La Bosnia Erzegovina alla Notte Verde

Notte Verde – foto di Casa delle Agriculture Tullia e Gino
Notte Verde - foto di Casa delle Agriculture Tullia e Gino
Il GUS – Gruppo Umana Solidarietà propone alla Notte Verde di Castiglione d’Otranto percorsi narrativi e di impegno sociale con proposte dedicate alla Bosnia Erzegovina e alla partecipazione, nell’ambito del progetto ECORES, dell’associazione Tuzlanska Amica attiva a Tuzla dal 1992 come presidio di cura per le persone vulnerabili
Fonte: GUS – Gruppo Umana Solidarietà Guido Puletti
Dal 29 al 31 agosto il GUS – Gruppo Umana Solidarietà prende parte alla quindicesima edizione della Notte Verde – Pace, Agricoltura, Utopie, Comunità, la manifestazione promossa dall’associazione “Casa delle Agriculture Tullia e Gino” che raccoglie in un solo appuntamento l’esperienza di rigenerazione territoriale, custodia dell’agrobiodiversità e restanza rurale coltivata lungo l’intero anno, trasformandola in un esercizio condiviso di dialogo e democrazia comunitaria.
Per il GUS, la Notte Verde rappresenta una forma di infrastruttura civica: un piccolo paese del Sud Italia, quasi a rappresentanza dei sud del mondo, riorganizza i propri spazi affinché questioni troppo spesso relegate ai margini — la pace, l’accesso alle risorse, la sovranità alimentare, le disuguaglianze, la crisi ecologica — tornino a essere materia pubblica, discussa nelle piazze e nelle corti. È proprio questa capacità di tradurre la consapevolezza in organizzazione a conferirle un autentico valore politico, nel solco di quanto scriveva Guido Puletti — a cui il GUS dedica nome e memoria, morto a Gornji Vakuf nel 1993 —: guerre, migrazioni forzate, sfruttamento del lavoro e devastazione degli ecosistemi non sono emergenze separate, ma appartengono alla medesima geografia del dominio, quella che considera sacrificabili territori, corpi e comunità. Gli incendi che in queste settimane colpiscono boschi e macchia mediterranea, tanto in Italia quanto in Bosnia Erzegovina, confermano quanto vulnerabilità ambientale e sociale siano inseparabili, e quanto sia insufficiente limitarsi a gestirne le conseguenze.
Il contributo del GUS si articola attorno a due proposte dedicate alla Bosnia Erzegovina e alla partecipazione, nell’ambito del progetto ECORES, dell’associazione Tuzlanska Amica, attiva a Tuzla dal 1992 come presidio di cura per le persone vulnerabili.

Hydrocene. Fiumi selvaggi d’Europa
Allestita nel “Giardino della Pace Attiva” — spazio che richiama la lezione di Alexander Langer e la pace intesa come pratica quotidiana — la mostra, illustrata con pigmenti naturali, osserva il continente dal punto di vista dell’acqua, assumendo il fiume come principio di lettura del paesaggio: un corpo che precede le frontiere e custodisce relazioni biologiche, sociali e culturali. La Bosnia Erzegovina, riconosciuta dalle organizzazioni internazionali come l’area europea con la maggiore concentrazione di fiumi integri e a corso libero, ne costituisce il fulcro. Dal 2012 questo patrimonio è al centro della campagna “Save the Blue Heart of Europe“, promossa dalle organizzazioni “EuroNatur” e “Riverwatch”, che ne denuncia la messa a rischio da parte di migliaia di progetti idroelettrici pianificati nella regione: impianti spesso di piccola taglia, e per questo esentati da valutazioni d’impatto ambientale che tengano conto degli effetti cumulativi sull’ecosistema.
