Paola Rosà 9 settembre 2020

OBCT ha sottoscritto la dichiarazione di solidarietà agli ambientalisti di Monaco difesi a Bolzano dall'avvocato Nicola Canestrini. Una questione di libertà di espressione

Sono un centinaio le organizzazioni che da tutta Europa hanno firmato con OBCT la dichiarazione di solidarietà all'Umweltinstitut di Monaco di Baviera, un'associazione ambientalista che dal 2017 sta affrontando in Sudtirolo una causa per diffamazione che, per molti aspetti, ha le sembianze di una “slapp” (strategic lawsuit against public participation): come emerge anche da uno studio che abbiamo curato qualche mese fa, si tratta di cause pretestuose in cui la querela è un semplice pretesto per intimidire il querelato; per le organizzazioni internazionali attive nella difesa della libertà di stampa, e per le istituzioni europee, si tratta di una seria minaccia alla libertà di espressione.

Anche nel caso dell'Umweltinstitut, in cui sono coinvolti anche un documentarista, una casa editrice nonché alcuni cittadini di Malles, le cause che hanno occupato e occuperanno il tribunale di Bolzano costituiscono una seria minaccia che mette il bavaglio alla libertà di parola.

La storia inizia nel 2014, con il referendum comunale che a Malles propone di eliminare l'utilizzo dei pesticidi nella coltivazione delle mele. I meleti circondano il paesino della Val Venosta e la popolazione è preoccupata delle ricadute sulla salute del massiccio impiego di pesticidi.

Ma il risultato positivo della consultazione, che porta il consiglio comunale a varare un nuovo regolamento, non piace alle istituzioni provinciali e all'Unione contadini (Bauernbund) che per costringere il Comune di Malles a fare marcia indietro intentano una serie di cause: prima tramite il TAR, poi accusando gli ambientalisti di diffamazione. Anche perché nel 2017 viene pubblicato il libro ed esce il documentario dell'austriaco Alexander Schiebel “Il miracolo di Malles”, e l'Umweltinstitut fa partire una campagna provocatoria con dei manifesti che però non piacciono all'assessore provinciale all'agricoltura, allora anche vicepresidente della provincia. Insieme ad oltre 1300 contadini, l'assessore cita in giudizio gli ambientalisti di Monaco. Dopo quasi tre anni di indagini la prima udienza del processo si terrà la settimana prossima.

“Appare evidente che in Alto Adige/Südtirol, oltre ad un problema ambientale legato all'uso massiccio di pesticidi in agricoltura, ci sia un problema di democrazia - sostiene Karl Bär, referente per la politica agricola e commerciale dell‘Umweltinstitut München e citato personalmente per diffamazione - le denunce e le azioni legali contro l'Umweltinstitut e le tante persone coinvolte in questa vicenda sono prive di fondamento e hanno un solo obiettivo: silenziare il dibattito pubblico sull'uso dei pesticidi, sostanze riconosciute come dannose per la salute e l'ambiente”.

Il manifesto incriminato, rimasto esposto solo qualche giorno presso una stazione della metropolitana di Monaco, scimmiottava una campagna di promozione turistica sudtirolese, chiedendo invece un Sudtirolo libero da pesticidi.

“Questo processo è solo la punta di un gigantesco iceberg fatto di azioni legali infondate contro attivisti, giornalisti e voci critiche – continua Bär – in Italia e in tutta Europa sono sempre più frequenti i casi in cui aziende ed esponenti politici cercano di ostacolare, attraverso le vie legali, chi esprime il proprio dissenso e porta alla luce scomode verità. È arrivato il momento di dire basta. Non ci faremo intimidire da chi usa la legge a scapito della nostra salute e di quella del pianeta”.

Mentre dopo oltre due anni di indagine la procura di Bolzano è riuscita ad ottenere il processo, che si apre il 15 settembre, il procuratore capo di Monaco di Baviera si è rifiutato di collaborare, richiamandosi alle norme tedesche e invocando il diritto alla libertà di espressione sancito dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

La questione travalica i confini e sono un centinaio le organizzazioni che hanno firmato una dichiarazione di solidarietà, perché in gioco c'è molto di più che non un processo per diffamazione: ci sono dei processi a Bolzano dove ad essere imputati sono un manifesto di Monaco, oltre a un libro e a un documentario di un autore austriaco; e ad essere a rischio è la libertà di espressione su un tema così delicato come la difesa della salute e la tutela dell'ambiente, minacciate dal massiccio uso di pesticidi in agricoltura, in Sudtirolo, Italia.

 

Questa pubblicazione è stata prodotta nell'ambito del Media Freedom Rapid Response (MFRR), cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea.