Turchia: sciopero della fame per Ă–calan
Centinaia di detenuti curdi nelle prigioni turche portano avanti uno sciopero della fame per chiedere la fine dell’isolamento del capo del PKK Abdullah Ă–calan. Nonostante le gravi condizioni di molti detenuti, e ben sette suicidi, la loro protesta sembra oggi in un vicolo cieco

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Foto di Alexandros Michailidis/Shutterstock
In Turchia, centinaia di prigionieri curdi sono in sciopero della fame da dicembre 2018. I prigionieri chiedono al governo turco di porre fine all’isolamento di Abdullah Ă–calan, leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), e consentire a familiari e avvocati di fargli visita in prigione. Dal 1999, Ă–calan è in isolamento sull’isola di İmralı, nel Mar di Marmara.
Leyla GĂ¼ven, deputata dell’HDP filo-curdo (Partito popolare democratico), è stata la prima a lanciare una protesta in carcere, lo scorso novembre. Ăˆ in sciopero della fame da oltre 160 giorni. Dopo essere stata accusata di "creare e gestire un’organizzazione terroristica armata" e "propagandare il terrorismo" a causa delle sue dichiarazioni sull’operazione turca ad Afrin in Siria, è stata arrestata nel gennaio 2018. GĂ¼ven è stata rilasciata tre mesi fa dopo essere caduta in condizioni critiche all’undicesima settimana di sciopero della fame.
"Finora mia madre ha perso 15 chili. Soffre di nausea, pressione arteriosa bassa e instabile, ulcere aftose in bocca e bradicardia. Ăˆ estremamente sensibile alla luce e agli odori. Ha anche dolori al corpo a causa della miolisi e non puĂ² camminare senza il nostro aiuto", dice la figlia Sabiha Temizkan.
Oltre agli scioperi della fame, sette detenuti nelle prigioni turche si sono suicidati per protestare contro l’isolamento di Ă–calan. Nei media turchi sono apparse poche notizie sui suicidi e ad oggi non sono state rilasciate dichiarazioni da parte delle autoritĂ turche.
Sabiha Temizkan afferma che i prigionieri in sciopero della fame hanno raggiunto una fase critica. "Ogni giorno arrivano notizie terribili. Alcuni detenuti si sono tolti la vita in prigione. Potremmo assistere a nuove morti in caso di inazione. Mi aspetto che le autoritĂ agiscano prima che altre persone soffrano", dice.
"Nessuno ad Ankara è disposto a parlare degli scioperi della fame"
Anche Leyla GĂ¼ven, 55 anni, è in condizioni critiche. Distesa sul suo letto a Diyarbakır, una cittĂ prevalentemente curda, ha difficoltĂ persino a consumare cibo liquido. Come gli altri in sciopero della fame, assume vitamine e acqua zuccherata. Sua figlia Sabiha dorme con lei nella stessa stanza ogni notte, sperando di svegliarsi in una mattina migliore. "Altre voci si dovrebbero sollevare per chi fa sciopero della fame", dice.
Gli scioperanti non sono disposti a smettere prima che le loro richieste vengano soddisfatte. Il movimento politico filo-curdo si aspettava che le autoritĂ turche prendessero provvedimenti dopo le elezioni locali, ma ciĂ² non è ancora avvenuto. Ă–ztĂ¼rk TĂ¼rkdoÄŸan, leader dell’Associazione per i diritti umani (İHD), ritiene che le autoritĂ prenderanno presto misure per porre fine agli scioperi della fame dei detenuti curdi. "Abbiamo inoltrato le nostre richieste di incontro al ministero della Giustizia. Ci aspettiamo di incontrare presto i funzionari del ministero, ma al momento nessuno ad Ankara è disposto a parlare del tema", dice.
Turchia: una storia di scioperi della fame e digiuni terminali
Secondo il difensore dei diritti umani TĂ¼rkdoÄŸan, i risultati delle elezioni locali hanno mostrato che le misure di sicurezza adottate dal governo turco nelle aree curde e nelle cittĂ della Turchia non sono utili ai loro scopi, e l’HDP è un partito politico che non puĂ² chiudere un occhio anche se volesse. A questo proposito, Ă–ztĂ¼rk TĂ¼rkdoÄŸan sostiene che il governo dovrebbe fare riforme sociali ed economiche. Questo, secondo lui, comprende anche una riappacificazione con il popolo curdo, mentre il dialogo tra HDP e il governo dovrebbe essere rinnovato per porre fine agli scioperi della fame e, in un senso piĂ¹ ampio, per risolvere il conflitto curdo.
"Le richieste dei detenuti politici sono state chiarissime fin dal primo giorno delle proteste. Chiedono alle autoritĂ di attuare la legge e porre fine all’isolamento di Ă–calan. L’AKP non sarĂ in grado di reggere le crescenti tensioni che emergono dagli scioperi della fame. Le richieste non sono politiche, ma legali, e devono essere intraprese azioni immediate. Le autoritĂ agiranno ad un certo punto, ma la domanda è: quando?".
La Turchia ha una lunga e tragica storia di scioperi della fame e digiuni terminali. Nel 1996, 12 prigionieri sono morti durante gli scioperi della fame contro l’isolamento nelle carceri di massima sicurezza. 122 detenuti sono morti durante il digiuno contro le celle di isolamento nel 2000-2007. Nel 2012, centinaia di detenuti curdi hanno concluso il loro sciopero della fame di 68 giorni solo dopo una richiesta in questo senso di Ă–calan.
"Gli altri partiti politici e i media non ci prestano attenzione"
Come Ă–ztĂ¼rk TĂ¼rkdoÄŸan, la parlamentare HDP AyÅŸe Acar pensa che il governo dovrebbe agire immediatamente. "Il ministero della Giustizia è ben consapevole che queste persone non si arrenderanno fino a quando non saranno soddisfatte le loro richieste. Al parlamento turco, tuttavia, non interessa affatto. Solo l’HDP ne parla. Come è possibile?", dice.
PoichĂ© il ministero della Giustizia non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale, il numero esatto di prigionieri in sciopero della fame nelle carceri turche è attualmente sconosciuto. Acar dice che sono migliaia, mentre gli scioperi della fame hanno giĂ raggiunto una fase critica e alcuni prigionieri sono in condizioni molto gravi. Sottolinea che gli scioperi della fame sono nell’agenda politica dell’HDP, mentre il resto del paese, compresi i politici degli altri partiti, rimane in silenzio, causando uno stallo politico.
"NĂ© gli altri partiti politici nĂ© i media prestano attenzione a ciĂ² che sta accadendo nelle prigioni turche. Siamo molto preoccupati di ricevere cattive notizie. I prigionieri in sciopero della fame non sono disposti a morire. Non vogliono morire. L’isolamento totale che Abdullah Ă–calan è costretto a sopportare è contro le leggi turche. I prigionieri in sciopero della fame chiedono allo stato turco di porre fine a tutto questo".
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