Bulgaria: in equilibrio precario tra NATO e Mosca
Con il nuovo primo ministro Rumen Radev, in appena sei mesi la Bulgaria è passata da un sostegno affidabile all’Ucraina a una politica estera sospesa tra solidarietà euro-atlantica e aperture verso la Russia

Rumen Radev © Dan Morar/Shutterstock
Rumen Radev © Dan Morar/Shutterstock
(Questo articolo è stato originariamente pubblicato dalla testata romena HotNews nell’ambito di PULSE.)
Già presidente della Bulgaria per nove anni, nel gennaio 2026 Rumen Radev ha lasciato la sua carica, che ha un ruolo prevalentemente simbolico. Ha fondato un suo partito, Bulgaria Progressista, e si è candidato alle elezioni politiche dell’8 aprile 2026.
Era la settima tornata elettorale parlamentare in Bulgaria in soli cinque anni. A differenza delle precedenti elezioni, i risultati sono stati netti: il partito di Radev ha vinto con oltre il 44% dei voti, e a maggio Radev ha assunto la carica di primo ministro.
I cambiamenti più significativi non si sono fatti attendere, soprattutto in politica estera.
Il leader Ue più filorusso
Secondo Krasen Nikolov, giornalista della testata bulgara Mediapool, Radev sta portando avanti un gioco di equilibrismo tra l’Unione europea e la Russia. “Non è affatto sorprendente, considerando l’elettorato fortemente filorusso che l’ha sostenuto. Già durante il suo mandato presidenziale, Radev era stato, insieme all’ungherese Viktor Orbán, uno dei più accaniti oppositori all’invio di aiuti militari a Kyiv”, afferma Nikolov.
Secondo il giornalista bulgaro, dopo la sconfitta elettorale di Orbán in Ungheria, Rumen Radev ha ereditato il ruolo di leader Ue più filorusso. Il suo modo di agire è però diverso: “Radev sembra ricercare un equilibrio. Una parte consistente del suo elettorato non vorrebbe vederlo recidere i legami della Bulgaria con l’Europa”, afferma Nikolov.
Da alcuni anni Radev sostiene che la guerra in Ucraina, che preferisce definire “conflitto”, debba essere risolta tramite negoziati, e attribuisce soprattutto a Kyiv l’onere di raggiungere tale soluzione. Radev ha ripreso più volte le argomentazioni russe, lanciando avvertimenti riguardo al rischio di un’escalation nucleare.
Nel luglio 2026 la Bulgaria si è ritirata dalla “Coalizione dei volenterosi”, che riunisce l’Ucraina e 34 stati ed è guidata da Regno Unito e Francia. Gli stati che partecipano si sono impegnati a fornire un maggiore sostegno all’Ucraina contro l’aggressione russa e a partecipare a una forza di pace sul territorio ucraino.
Secondo il governo Radev questo formato non serve a nulla, in quanto le decisioni relative agli aiuti per Kyiv verrebbero prese in seno al Consiglio europeo.
Posizioni contraddittorie sull’Ucraina
A metà agosto il governo Radev ha pubblicato il suo programma politico. Diversi interrogativi sulla strategia geopolitica restano aperti: l’orientamento euro-atlantico della Bulgaria non viene messo in discussione, ma il programma afferma che il Paese ha ora un’agenda diversa e cercherà di difendere i propri interessi nell’ambito dell’Ue e della NATO.
Il vicepremier Ivo Hristov ha descritto la politica estera del Paese come “multivettoriale” e non più unidirezionale. “Il programma prevede che il governo sviluppi relazioni bilaterali con tutti i Paesi ai quali siamo legati da un interesse diretto, da est a ovest”, ha precisato Hristov.
“Tale ambivalenza ha generato occasionalmente mosse imbarazzanti, talvolta quasi contraddittorie, in politica estera”, afferma il giornalista Krasen Nikolov. Un esempio di ambivalenza si è posto sulla questione ucraina: quasi in parallelo con la decisione di Radev di ritirare la Bulgaria dalla Coalizione dei volenterosi, la ministra degli Esteri Velislava Petrova ha firmato una dichiarazione di sostegno a Kyiv durante il quinto vertice Ucraina-Europa sudorientale. La dichiarazione esprime solidarietà con la linea ferma dell’Europa a sostegno di Kyiv.
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A giugno 2026 Radev ha annunciato che la Bulgaria non avrebbe più inviato aiuti militari all’Ucraina. Ma dopo che la dichiarazione è stata ripresa dalle agenzie di stampa internazionali, il governo è intervenuto per chiarire: “La Bulgaria non è in grado di fornire sostegno finanziario e militare all’Ucraina su base bilaterale, ma continua ad adempiere ai propri impegni attraverso l’Ue e la NATO”.
