Romania-Moldova, l’unione che ritorna
Le dichiarazioni della presidente della Repubblica di Moldova, Maia Sandu, secondo le quali lei voterebbe “sì” se si dovesse tenere un referendum sull’unione con la Romania, hanno riacceso un dibattito che va oltre i confini nazionali

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La presidente della Moldova Maia Sandu © Victor Mogyldea / Shutterstock
La presidente della Repubblica di Moldova, Maia Sandu, ha espresso recentemente la sua posizione, riguardo un possibile referendum per l’unione tra Moldova e Romania al quale voterebbe “sì”, nel corso di un’intervista al podcast britannico “The Rest Is Politics”.
Il risultato è stato un effetto a catena con reazioni prudenti a Bucarest, polarizzazione a Chișinău, critiche dure da Mosca. I discorsi sull’unione tra Romania e Repubblica di Moldova restano un dibattito aperto sospeso tra storia, identità, nonché tra ragioni politiche e geopolitiche.
Una dichiarazione personale, non un’iniziativa istituzionale
Maia Sandu non ha annunciato un’iniziativa politica, né un percorso istituzionale verso l’unificazione. Ha espresso un’opzione personale durante un’intervista per un podcast nel contesto di un eventuale referendum democratico nella Repubblica di Moldova. Questo è il punto di vista della maggior parte degli analisti romeni riguardo la dichiarazione di Sandu.
Intanto a Bucarest, la linea dominante è stata quella della cautela. Il presidente della Romania, Nicușor Dan, ha ribadito infatti che la Repubblica di Moldova è uno Stato sovrano e che qualsiasi decisione sul futuro status del Paese spetta innanzitutto ai suoi cittadini.
Dal suo canto, il primo ministro romeno Ilie Bolojan ha affermato che voterebbe “sì” a titolo personale, se chiamato a esprimersi in un referendum per l’unione con la Repubblica di Moldova, evitando però qualsiasi riferimento a iniziative governative.
Che Maia Sandu abbia fatto una dichiarazione “imprudente” lo ha detto invece l’ex presidente della Romania, Traian Băsescu. Non per il contenuto in sé, ma per il momento scelto. Secondo Băsescu, riportare il tema dell’unione al centro del dibattito in una fase di forte instabilità regionale rischia di indebolire la posizione della Repubblica di Moldova e di offrire argomenti alle forze filorusse. Bene, invece, nell’ottica di Băsescu il percorso pro-Europa scelto dalle autorità di Chișinău.
L’unica forza politica che ha cercato di capitalizzare politicamente l’episodio è stata l’AUR (l’Alleanza per l’Unione dei Romeni), che ha rilanciato l’idea di referendum e iniziative parlamentari promosse dalle autorità di Chișinău. Secondo l’AUR, Maia Sandu “detiene tutto il potere nella Repubblica di Moldova” e potrebbe indire un referendum nazionale o una votazione al Parlamento di Chișinău su questo tema.
Il sostegno della Romania
Al di là del dibattito sull’unione, la Romania è già oggi il principale alleato politico e istituzionale della Repubblica di Moldova. Bucarest sostiene Chișinău attraverso aiuti finanziari diretti, programmi di cooperazione nel campo dell’istruzione e della sanità, investimenti infrastrutturali, progetti energetici e assistenza tecnica per l’adeguamento agli standard europei. La Romania è stata, negli ultimi anni, uno degli “sponsor” più attivi del percorso europeo moldavo.
Questo sostegno si fonda su un legame storico e culturale profondo, rafforzato dal fatto che la lingua ufficiale della Repubblica di Moldova è il romeno, un elemento che distingue il Paese nel contesto post-sovietico e che alimenta una percezione di continuità identitaria.
Tuttavia, proprio l’approccio di Bucarest mostra una scelta politica precisa: aiutare la Moldova a rafforzarsi come Stato europeo, senza trasformare l’unione in una condizione o in un obiettivo immediato.
Nel dibattito pubblico viene spesso ricordato che una parte consistente dei cittadini moldavi possiede ormai anche la cittadinanza romena. Si tratta del risultato di un processo avviato dopo il 1991, che ha consentito a centinaia di migliaia di persone di ottenere il passaporto romeno, spesso anche per motivi pratici legati alla mobilità, lavoro, studio, all’accesso nei paesi dell’Unione Europea.
Questo dato, tuttavia, non coincide automaticamente con un consenso politico per l’unione. Studi sociologici e sondaggi d’opinione condotti negli ultimi anni mostrano che il sostegno esplicito a una riunificazione con la Romania non ha ancora superato la soglia del 50%+1, necessaria per legittimare un eventuale referendum. La società moldava resta divisa, con fratture evidenti tra aree urbane e rurali, generazioni diverse e orientamenti geopolitici contrapposti.
Chișinău e una società ancora polarizzata
In Repubblica di Moldova, le reazioni sono state molto più dure. L’ex presidente Igor Dodon e il Partito dei Socialisti hanno accusato Maia Sandu di tradimento, presentando l’unione come una minaccia diretta alla statalità moldava. Una retorica che si inserisce nella tradizionale contrapposizione tra campo pro-europeo e campo filorusso.
Sul fronte opposto, analisti e politici pro-europei hanno difeso il diritto di discutere apertamente il tema, sottolineando però che non esiste oggi un mandato popolare sufficiente per trasformare l’idea in progetto politico.
Mosca e il fattore geopolitico
La reazione più netta dall’estero è arrivata dalla Russia, che ha definito la dichiarazione di Maia Sandu destabilizzante e contraria alla statalità della Repubblica di Moldova. Mosca guarda con crescente preoccupazione l’avvicinamento di Chișinău all’Unione Europea e all’Occidente.
La guerra alle porte e la vulnerabilità moldava
Qualsiasi discussione sul futuro della Repubblica di Moldova, e in particolare sull’ipotesi di unione con la Romania, non può essere separata dal contesto di sicurezza generato dalla guerra in Ucraina.
L’invasione russa ha trasformato la Moldova da Paese periferico del dibattito europeo a zona di frontiera strategica, esposta a pressioni militari, energetiche, economiche e informative.
Chișinău si trova in una posizione di uno stato senza esercito paragonabile a quello dei vicini, con una dipendenza energetica storica, un’economia vulnerabile e una regione secessionista, la Transnistria, dove la Russia mantiene una presenza militare e un’influenza politica diretta.
Per Mosca, la Moldova rappresenta un tassello essenziale per conservare leve di pressione nello spazio post-sovietico e per impedire un pieno allineamento euro-atlantico del Paese.
Questa realtà alimenta le paure strutturali di Chișinău. C’è il timore di destabilizzazione interna, di escalation ibride, di strumentalizzazione politica delle divisioni identitarie.
In questo quadro, il tema dell’unione con la Romania è visto da una parte come possibile garanzia di sicurezza. Dall’altra parte, viene percepito come un fattore potenzialmente destabilizzante, capace di provocare reazioni ostili da parte di Mosca e di acuire le tensioni interne.
È in questo spazio ristretto che si inserisce l’azione dell’Unione Europea. Negli ultimi due anni, Bruxelles ha intensificato il sostegno alla Repubblica di Moldova attraverso aiuti macrofinanziari, supporto energetico, assistenza per la sicurezza e l’avvio del percorso di adesione. Per rafforzare la resilienza dello Stato moldavo, riducendo allo stesso tempo le vulnerabilità che la Russia potrebbe sfruttare.
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