Bulgaria: il ritorno di tsar Samuele
Dopo anni di trattative tra Bulgaria e Grecia, i resti dello tsar medievale bulgaro Samuele sono stati tumulati in pompa magna nella capitale bulgara. L’accordo segna un avvicinamento strategico tra Atene e Sofia anche in chiave di opposizione a Skopje, ma anche la spettacolare apertura della campagna elettorale per le presidenziali bulgare

Sofia, la statua dello tsar Samuele, il giorno della sua sepoltura – Foto F. Martino
Sofia, la statua dello tsar Samuele, il giorno della sua sepoltura - Foto F. Martino
Sabato 3 ottobre, in una giornata soleggiata e tiepida di inizio autunno, Sofia si è trasformata nel palcoscenico di un pezzo di storia. Dopo decenni di trattative a lungo infruttuose con la vicina Grecia, la capitale bulgara si è fermata per accogliere in pompa magna i resti mortali dello tsar Samuele, figura insieme tragica ed eroica della sua storia medievale.
Per accogliere le spoglie di Samuele (Samuil in bulgaro) a Sofia si sono mobilitati davvero tutti: il governo, con a capo il premier Rumen Radev; l’esercito, che le ha scortate – prima per cielo e poi per terra – da Salonicco fino alla chiesa di Santa Sofia nella capitale bulgara; la chiesa ortodossa bulgara, che ha officiato in pompa magna la cerimonia di tumulazione nell’edificio di culto; i media, che hanno seguito l’evento in diretta minuto per minuto, ma anche migliaia di cittadini che hanno fatto da ali festanti e incuriosite al lungo corteo che accompagnava la bara, coperta dal tricolore bulgaro.
Al termine della cerimonia religiosa, in diretta televisiva, i resti di Samuele sono stati tumulati in un ampio sarcofago di marmo, preparato per l’occasione e destinato a conservarli nel cuore della capitale bulgara. “Oggi portiamo a termine una missione importante e un dovere antico. Ecco finalmente tra noi i resti dello tsar Samuele”, ha commentato visibilmente soddisfatto il premier Radev durante la celebrazione, presenziata dall’élite politica del paese al gran completo.
La figura di Samuele tra passato e presente
La consegna delle spoglie di Samuele alla Bulgaria chiude un lungo capitolo di trattative tra Sofia ed Atene, con un occhio rivolto alla vicina Skopje. Lo tsar è infatti una figura ingombrante, dal potente portato simbolico per più di una delle nazioni moderne dei Balcani di oggi.
Il suo regno, che risale al turbolento periodo a cavallo dell’anno mille, segna il crepuscolo del primo impero bulgaro, che ha a lungo conteso a Costantinopoli la supremazia nei Balcani. Dopo alterne fortune Samuele, che aveva fatto di Ohrid – nell’odierna Macedonia del nord – la sua capitale, è andato incontro alla più terribile delle disfatte.
Nel 1014, il suo esercito viene infatti annichilito dalle truppe dell’imperatore bizantino Basilio II nella battaglia di Kledion (o della Belasitsa). La leggenda narra che dopo la vittoria Basilio – da allora noto come “lo sterminatore dei Bulgari” – fu impietoso.
I quattordicimila prigionieri vennero raggruppati a cento a cento: novantanove vennero accecati, e ad uno venne cavato un occhio solo, per poter riportare in patria gli sventurati compagni.
Sempre secondo la tradizione, a quella vista straziante il cuore di Samuele non resse. Pochi anni dopo anche il suo regno scomparse.
Al netto di storie e leggende, di Samuele si persero le tracce per quasi un millennio. Poi, nel 1969, durante gli scavi nella chiesa di sant’Achilleo su un’isola al centro del piccolo lago di Prespa, oggi in Grecia, l’archeologo ellenico Nikolaos Moutsopoulos rinvenne alcune tombe medievali, con resti di quelli che apparivano come importanti nobili.
Nonostante la mancanza di prove certe ed inoppugnabili, numerosi elementi portarono Moutsopoulos alla convinzione che quelle spoglie mortali appartenevano proprio a Samuele e alla sua famiglia.