“Il risultato è una politica estera che, formalmente, resta ancorata all’Ue e alla NATO, ma che cerca uno spazio di manovra sempre maggiore tra Kyiv e Mosca. Questo equilibrismo potrebbe dipendere non tanto da un cambio di rotta strategico della Bulgaria, quanto dalla necessità per Radev di bilanciare le aspettative contrastanti dell’elettorato che lo ha portato al potere”, spiega Nikolov.
Minacce e sanzioni
Pur prendendo in parte le distanze dalle posizioni euro-atlantiche, Rumen Radev ha sostenuto l’intervento statunitense contro l’Iran. La Bulgaria ha ospitato navi cisterna americane per i loro rifornimenti, attirandosi minacce da Tehran. Ad agosto, il Financial Times ha rivelato che le forze iraniane stavano valutando la possibilità di attaccare obiettivi statunitensi nell’Europa sudorientale, incluso in Bulgaria.
“Queste decisioni mettono in luce una crescente incoerenza nella posizione strategica della Bulgaria”, osservano gli esperti del think tank European Council on Foreign Relations (ECFR).
A luglio, la Bulgaria si è opposta alla versione iniziale del ventunesimo pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia. Secondo Sofia l’inclusione del Patriarca Kirill tra gli obiettivi era errata, poiché non avrebbe avuto alcun impatto economico o finanziario e non avrebbe contribuito alla fine della guerra.
Il malcontento della Bulgaria, tuttavia, derivava principalmente da una questione economica. Tra i soggetti colpiti da quel pacchetto di sanzioni figurava anche il magnate Vagit Alekperov, fondatore della compagnia petrolifera russa Lukoil. Il governo bulgaro riteneva che includere Alekperov nell’elenco avrebbe avuto conseguenze negative notevoli per le società del Gruppo Lukoil, che svolgono un ruolo chiave nell’economia bulgara. Alla fine, il pacchetto di sanzioni è stato adottato lasciando fuori sia Kirill sia Alekperov.
Le priorità sul fronte interno
Sul fronte interno, l’obiettivo principale del governo Radev è la riforma del sistema giudiziario. In campagna elettorale Radev si è concentrato molto sulla lotta alla corruzione, e secondo il suo programma di governo il sistema giudiziario bulgaro sta affrontando una “profonda crisi di legittimità istituzionale” che richiede misure radicali.
Negli ultimi quindici anni il sistema giudiziario bulgaro è stato scosso in effetti da una serie di gravi scandali di corruzione, che hanno portato alla luce presunte reti di lobby coinvolte in traffico di influenze. Il tenore di vita dei magistrati è migliorato a un ritmo di gran lunga superiore a quello generale, con stipendi medi che si avvicinano ora ai cinquemila euro al mese.
“Esiste una concentrazione di potere e di influenza informale che compromette l’indipendenza dei magistrati, creando le condizioni per ingerenze in materia di nomine, procedimenti penali e casi delicati”, afferma il partito di governo. Questa valutazione giunge nonostante la decisione della Commissione europea di porre fine al meccanismo speciale che aveva creato per monitorare il sistema giudiziario bulgaro.
“La Bulgaria non ha ancora registrato la condanna di un solo politico per casi di corruzione ad alto livello”, evidenzia il giornalista Krasen Nikolov. Radev ha vinto le elezioni parlamentari in gran parte grazie alla promessa di promuovere una riforma giudiziaria radicale e di contrastare l’influenza degli oligarchi.
Al centro dell’attenzione c’è il Consiglio superiore della magistratura, ormai screditato. Per via della crisi politica che ha colpito il Paese tra il 2021 e il 2025, il Consiglio è rimasto in carica per quasi nove anni, circa il doppio del mandato previsto. In Parlamento non si riusciva a costruire la maggioranza necessaria per eleggere la quota spettante di membri del Consiglio: l’impasse ha contribuito a una crisi senza precedenti nel sistema giudiziario.
Il governo promette ora una revisione globale del modello esistente, compresi i meccanismi di verifica sull’operato dei magistrati. La proposta principale consiste nell’introduzione di un sistema trasparente per la selezione delle cariche apicali dell’apparato giudiziario, che preveda verifiche approfondite su ingerenze, legami e influenze informali.
Una simile analisi potrebbe comportare la revoca del segreto bancario e l’esame di alcuni aspetti della vita privata dei magistrati. Il programma di governo non specifica in che modo verrebbero effettuate queste verifiche. A Mediapool il ministro della Giustizia Nikolay Naydenov ha parlato di un “controllo di sicurezza leggero”.
Il governo di Radev propone inoltre una riforma costituzionale che riorganizzerebbe a fondo il Consiglio superiore della magistratura e la Corte costituzionale, rendendoli meno vulnerabili alle pressioni politiche. In caso di gravi violazioni, la riforma consentirebbe di rimuovere i membri del Consiglio o della Corte prima della scadenza del loro mandato.
Alla realizzazione di questo articolo ha contribuito Krasen Nikolov di Mediapool (Bulgaria).
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Tag: NATO | Relazioni internazionali
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