Otto corsi d’acqua — Neretva, Bosna, Una, Drina, Kruščica, Sana, Vrbas, Sutjeska — vengono raccontati attraverso quattro chiavi di lettura (identità, biocenosi, conflitto, insorgenze) e restituiti ciascuno da un aggettivo. La Neretva è viaggio, dalle Alpi Dinariche al Mediterraneo. La Drina è incontro: da milioni di anni incide la roccia, ben prima delle presunzioni dell’Antropocene, tra pareti e boschi dove faggi, abeti, camosci, linci e cicogne nere ignorano la geometria degli Stati; chiamarla confine naturale rivela l’assurdità di una formula politica applicata a un’acqua che genera vita su entrambe le sponde. La Kruščica è femmina, come ogni fiume, e la sua breve estensione — difesa giorno e notte dalle donne che ne hanno presidiato il ponte — ricorda che l’insostituibilità di un fiume non dipende dalla sua grandezza.
Hydrocene riconosce e valorizza la capacità delle comunità di informarsi e organizzarsi per la tutela dei fiumi, patrimonio comune dell’intera Europa.
Srebrenica. Cartografia affettiva di topofilia resistente
La mostra illustrata muove dalla distinzione tracciata da Johan Galtung in Pace con mezzi pacifici tra due grammatiche culturali: la logica esclusiva dell’o/o — riconducibile a quello che Galtung chiama Occidente I — che riduce l’ambivalenza a scelta forzata e ordina la realtà attraverso opposizioni (vittima o carnefice, giusto o sbagliato, memoria o futuro); e la logica inclusiva del sia-sia, propria di altre cosmologie, capace di accogliere la contraddizione come spazio vivo di coesistenza e abitazione simultanea.
Srebrenica, nelle sue molteplici rappresentazioni, potrebbe farsi luogo in cui questa seconda grammatica torna riconoscibile: epicentro del genocidio del 1995, in cui furono uccise più di ottomila persone, ma anche territorio segnato da una bellezza irreprimibile che si rigenera nei boschi, nei canyon scavati dalla Drina, nella vegetazione che riconquista gli spazi abbandonati — mausoleo continentale della memoria e, al tempo stesso, presenza che continua a produrre forme là dove era stato pianificato lo svuotamento, non diversamente dal fungo matsutake evocato da Anna Tsing, capace di proliferare ai margini dei disastri.
Contro l’uniformità pretesa dal nazionalismo, che sterilizza le relazioni e riduce l’identità a frontiera, la mostra raccoglie con-narrazioni minime, posizionando lo sguardo sulla geopoetica di ciò che continua a produrre cura, in forma plurale, sottratta alla semantica della differenza: i riflessi della Drina, le stratificazioni del canyon, i gesti quotidiani — le donne della Cooperativa Žena riunite intorno alle coltivazioni di peperoni, Ekometa, il Guber — attraverso cui la bellezza, nella sua capacità di intrecciare relazioni e generare prossimità, diventa risposta radicale, politica, consapevole al nazionalismo.
La Storia è data, il futuro no: se la frattura non si cancella, si può seminare — potrebbe crescere erba attraversabile, del colore azzurro fiordo delle sponde della Drina al tramonto, in autunno.
Tuzlanska Amica e il progetto EcoRES
Finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, EcoRES mette in relazione le pratiche di presa in carico individuale delle persone in condizioni di vulnerabilità maturate dall’associazione Tuzlanska Amica, attiva a Tuzla dal 1992, con le esperienze sviluppate dal GUS e dalle realtà sociali pugliesi. La cooperazione assume così la forma di un’alleanza tra territori chiamati a elaborare risposte condivise dinanzi a problemi di crescente ampiezza e complessità. Il 30 agosto la collaborazione approda al dialogo pubblico “La fatica della pace”, moderato da Federico Oliveri (Università di Camerino e Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace, UniPisa), con Tuzlanska Amica e Chiara Cruciati, vicedirettrice de il manifesto.
L’accesso agli eventi è libero e gratuito. Il programma completo e le informazioni relative ad accessibilità, parcheggi, navette e mobilità sono disponibili sul sito ufficiale di Casa delle Agriculture Tullia e Gino.
INFO:
Associazione Casa delle Agriculture Tullia e Gino
e-mail: ass.casadelleagriculture@gmail.com
GUS – Gruppo Umana Solidarietà
e-mail: project@gus-italia.org
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