Turismo in Croazia, quando i numeri non bastano

Dopo aver puntato per decenni su un turismo di massa anziché di qualità, la leadership di Zagabria ora nel pieno della stagione sta cercando di porre rimedi a breve termine introducendo misure restrittive. È sempre più evidente, però, che il turismo croato non gode di buona salute e che il modello attuale va ripensato

30/07/2026, Saša Leković
Isola di Pag, Croazia © margouillat photo/Shutterstock

Isola di Pag, Croazia © margouillat photo/Shutterstock

Isola di Pag, Croazia © margouillat photo/Shutterstock

Nella prima metà del 2026, la Croazia ha registrato 7,6 milioni di arrivi e 29,5 milioni di pernottamenti, cifre che grossomodo corrispondono a quelle dello scorso anno. Tuttavia, esistono due narrative completamente diverse sullo stato del turismo croato. La prima è quella ufficiale.

Una buona stagione

Il governo e il ministero del Turismo affermano che il flusso turistico è stabile, che la stagione è partita bene e che la Croazia rimane tra le principali destinazioni del Mediterraneo.

I prezzi competitivi sono indicati come la chiave del successo. Il ministro del Turismo Tonči Glavina e il premier Andrej Plenković hanno lanciato un appello pubblico a tutti quelli che offrono servizi turistici sulla costa croata, invitandoli a non aumentare i prezzi.

“Prezzi ragionevoli sono fondamentali per questa stagione turistica”, ha affermato Plenković, aggiungendo che un eventuale aumento dei prezzi dei servizi non deve essere tale da alimentare ulteriormente l’inflazione. Il premier ha invitato il settore a fissare i prezzi “in modo più intelligente ed efficace rispetto all’anno scorso”.

Il ministro Glavina ha precedentemente sottolineato che tutte le analisi dimostrano che oggi i turisti scelgono le destinazioni in base al rapporto qualità-prezzo, che l’attuale modello di crescita non è più sostenibile e che i paesi del Mediterraneo si contenderanno ogni singolo turista. Ha inoltre invitato l’intera filiera – dagli hotel ai negozi – a ridurre i margini di profitto affinché la Croazia rimanga competitiva.

Una crisi profonda

Tuttavia, già il fatto che la leadership al potere stia lanciando tali appelli è il segnale di una crisi profonda della politica del turismo del governo croato. Lo confermano numerosi professionisti del settore ed economisti, sottolineando come la crescita del flusso turistico non sia più un indicatore sufficiente.

Secondo gli addetti ai lavori, l’aumento dei prezzi sta frenando la domanda in un contesto dove la concorrenza non è mai stata così agguerrita. L’attuale modello di turismo ha raggiunto un punto di non ritorno, oltre il quale non è più possibile alcun miglioramento.

L’analista economico Damir Novotny ne ha parlato recentemente in modo più approfondito, ospite di una trasmissione andata in onda sull’emittente N1 Hrvatska. La sua osservazione principale è che numerose strategie turistiche si sono rivelate inefficaci e che evidentemente il mercato è cambiato.

“I politici e l’opinione pubblica croata si aspettano dal turismo più di quanto questo possa offrire”, ha concluso Novotny. Va sottolineato però che la causa del fallimento delle strategie turistiche non è da attribuire ai cambiamenti politici, perché a governare la Croazia negli ultimi decenni, ad eccezione del periodo 2000-2003 e 2011-2016, è sempre stato lo stesso partito, ossia l’Unione democratica croata (HDZ).

Troppe case vacanze

Fino a pochi anni fa, l’élite politica si è limitata ad una visione ristretta del fenomeno, dando importanza quasi esclusivamente ai numeri da record e ignorando gli avvertimenti di economisti e professionisti del settore turistico riguardo a diversi problemi strutturali.

Uno di questi è il boom delle case vacanza. La Croazia è tra i paesi con la più alta percentuale di alloggi privati ​​in Europa, e questo comporta un forte carico turistico sul territorio, un numero limitato di posti letto negli hotel, una spesa media per ospite inferiore e una minore occupazione. Ecco perché i numeri da record di cui il governo si vanta non si sono tradotti in un aumento proporzionale delle entrate.

Per anni, il successo delle stagioni turistiche è stato misurato in base agli arrivi e ai pernottamenti, non in base alle entrate generate, al valore aggiunto e all’andamento delle attività produttive legate al turismo.

Molti albergatori con cui abbiamo parlato hanno confermato che la clientela è cambiata e che i turisti di oggi spendono meno rispetto alla classe media di un tempo, che poteva permettersi di trascorrere le estati in hotel grazie al proprio reddito.

Tutto a luglio e agosto

Un altro problema è che circa due terzi del traffico turistico annuale si concentra in soli due mesi estivi, luglio e agosto. Mentre l’élite politica ha cercato di distogliere l’attenzione dalle criticità del settore parlando della bellezza della costa croata, i flussi turistici sono crollati. La pressione sulle infrastrutture, la carenza di manodopera e i prezzi continuano invece ad aumentare.

Non è vero che più turisti significhino successo. Questo poteva accadere venti o trent’anni fa. Oggi, sempre più paesi con politiche turistiche serie desiderano meno turisti, ma che spendano di più.

L’offerta turistica, oltre al mare, al sole e alle splendide isole, comprende gastronomia, cultura, turismo termale, sport, congressi e lusso. La Croazia non riesce a decidere se puntare sul turismo di massa o su quello d’élite. Sembra che il governo desideri un turismo di massa con ospiti d’élite, ai quali verrebbero offerti servizi di qualità media o addirittura inferiore alla media e a prezzi esorbitanti.

Uno degli indicatori più lampanti del fallimento della politica del turismo croata è il fatto che il settore agroalimentare, un tempo fiorente, sia stato devastato o lasciato in mano agli stranieri.

