E' stata l'entrata in politica di Silvio Berlusconi negli anni '90 e il suo uso esteso di pubblicità politica in TV, a stimolare in Italia una regolamentazione della comunicazione politica nei media. Due decenni dopo, c'è urgente necessità di aggiornarla all'era digitale

27/02/2019 -  Sofia Verza

Negli ultimi anni, e per diversi motivi, hanno destato preoccupazione le campagne di comunicazione politiche online: a causa di messaggi personalizzati e mirati che violano la privacy delle persone, a seguito delle cosiddette bolle di propaganda, sino al ruolo di gatekeeper di piattaforme OTT (Over The Top) come Facebook e Google. In Italia - e negli ultimi due anni anche in paesi come Regno Unito, Francia, Germania, Svezia e Stati Uniti - è sempre più evidente l'importanza della comunicazione politica on-line.

Vari studi confermano ad esempio quanto si siano rafforzate, per le elezioni politiche italiane del 2018, le campagne su media ibridi , ovvero che sfruttano un crescente incrocio delle logiche dei media tradizionali (TV, radio, stampa) con quelle digitali. Ciò può essere dedotto anche dalle decisioni degli elettori, che hanno riconosciuto nel Movimento Cinque Stelle e nella Lega (specialmente nel suo leader, Matteo Salvini) gli attori politici che più hanno fatto uso del web. Anche gli elettori di questi due partiti sono risultati, nel panorama italiano, quelli che più di altri si affidano all'informazione online (Legnante e Vaccari, 2018 ).

Esistono poche regolamentazioni specifiche delle campagne politiche online a livello nazionale o internazionale, mentre puntuali disposizioni di legge regolano la comunicazione sui media tradizionali. I media tradizionali sono ancora predominanti nel contesto italiano , ma l'esistenza di piattaforme digitali come Facebook, Instagram e Twitter (utilizzate rispettivamente dal 56%, 26,7% e 12,3% dei cittadini italiani) ha causato una rivoluzione negli sforzi di influenzare l'opinione pubblica. Nel campo digitale non esiste una regola relativa ad esempio alla di parità di spazio da garantire ad ogni formazione politica, nessuna trasparenza sull'uso di dati personali sensibili nonché sulle spese e le donazioni dei partiti.

Stanno emergendo inoltre nuove problematiche come il micro-targeting . Attraverso il micro-targeting, un attore politico può differenziare i messaggi in base agli interessi individuali di un potenziale elettore. Un soggetto viene "profilato" , in parte basandosi su tracce di dati che ha lasciato nel cyberspazio, e può essere così oggetto di messaggi personalizzati.

Finanziamento e spese

In Italia il finanziamento pubblico ai partiti è stato abolito nel 2014 (legge n. 149 del 2013). I limiti di spesa nelle campagne politiche per partiti e candidati sono fissati dalla legge n. 515 del 1993, in base alla quale la voce "spese elettorali" fa riferimento a "materiali e mezzi per la propaganda" e alla loro diffusione attraverso "la stampa, la radio e le televisioni private, cinema e teatri" così come "qualsiasi altro servizio o prestazione riguardante la campagna elettorale". Pertanto, nessuna disposizione specifica menziona Internet, il cyber-spazio o i social media. Ovviamente, le spese online possono rientrare in concetti generali come "servizio" o "performance", ma probabilmente sono effettivamente incluse in voci aggregate . Di conseguenza, non è attualmente disponibile una stima specifica della quantità di denaro che partiti e candidati investono nella comunicazione politica sui social media. In particolare, i costi della creazione di banche dati e profili dei cittadini potrebbero non essere registrati e segnalati all'interno delle categorie attuali e potrebbero essere spesi al di fuori del periodo di campagna regolamentato. Analogamente, è difficile tracciare il lavoro pubblicitario politico svolto attraverso consulenze o agenzie di intermediazione .

