di tutti i paesi, e delle forze internazionali, potrebbero essere messi sotto accusa, ma non loro. L'accordo peraltro, firmato ma non ancora ratificato dai Bosniaci, riguarderà non solo i militari ma anche il personale di tutte le istituzioni americane presenti in Bosnia.
Gli Europei hanno dimostrato di non gradire questa iniziativa. La Bosnia Erzegovina sta facendo grandi sforzi per poter essere ammessa al consesso europeo, e questo scivolone potrebbe avere delle conseguenze.
Il commissario europeo agli esteri Chris Patten, insieme al ministro degli esteri del paese che esce dal semestre di presidenza europeo, il greco George Papandreu, hanno mandato in questi giorni una lettera alle autorità bosniache commentando l'accordo.
Anche se nella lettera non si chiede esplicitamente di non ratificare l'accordo, il messaggio è proprio questo - ha affermato per Dnevni Avaz del 28 maggio una fonte anonima del governo bosniaco.
La lettera ricorda il grande supporto che l'Unione Europea ha dato e continua a dare a questo giovane paese, in termini di aiuto politico ed economico. Se volete entrare in Europa, dovete anche rispettarne i valori e le posizioni - sarebbe il messaggio piuttosto chiaro.
Qualcosa potrebbe avvenire anche sotto il profilo della composizione della forza militare che sovrintende alla applicazione degli accordi di Dayton, la Sfor.
Il comandante della missione, generale Ward, ha dichiarato che la Sfor è intenzionata ad arrestare Karadzic ed altri 20 ricercati per crimini di guerra prima del termine della propria missione (Reuters).
La procuratrice del Tribunale Internazionale dell'Aja Carla del Ponte, in visita a Sarajevo il 20 Maggio scorso, ha intimato all'ex presidente della Republika Srpska di Bosnia, Radovan Karadzic, di consegnarsi volontariamente alle forze internazionali: "La Nato sta facendo molto - ha affermato la Del Ponte - e sono convinta che l'arresto di Karadzic sia imminente. Per questo gli chiedo di consegnarsi spontaneamente."

Frattanto l'Unione Europea, che è succeduta alla Nato con proprie forze militari nella missione di 350 soldati in Macedonia, ha suggerito che potrebbe rimpiazzare anche i 12.000 uomini della missione in Bosnia Erzegovina l'anno prossimo. Il comandante Ward ha dichiarato di non essere al corrente della eventualità che la Stabilization Force possa venire sostituita da forze europee nel 2004. Il generale americano ha detto di non aspettarsi tagli nella missione Sfor per quest'anno o per il prossimo, ma che tale decisione è soggetta ad una revisione da parte della Nato due volte all'anno.

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