Mostar dice addio alla sua “rondine”
Per Mostar, e non solo, Emir Balić è stato una leggenda. Morto l’11 settembre all’età di 92 anni, nei ricordi di tutti è e sarà “la rondine di Mostar”, colui che dai suoi sedici anni di età si è tuffato dal Ponte Vecchio centinaia di volte. Il ricordo di chi l’ha conosciuto

Mostar dicembre 1996 – Emir Balić sulla passerella costruita al posto del Ponte Vecchio distrutto – © Mario Boccia
Mostar dicembre 1996 - Emir Balić sulla passerella costruita al posto del Ponte Vecchio distrutto - © Mario Boccia
Emir Balić aveva 92 anni. La sua “seconda morte ” è avvenuta venerdì scorso.
La parola più usata nei commenti a lui dedicati è “Leggenda”. Lo chiamavano anche: “la rondine di Mostar” per il suo stile nel tuffarsi dallo Stari Most, il Ponte vecchio, simbolo della città.
“Leggenda” lo era davvero, anche per tanti che ancora si definiscono “jugoslavi” dopo le guerre degli anni ’90.
Mostar, novembre 1994, la passerella al posto del Ponte Vecchio © Mario Boccia
Lo conobbi nel 1996, a guerra finita, nella sua Mostar devastata dalla violenza degli etno-nazionalisti croati. Ero con Andrea Semplici e un gruppo di attivisti italiani. Parlammo a lungo in una scuola, poi Emir ci invitò a casa sua per altre storie, foto, trofei, e altro caffè.
Uno che si chiamava Emir per un etno-nazionalista-cattolico-croato era un nemico da eliminare. Un Musulmano (con la emme maiuscola, perché nella Costituzione Jugoslava quella definizione indicava una delle nazionalità costituenti la Repubblica Federale Socialista, non necessariamente la sua religione). Lo rinchiusero in un campo di prigionia il cui nome fa venire i brividi ai sopravvissuti: l’Heliodrom.
Ci raccontò di quando lo mandarono a costruire fortificazioni in prima linea, pensando che sarebbe stato ucciso dai suoi. Ma Emir Balić lo conoscevano tutti e nessuno dall’altra parte gli sparò.

Mostar, settembre 1997, da sinistra Emir Balić, Predrag Matvejević con un loro amico © Mario Boccia
Ci incontrammo ancora pochi mesi dopo, quando il Fondo Alberto Moravia organizzò il viaggio di un gruppo di intellettuali, poeti, e scrittori che arrivò in autobus a Mostar e poi a Sarajevo. Con noi c’era anche Predrag Matvejević, che tornava nella sua città. Queste foto sono state scattate in quei giorni.

Mostar, settembre 1997, il tuffo dalla piattaforma costruita al posto delle macerie del Ponte Vecchio © Mario Boccia
Voglio chiudere con un breve e bellissimo brano di Emir Balić, tratto dal suo libro “Memorie”, scritto nel 2008 per il Club dei tuffatori di Mostar.
“Sono nato per la prima volta a Mostar nel 1935. A 16 anni mi sono lanciato dallo Stari Most per la prima volta; poi mi sono ferito gravemente e sono rinato una seconda volta, sempre a Mostar. Mi sono lanciato dal ponte più di mille volte. Ho abbracciato la Neretva mille e una volta, sollevando i suoi spruzzi. Nella vita sono stato tutto: operatore cinematografico, stuntman, pugile, paracadutista, detenuto, membro del Comitato Olimpico della Bosnia-Erzegovina… ma soprattutto, un tuffatore ‘a rondine’.
Sono morto per la prima volta il 9 novembre 1993, quando l’HVO (esercito croato-bosniaco) distrusse lo Stari Most, [quel giorno veniva distrutto dall’esercito croato-bosniaco che teneva la parte est della città sotto assedio. Costruito nel 1557 dall’architetto Hajrudin, discepolo di Sinan, padre dell’architettura ottomana classica, ndr]. L’ultima volta che mi sono tuffato nella Neretva è stato nel 1996, da un ponte che non esisteva… E, per rispetto verso quello vecchio, non mi sono mai tuffato da quello nuovo. Vivo a Mostar. Per il resto della mia vita.”
“Ndr: Emir Balić, fin da giovane ha partecipato a diverse competizioni di tuffi, vincendo tante medaglie. Questo è il video di un suo tuffo “a rondine” dallo Stari Most, durante una gara.
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