“Il mio nome รจ Europa”, un amore tormentato
Gazmed Kapllani, nato in Albania nel 1967, intreccia le storie di persone migranti con le proprie. Dal racconto della sua fuga a piedi attraverso i monti e l’arrivo in Grecia, al ricordo della vita nellโAlbania comunista e le difficoltร incontrate in un’Europa che non sempreย ha corrisposto agli ideali che rappresenta in noi. Nostra recensione

Monte Grammos al confine tra Albania e Grecia – Hassan Creations 786/Shutterstock
Monte Grammos al confine tra Albania e Grecia ยฉ Hassan Creations 786/Shutterstock
Gazmed Kapllani, nato Lushnjรซ, in Albania, nel 1967, fuggรฌ clandestinamente a piedi attraversando i monti che confinano con la Grecia. Era un periodo di sbandamento del suo paese dopo la morte del dittatore Enver Hoxha, prima della caduta verticale del comunismo. Intervistato come migrante da alcuni documentaristi greci, acquistรฒ la fiducia del regista che lo portรฒ con se ad Atene, ospitandolo a casa propria.
Da quel momento, il principale impegno di Gazmed divenne quello di imparare a parlare e a scrivere in greco. La fonte principale divenne un romanzo che il regista gli diede da leggere. Si trattava de โIl terzo anelloโ di un importante scrittore greco, Kostas Tachtis, un omosessuale ucciso misteriosamente ad Atene il 27 agosto del 1988, probabilmente per un incontro sessuale finito male.
Gazmed cominciรฒ a tradurre il libro parola per parola, mentre parallelamente si diede da fare per cercare un lavoro per vivere. Lo trovรฒ prima a un macello come piazzista allโingrosso di carne fresca (che gli servรฌ per diventare vegetariano), poi come muratore, poi ancora come edicolante.

Il mio nome รจ Europa, di Gazmend Kapllani (Del Vecchio Editore, 2026)
Una lunga gavetta che lo portรฒ a parlare correttamente il greco e anche a scriverlo. Un esempio delle sue capacitร รจ arrivato a noi in queste settimane, grazie alla pubblicazione del suo terzo libro tradotto dal greco in italiano grazie all’editore Del Vecchio โIl mio nome รจ Europaโ, che segue a โLa terra sbagliataโ e โBreve diario di frontieraโ, straordinarie testimonianze di unโesperienza in cui si riconosce, emblematicamente, ogni esule.
Va detto che, come giร โBreve diario di frontieraโ anche โIl mio nome รจ Europaโ รจ stato scritto in greco e tradotto da questa lingua, il primo da Maurizio De Rosa, questโultimo da Keljana Zilja, con il supporto scientifico e la supervisione della neogrecista Caterina Carpinato. Keljana Zilja, infatti รจ albanese, ma ha studiato lingua e letteratura Neogreca allโUniversitร Caโ Foscari di Venezia e la traduzione di questo testo fa parte del suo lavoro di tesi di Laurea magistrale, appunto con la professoressa Carpinato.
LโEuropa del titolo รจ un pretesto: lo scrittore albanese lo affida a una sua immaginaria fidanzata per sottolineare lโamore, la trasfigurazione di questo, per lโEuropa, intesa madre di tutti i popoli europei. Pertanto, nel libro, che non รจ un romanzo, ma una serie di storie personali di diversi migranti โ una iraniana, un afghano, un albanese, un vietnamita e cosรฌ via โ che intrecciano le loro testimonianze, raccolte dallo stesso Gazmed Kapllani, con le proprie, le quali ultime vanno dal racconto della sua fuga e arrivo in Grecia, al ricordo della triste condizione di vita sociale, politica, economica, culturale dellโAlbania comunista. E la fuga da questa verso un ideale europeo, che non sempre ha corrisposto a ciรฒ che lโEuropa rappresenta dentro di noi, spesso tradendo lโamore che gli portiamo.
In questo senso โIl mio nome รจ Europaโ รจ una testimonianza delle difficoltร โ a cominciare da quelle che visse lo scrittore โ per quanti anelano a vivere e lavorare qui, spesso scontrandosi con chi li sfrutta oppure con una burocrazia che appare, paradossalmente, assurda nei confronti anche di chi รจ nato, vive e lavora qui da sempre. Lโepilogo del libro รจ emblematico: dopo essere stata la โfidanzataโ di Gazmed, lo scrittore la incontra a sorpresa anni dopo. E la trova diversa da come lโha conosciuta, diventata negli anni una signora anziana, con โaddosso una maglia grigia e il suo sguardo era inchiodato nel nullaโ, incapace di riconoscere lโuomo che lโamava.
Un libro โIl mio nome รจ Europaโ di Gazmed Kapllani, che si legge dโun fiato, fa riflettere e ci aiuta a capire che, anche se i confini cadono, ci sono sempre diverse frontiere da attraversare. E che bisogna imparare, sempre, a varcarle per sopravvivere.
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