Un paese, come la Croazia, che distrugge enormi risorse alimentari e importa persino i beni di prima necessità non può pretendere di essere competitivo nel settore turistico a lungo termine. Sin dalla proclamazione d’indipendenza della Croazia, non si è prestata alcuna attenzione alla sostenibilità a lungo termine del modello turistico, e questo aspetto sta emergendo con sempre maggiore evidenza.

Una concorrenza agguerrita

Che il turismo croato da tempo ormai si trovi in un vicolo cieco lo conferma anche un confronto con i suoi principali concorrenti. La Spagna ha capito una ventina di anni fa che la strategia vincente non era più quella di attrarre il maggior numero di turisti, e ha quindi iniziato ad investire in tutto ciò in cui la Croazia ancora oggi non investe a sufficienza. Il risultato è che in Spagna la spesa media per ospite è cresciuta in modo significativo.

Il Portogallo, da destinazione quasi sconosciuta in quel periodo, è diventato uno degli esempi di maggior successo turistico in Europa, caratterizzato da qualità, turismo urbano, nomadi digitali e un’offerta disponibile tutto l’anno.

Negli ultimi anni, la Grecia ha investito massicciamente in porti turistici, hotel di lusso, centri benessere e isole, anche fuori stagione. L’Albania è diventata la principale concorrente della Croazia, offrendo prezzi significativamente più bassi e nuovi hotel con un marketing aggressivo. La Turchia è da tempo il principale concorrente in termini di prezzo e qualità. Spesso è in grado di offrire pacchetti alberghieri più economici rispetto ad un alloggio privato sulla costa croata.

Nonostante il boom delle case vacanza, in Croazia si è investito troppo poco nei trasporti, nelle ferrovie, nei porti, nel trasporto pubblico e nella gestione turistica. Inoltre, dopo la pandemia da Covid si è assistito ad un’impennata dei prezzi, come se la domanda potesse ripartire a prescindere dall’offerta.

I visitatori sempre meno soddisfatti

Le critiche più diffuse da parte dei turisti stranieri anche quest’anno riguardano l’aumento dei prezzi in Croazia e lo scarso rapporto qualità-prezzo. I costi si sono avvicinati a quelli in Italia e Spagna, offrendo però ai turisti molto meno. La narrativa concentrata sui pregi della Croazia, come la sicurezza, il mare pulito, la bellezza della natura e l’ospitalità, sembra ormai poco convincente.

Un’analisi di oltre un milione e mezzo di recensioni online di ospiti in cinque paesi del Mediterraneo dimostra che la convinzione che la Croazia offra la migliore ospitalità è un mito diffuso, come quello di avere la costa più bella e il mare più pulito.

Nelle recensioni online degli ospiti stranieri, la Croazia riceve un punteggio medio migliore rispetto ai suoi concorrenti, ma a giugno di quest’anno si è registrato un calo del 7% degli arrivi rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La Croazia riceve i maggiori elogi per la sua posizione, ma la Grecia, ad esempio, riceve molti più apprezzamenti per il suo personale.

Le lamentele più frequenti di chi ha visitato la Croazia riguardano i prezzi esorbitanti, ma anche il fatto che in molti posti si possa pagare solo in contanti. Secondo quanto riportato dagli ospiti stranieri nelle recensioni online, il calo di qualità in rapporto al prezzo si registra soprattutto in alta stagione.

Oltre a quelli che annunciano di non voler più visitare la Croazia, c’è un numero significativo di turisti che hanno già deciso di non venire quest’anno. Molti hanno rinunciato alla Croazia non tanto per i vantaggi della concorrenza quanto per le carenze dell’offerta croata, tra cui la mancanza di aria condizionata e di connessione wi-fi.

Il modello attuale va ripensato

Quando la leadership politica inizia a lanciare allarmi sui prezzi e sulla sostenibilità, è il primo segnale che il paradigma delle “stagioni da record a tutti i costi” sta gradualmente lasciando il posto ad una strategia concentrata sulla competitività e la qualità. L’appello pubblico al settore nel pieno della stagione, lanciato da quelli che sono responsabili della mancanza dei necessari cambiamenti sistemici, appare più come un tentativo disperato di limitare i danni a breve termine che come una risposta politica ponderata ad una strategia turistica fallimentare.

La realtà è molto semplice. I turisti andranno là dove otterranno di più per i loro soldi, e il turismo croato può essere risanato solo attuando una politica di turismo responsabile a lungo termine, non nascondendo la testa sotto la sabbia e ripetendo favole sui pregi della Croazia, come il mare più bello e la popolazione più ospitale.

Nonostante l’innegabile importanza del turismo per l’economia croata e le numerose analisi condotte dal ministero del Turismo e dello Sport, dall’Ente nazionale per il turismo e dall’Istituto del turismo, non c’è alcuna ricerca ufficiale pubblicamente disponibile che indaghi sistematicamente le ragioni per cui i turisti stranieri decidono di non venire in Croazia.

Le urgenti modifiche legislative in piena stagione turistica, volte a frenare la crescita incontrollata degli alloggi privati, che il governo di Zagabria sta ora attuando imponendo ulteriori obblighi ai proprietari, sembrano un tentativo disperato.

La stessa élite politica che per anni ha permesso o addirittura incoraggiato la crescita incontrollata degli alloggi privati, ora introduce restrizioni per affrontare le conseguenze di tale politica, punendo di fatto i proprietari di appartamenti dopo aver tollerato o incoraggiato per decenni un modello di turismo che si sta rivelando fallimentare.

Tag:


Hai notato inesattezze o errori in questo articolo? Contattaci a redazione@balcanicaucaso.org .