Kosovo: il governo Kurti è legittimo, ma è destinato a durare?

Con una sentenza salomonica, la Corte costituzionale del Kosovo ha dichiarato valida la costituzione del nuovo governo Kurti, anche se avvenuta fuori tempo massimo. L’irrisolta questione dell’elezione di un nuovo presidente, però, rischia di trascinare il paese in nuove elezioni anticipate

25/09/2026, Mehmet Krasniqi Pristina
© Brian A Jackson/Shutterstock

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La Corte costituzionale è intervenuta nuovamente per dirimere i dubbi sulla costituzionalità della formazione di due delle principali istituzioni del Kosovo.

La Corte ha stabilito che il Parlamento di Pristina è stato regolarmente costituito, pur rilevando che ciò è avvenuto dopo la scadenza del termine costituzionale di 30 giorni e che tale ritardo ha fatto scattare il conto alla rovescia per l’elezione del Presidente.

Secondo la Corte costituzionale, il termine ha iniziato a decorrere l’8 agosto e il Presidente deve essere eletto entro e non oltre il 6 ottobre. La Corte ha inoltre sancito che la formazione del governo guidato da Albin Kurti è conforme alla Costituzione.

La decisione della massima istanza giudiziaria del Paese giunge dopo che il Partito democratico del Kosovo (PDK) aveva contestato sia la costituzione del Parlamento che la formazione del governo.

La Corte costituzionale ha inoltre respinto la richiesta di adottare una misura cautelare volta a sospendere i lavori parlamentari.

Quanto al Parlamento (costituitosi il 13 settembre, seguito poche ore dopo dall’elezione del governo), la Corte ha stabilito che i deputati devono eleggere anche un vicepresidente in rappresentanza del secondo gruppo parlamentare per consistenza numerica.

Le reazioni dei partiti

Il PDK ha accolto con favore la decisione della Corte costituzionale, affermando che essa risponde alle preoccupazioni sollevate in merito al superamento dei termini costituzionali e alla necessità che il Paese disponga di istituzioni funzionanti. Il partito ha chiesto che il Parlamento si riunisca il prima possibile.

“Il Parlamento ha 13 giorni di tempo per completare il processo di costituzione, votare il disegno di legge di modifica e integrazione della Legge sulle Camere specializzate, eleggere il Presidente ed evitare inutili elezioni anticipate”, ha dichiarato il PDK in un comunicato.

Il PDK ha inserito tra le proprie priorità la modifica della legge sulle Camere specializzate del Kosovo all’Aja, dopo che il 16 settembre il collegio di primo grado del tribunale ha condannato quattro ex leader dell’Esercito di liberazione del Kosovo (UCK) ad un totale di 81 anni di carcere per crimini di guerra: un verdetto che il PDK ritiene ingiusto e politicamente motivato.

Nel frattempo, il movimento Vetëvendosje (LVV) non ha espresso una posizione ufficiale in seguito alla sentenza della Corte costituzionale, sebbene alcuni suoi esponenti abbiano commentato la vicenda.

Il deputato LVV Vigan Qorolli ha dichiarato che, qualora il Paese dovesse andare a elezioni anticipate, la responsabilità ricadrebbe sull’opposizione.

“Entro due settimane, ovvero entro il 6 ottobre, deve essere eletto il Presidente della Repubblica. Quindi, PDK, LDK e AAK: o ci sediamo, votiamo e portiamo a termine questo iter istituzionale, oppure il Paese andrà a elezioni a metà novembre. Eleggiamo il Presidente. In caso contrario, sarete voi gli unici responsabili”, ha affermato Qorolli.

La Lega democratica del Kosovo (LDK) non ha ancora reagito ufficialmente alla decisione. Nel frattempo, l’Alleanza per il futuro del Kosovo (AAK) ha sostenuto che il Paese si sta dirigendo verso nuove elezioni a causa di Albin Kurti.

“Abbiamo dimostrato chiaramente e per tempo che, dal 7 giugno a oggi, il partito vincitore delle precedenti elezioni ha deliberatamente prolungato i tempi del processo solo per riportare il Paese alle urne. L’Alleanza lo ha sottolineato innumerevoli volte”, ha dichiarato il leader AAK Ardian Gjini.

Cosa significa la decisione della Corte costituzionale?

Il fatto che la Corte abbia stabilito che il Parlamento si è costituito oltre il termine costituzionale, pur sancendo al contempo che il governo formato da tale Parlamento non viola la Costituzione, ha suscitato interrogativi tra l’opinione pubblica.

In sostanza, secondo il docente di diritto costituzionale Mazllum Baraliu, ciò potrebbe apparire contraddittorio. Tuttavia, Baraliu ha spiegato a OBCT che la Corte ha tenuto conto della difficile situazione politica, definendo la sentenza costruttiva e propositiva.

In questo vortice di disaccordi, divergenze di vedute e condotte dei partiti politici, la Corte Costituzionale ha trovato una soluzione salomonica, consapevole dello stato di emergenza nazionale in cui ci troviamo, al fine di conciliare, per quanto possibile, qualsiasi azione contraddittoria o non sufficientemente chiara con le misure concrete stabilite nella sentenza. E credo abbia agito bene”, ha affermato Baraliu.

Lo stallo sulla presidenza

La questione della presidenza è centrale in Kosovo da diverso tempo, dato che la mancata ricerca di un consenso sull’elezione del nuovo capo di Stato è stata anche la causa delle elezioni anticipate tenutesi a giugno.

Dal 4 aprile, il Kosovo ha un presidente ad interim. Secondo la Costituzione, tale funzione non può essere esercitata per più di sei mesi, il che significa non oltre il 4 ottobre.

Dopo diversi cicli di colloqui tra il leader LVV, Albin Kurti, e il leader LDK, Lumir Abdixhiku, i partiti hanno raggiunto un accordo a fine agosto su un presidente di coalizione e i due partiti avevano candidato Bekim Sejdiu.

Tuttavia, il giorno successivo all’annuncio dell’accordo, è emerso che sei deputati della LDK non sostenevano la candidatura, rendendo impossibile ottenere gli 81 voti necessari per la procedura di elezione presidenziale.

Successivamente, il 14 settembre, Sejdiu ha annunciato il ritiro della propria candidatura a causa del sostegno insufficiente.

In questo contesto, il professor Baraliu ha esortato i partiti politici a sfruttare con urgenza i giorni rimanenti prima della scadenza per raggiungere un accordo sulla presidenza, al fine di evitare nuove elezioni.

Nello specifico, Baraliu ha fatto riferimento alla situazione creatasi dopo la condanna in primo grado, da parte delle Camere specializzate dell’Aja, di alcuni ex leader dell’UCK.

“Devono agire con urgenza, contando i secondi e non i minuti o i giorni, e procedere con i preparativi necessari: sia attraverso un tavolo di confronto nazionale, sia in Parlamento con una risoluzione per definire una strategia, senza perdere tempo nella preparazione del ricorso contro la sentenza emessa in primo grado da questo tribunale, che ha preso una decisione draconiana e senza precedenti negli annali della giustizia internazionale”, ha dichiarato Baraliu a OBCT.

Il Kosovo rischia di andare verso nuove elezioni, le quarte dal febbraio 2025, se i partiti politici non riusciranno a trovare un accordo per eleggere un nuovo capo di Stato entro il 6 ottobre.


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