È bufera tra gli organi della stampa albanese, gli editori e la classe politica. Al centro dello scontro una nuova proposta di legge sul conflitto di interessi, tesa a regolare il rapporto fra editoria, politica ed economia

21/06/2004 -  Indrit Maraku Tirana

È battaglia nel mondo dell'editoria albanese. Causa ne è un progetto di legge riguardante il conflitto di interessi che vede schierati giornalisti, editori ed imprenditori. La proposta arriva dalla Commissione parlamentare sui media e, varata all'unanimità, punta a regolare il rapporto fra editori da una parte e potere politico ed economico dall'altra. Due sono i suoi punti dolenti: il primo emendamento prevede il divieto per i proprietari di giornali di partecipare ad appalti pubblici, ottenere contratti di concessione dallo Stato e partecipare ai processi di privatizzazione; il secondo stabilisce un prezzo minimo per i giornali, la maggior parte dei quali vengono venduti sotto costo. È quanto è bastato per scatenare l'ira degli editori albanesi i quali attraverso l'uso dei loro quotidiani riescono ad influenzare scelte politiche e ad aggiudicarsi commesse pubbliche miliardarie.

Niente giornali sottocosto

Le due novità che il progetto in questione propone sono assai intrecciate tra loro. Infatti, la possibilità di partecipare ad appalti pubblici permette agli editori di ammortizzare le perdite causate dalla vendita sottocosto dei loro giornali. Risultato, il caos incredibile in cui vive il mondo dell'informazione albanese: più di 20 quotidiani nazionali ed un'infinità di pubblicazioni periodiche circolano ogni giorno in un Paese che conta poco più di 3 milioni di abitanti. Aprire un giornale in Albania è diventato ormai un business politico. Non mancano neanche i casi dove un amministratore locale invece della tangente abbia preteso da un imprenditore l'apertura di un quotidiano nazionale, che successivamente lo sostenesse per l'intera campagna elettorale.

Comunque, la legge non vieta categoricamente la vendita sottocosto dei giornali. D'altronde, chi non obbedisse, non potrà più approfittare delle pubblicazioni e della pubblicità di istituzioni ed enti pubblici statali, avrà tasse molto più elevate e non potrà accedere alle tariffe ridotte dell'energia elettrica e a quelle della telefonia fissa.

La questione dei bilanci e dei finanziamenti delle imprese editoriali, spesso sospettate per la possibile infiltrazione di capitali mafiosi, è stata più volte sollecitata in varie sedi istituzionali, compresa quella dell'Unione europea, ma senza che finora fosse compiuto alcun passo concreto. Il primo in questa direzione è previsto dal nuovo progetto di legge che chiede anche la pubblicazione una volta all'anno, sulle pagine dei giornali, dei loro bilanci effettivi.

Tasto dolente

I promotori della nuova legge sono due membri del Parlamento, Erion Brace e Nikolle Lesi, entrambi però con un piede anche nel mondo dell'editoria: il primo è redattore capo del quotidiano più longevo in Albania, "Zeri i Popullit", organo del Partito socialista; il secondo è l'editore del giornale che può essere considerato come il pioniere della stampa d'opposizione nel Paese, "Koha Jone". È questa, forse, la causa di quello scetticismo con il quale sono viste da qualcuno le nuove proposte.

Il quotidiano "Panorama" le definisce "sanzioni", "Korrieri" si limita a riportare la notizia, mentre "Shekulli" dichiara guerra aperta. L'editore di quest'ultima, Koco Kokedhima, ha definito la proposta come un "piccolo attentato del Premier (Fatos Nano) al nostro gruppo mediatico", facendo sapere che intende chiedere un referendum sulla questione. Kokedhima è proprietario del gruppo mediatico "Spekter" che pubblica il quotidiano politico "Shekulli", il giornale sportivo "Sporti Shqiptar", quello economico "Biznesi" e un settimanale di cultura e costume "Spekter", essendo de facto la compagnia maggiore nel mercato mediatico albanese.

Il caso più eclatante di conflitto d'interessi tra il mondo mediatico e quello economico riguarda proprio lui: Kokedhima ha perso qualche giorno fa un appalto sulla discarica di Sharra, alle porte di Tirana, vinto da una compagnia italiana. Subito dopo, l'editore - che è anche proprietario del gruppo "2K" con il quale prendeva parte alla gara d'appalto - ha lanciato una campagna di accuse sulle pagine di "Shekulli" nei confronti del Premier Nano e dell'ambasciatore italiano a Tirana, Attilio Massimo Iannucci: "Questo progetto apre le porte all'ecomafia", è arrivato ad affermare in una conferenza stampa, mandando esplicitamente "a quel paese", l'ambasciatore italiano.

Secondo l'editore-imprenditore, con la nuova legge sull'editoria, la classe politica al potere vuole distrarre l'opinione pubblica dalla questione dei rifiuti e della discarica di Sharra. Per questo, in una lettera aperta a tutti i deputati, ha chiesto di bloccare il processo fino ad ottobre: "Essendo fiducioso che tra voi ci sono veri uomini e veri albanesi, vi prego di bloccare questo processo fino ad ottobre ... allora saremo pronti a confrontarci con voi e con l'opinione pubblica".

Tuttavia, la richiesta di Kokedhima sembra avere poche chance di essere accolta, vista anche la compattezza, come raramente accade in Albania, tra la maggioranza e l'opposizione riguardo la proposta di Brace e Lesi. Questi stanno lavorando da giorni con i gruppi politici a cui appartengono: Brace sembra essere riuscito a convincere quasi tutti i deputati della maggioranza, compresi quelli vicino al rivale di Nano, come Ilir Meta, di cui inizialmente si era detto non guardasse positivamente la futura legge; dal canto suo anche Lesi si è messo in moto lavorando con i deputati dell'opposizione del centro destra.

Il Partito democratico di Berisha (al quale fa capo anche il Partito democristiano di Lesi) aveva fatto sapere di non vedere di buon occhio la soglia di un prezzo minimo per i giornali. Ma Lesi è arrivato a minacciare che "in caso Berisha e l'opposizione non appoggino le mie idee e le proposte per una legge che stabilisca le regole per una concorrenza onesta nei media, allora rivedrò la mia posizione nell'opposizione albanese".

La partita è ancora in gioco e per di più si combatte su diversi fronti. Prima di arrivare sulle scrivanie dei deputati, il progetto deve passare al vaglio di una commissione giuridica, e una tecnica fatta di giornalisti ed editori. Tuttavia, essa rappresenta il primo tentativo di fare ordine nel mercato dei media in Albania e, le probabilità di un consenso da parte del Parlamento sono cospicue visto anche che per essere varata basterebbero il 50% dei voti più 1. Resta solo da vedere se, in caso di un'approvazione da parte dei deputati, la legge farà o no la fine di tantissime altre, in vigore sulla carta, mai applicate nella realtà.


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