Invece, come sottolineato dalla Commissione di Venezia , "la regolamentazione del finanziamento di partiti e campagne è necessaria per proteggere il processo democratico, compresi i limiti di spesa, ove opportuno [...] per garantire che la libera scelta degli elettori non venga compromessa o il processo democratico distorto dalla spesa sproporzionata per conto di qualsiasi candidato o partito politico". Inoltre, "gli elettori devono avere informazioni rilevanti sul sostegno finanziario dato ai partiti politici al fine di responsabilizzare i partiti stessi". La fonte del sostegno finanziario di un partito o candidato può dire molto sulle politiche che probabilmente sosterranno una volta eletti, come ha spiegato efficacemente la congressista Ocasio-Cortez parlando del contesto americano. Per quanto riguarda l'Italia, i partiti politici devono pubblicare sui propri siti web un rapporto sui contributi ricevuti quando superiori a 5000 euro l'anno: tuttavia, per motivi di privacy, gli unici dati che possono essere pubblicati sono quelli relativi ai donatori che hanno acconsentito per iscritto. La Corte italiana dei revisori ha accertato che nella campagna per le politiche del 2013 sono stati investiti in totale 45,4 milioni di euro, evidenziando una notevole diminuzione rispetto al voto del 2008, quando erano state dichiarate oltre il doppio delle spese elettorali (110,1 milioni di euro). La revisione delle spese del 2018 non è ancora disponibile.

Il pluralismo dell'informazione politica

La più rilevante regolamentazione italiana sulla comunicazione politica durante le campagne elettorali è la cosiddetta legge sulla par-condicio, che prescrive pari tempo e spazio su radio, televisione e stampa ai diversi attori politici durante il periodo elettorale (legge n. 28 del 2000). Tra le altre cose, prevede che: i messaggi pubblicitari politici a pagamento possano essere pubblicati sulla stampa, ma solo se chiaramente evidenziati con la didascalia "messaggio elettorale" e l'indicazione del committente; i sondaggi di opinione non possano essere diffusi nei 15 giorni precedenti le elezioni; i candidati non possano apparire nei programmi di intrattenimento; nessun annuncio politico possa essere trasmesso dal giorno prima dell'apertura dei seggi elettorali (è importante sottolineare che questi requisiti non si applicano agli spazi online). Tra le critiche rivolte a tale regolamentazione vi è quella che rischia di mettere in pericolo la libertà di espressione. Anche la legge del 1997 che istituisce l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) e la legge sulla par condicio possono essere inserite in un processo di regolamentazione che è seguito all'uso estremo di annunci pubblicitari televisivi durante la campagna elettorale per le politiche del 1994, conclusasi con la vittoria di Silvio Berlusconi.

La severa regolamentazione offline corrisponde ad una completa deregolamentazione online, con l'eccezione di una disposizione AGCOM del 2010 che regola i sondaggi e copre anche le versioni online dei mezzi di trasmissione e di stampa.

Necessità di regole aggiornate

Il 6 novembre 2017, l'AGCOM ha istituito un "Gruppo tecnico di lavoro per garantire il pluralismo e l'accuratezza dell'informazione sulle piattaforme digitali", che ha fornito alcune linee guida su pubblicità politica online e trasparenza, sondaggi, fact-checking e contenuti illeciti. Tuttavia, si tratta solo di raccomandazioni generali. Il ruolo in evoluzione delle campagne politiche online in Italia, così come altrove, richiede una revisione della regolamentazione esistente per assicurare che le "regole del gioco" continuino a garantire elezioni corrette, libere e legittime, se non vogliamo lasciare tale onere alle aziende digitali private . In vista delle elezioni europee del 2019, è sempre più importante aprire un dibattito sul tema che sia in grado di superare i confini nazionali.

 

 

Questa pubblicazione è stata prodotta nell'ambito del progetto ESVEI, co-finanziato da Open Society Institute in cooperazione con OSIFE/Open Society Foundations. La responsabilità dei contenuti di questa pubblicazione è esclusivamente di Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa. 


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