Da quel momento quei resti, conservati nel museo di cultura bizantina a Salonicco, sono diventati oggetto di trattative tra il governo bulgaro e quello greco. Trattative che, dopo decenni di tentativi a vuoto, hanno trovato uno sbocco improvviso nelle scorse settimane.
Un accordo con vincitori e sconfitti
Ma su cosa si basa l’accordo con cui la Grecia si è convinta a consegnare le spoglie di Samuele alla Bulgaria?
Innanzitutto c’è un elemento di reciprocità: in cambio del gesto, Sofia si è impegnata a restituire ad Atene circa cinquanta manufatti, soprattutto oggetti preziosi di carattere religioso, sequestrati dall’esercito bulgaro durante la prima guerra mondiale a monasteri delle aree contese tra i due paesi, oggi in Grecia settentrionale.
Gli oggetti sacri, già consegnati alle autorità greche, verranno esposti per alcune settimane a Salonicco, per poi essere restituiti alle istituzioni religiosi da cui erano stati sottratti un secolo fa.
C’è poi l’aspetto politico e diplomatico: con questa mossa i due paesi chiudono con successo la disputa su Samuele, ribadendo il clima di cooperazione reciproca che si è andato rafforzando negli ultimi anni nella cornice UE, e ha fatto ulteriori passi in avanti dopo l’ingresso della Bulgaria in Schengen nel 2025.
Anche se non viene menzionato, l’accordo non disegna però solo vincitori, ma anche sconfitti: nel caso di Samuele e delle sue spoglie, la vicina Macedonia del Nord, in polemica decennale prima con Atene ed ora con Sofia su questioni di identità etnica, linguistica e storica, che offuscano le prospettive europee di Skopje.
Anche Samuele fa parte della lunga lista di personaggi storici contesi dagli stati moderni sorti sui territori dominati dal suo antico impero. Nonostante nella storiografia internazionale il regno di Samuele venga quasi unanimemente interpretato come “bulgaro”, nella versione ufficiale di Skopje la narrativa cambia in modo radicale.
Per gli storici macedoni pur riallacciandosi alla tradizione dell’impero bulgaro, Samuele avrebbe infatti creato il “primo stato dei macedoni slavi”, radice e fondamento dell’attuale identità etnica e statuale della Macedonia del Nord.
Non è quindi un caso che statue a Samuele siano state innalzate negli ultimi anni sia a Sofia che a Skopje (dove il nome varia leggermente in Samoil), e che l’arrivo delle sue spoglie in Bulgaria sia stato letto da molti in Macedonia del Nord come una dolorosa sconfitta politica e diplomatica.
“Anche se il tema viene in parte evitato, le radici della solidarietà odierna tra Grecia e Bulgaria nascono da un contesto politico chiaro, quello della contrapposizione al ‘macedonismo politico’”, ha dichiarato alla stampa bulgara Lachezar Stoyanov, professore di storia alla Nov Balgarski Universitet di Sofia.
Cerimonie sfarzose e campagna elettorale
Nonostante l’entusiasmo delle istituzioni e di molti cittadini, il “ritorno dello tsar” non è stato accolto in modo unanime dall’opinione pubblica bulgara. L’arrivo delle spoglie di Samuele ha risvegliato sentimenti profondi, e in parti significative della società bulgara una sincera necessità di radicamento e senso di appartenenza in un momento di rapidi cambiamenti e crescenti incertezze.
Ma anche tra i tanti pronti a riconosce la portata storica dell’evento, in molti hanno trovato difficile non notare che l’arrivo dei resti mortali e la sfarzosa cerimonia che l’ha accompagnato coincidono di fatto con l’apertura della campagna elettorale per le presidenziali, con il primo turno previsto per il prossimo 25 ottobre.
Grande favorita è Iliyana Yotova, attuale capo dello stato ad interim dopo le dimissioni di inizio anno di Radev – poi diventato premier – di cui è stata vicepresidente per due mandati. Yotova verrà sostenuta, come prevedibile, da Bulgaria progressista di Radev, che vuole capitalizzare il trionfo elettorale dello scorso aprile e rafforzare la propria posizione politica prendendosi anche la presidenza.
Ed il bagno di orgoglio nazionale che ha accompagnato il ritorno di Samuele, sembra un ottimo viatico perché ci riesca.
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